Dall’Inghilterra agli Stati Uniti. Dai Windsor a Donald Trump. Dai castelli inglesi, ai grattacieli americani. Dai toni intensi e pacati dei volumi dedicati alla Gran Bretagna e alla Royal Family, ai toni accesi e indignati che mettono in luce le imprevedibili strategie trumpiane. Giornalista, scrittore, saggista, Antonio Caprarica continua a stupire per la sua intensa e avvincente attività e “dedica” il suo ultimo libro “Il Bullo” (Piemmme, 2026) al presidente degli Stati Uniti.
Già il titolo dice tutto, e il sottotitolo “Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente” ancor di più. Come reagirà il presidente Usa quando vedrà il suo libro? Dovranno spiegargli cosa vuol dire “bullo” in italiano?
“Non so se Trump vedrà il mio libro, ma certamente ho messo in conto che per i prossimi anni, almeno finché lui sarà alla Casa Bianca, dovrò rinunciare ai miei viaggi americani. Il mio libro dice tutto, dice quello che penso degli Stati Uniti d’America, quali sono i miei sentimenti e se proprio avrà curiosità non avranno difficoltà a spiegargli cosa vuol dire ‘bullo’. Dopotutto, è un’espressione in voga in America ed è quella su cui ha costruito non solo la sua carriera politica, ma anche la sua carriera di imprenditore. In realtà, come racconto nel libro, la storia e la vita di Donald Trump sono una grande matassa di bugie. Trump è l’uomo la cui ascesa segna la caduta e la rovina di ciò che siamo stati abituati a definire fino a oggi come realtà. Egli non vive nel mondo dei fatti, vive nel mondo che ha creato intorno a sé con i suoi social, le sue televisioni, le sue menzogne. E la tragedia è proprio questa. Quella di Trump è la fine della verità nel nostro tempo. Come lui stesso ha detto una volta nel 2016: ‘Se io scendessi per strada, sulla Quinta Strada, e cominciassi a sparare alla gente, la gente mi voterebbe ugualmente. L’importante non è ciò che faccio, ma ciò che dico’”.
Dalla tradizionale monarchia britannica, al ciclone Trump. Un tale personaggio non poteva lasciare in silenzio un giornalista a tutto tondo come Lei, che ha sempre avuto molti lettori. Pensa che ne avrà ancora di più?
“Sì. Non potevo francamente rimanere in silenzio dinanzi a quello che sta facendo Donald Trump. Ho avuto anche delle legittime discussioni su quello che sono le sue caratteristiche psicologiche e caratteriali, importanti ai fini di quello che sta combinando. Il suo narcisismo, le sue paranoie, l’idea transazionale della vita e della politica. Transazionale vuol dire dinamiche relazionali, vuol dire che c’è chi vince e c’è chi perde, ma lui vuole vincere sempre. Il tutto è francamente allarmante. Un capo di Stato come lui che scrive al premier norvegese ‘Se non mi date il premio Nobel, vuol dire che la pace non è il mio obiettivo e allora mi prendo la Groenlandia’, penso che ponga dei problemi enormi. Ma non solo questo. C’è molto di più. Molto peggio. Perché Trump sta cancellando e distruggendo ottant’anni di riferimenti e di valori che sono stati condivisi in Occidente e in America. Per lui non esiste il rispetto dell’individuo, il rispetto delle leggi internazionali, il rispetto dei confini, il rispetto della determinazione dei popoli. Rispetto: ecco questo è il termine chiave. Non che l’occidente sia la terra dei puri, anzi ne sono state fatte di cotte e di crude. Però adesso si dice ‘Bah! Cosa ha fatto? Ha tolto di mezzo l’ipocrisia’. No. La Rochefoucauld diceva che ‘l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù’. Ecco Trump ha cancellato proprio questo omaggio e ha reso il mondo più difficile, più duro, più insicuro per tutti”.
Secondo Lei la monarchia è un’istituzione anacronistica? Ritiene che in Inghilterra possa sopravvivere ancora a lungo?
“Che la monarchia sia un’istituzione anacronistica è ovvio, è un dato di fatto. È una sopravvivenza medioevale in piena età moderna. Il punto è che l’Inghilterra aveva trovato la chiave proprio nel rispetto dei diritti e nel proclamarsi la corazza, l’usbergo dei diritti fondamentali dell’individuo e della libertà. Aveva trovato la sua chiave di sopravvivenza nel mondo moderno. Ma questo presuppone anche che la monarchia sia in grado di rappresentare una lezione morale, una pietra di paragone morale. Purtroppo ciò che è emerso e continua a emergere in merito al comportamento del figlio cadetto della regina, il principe Andrea, è terrificante e cancella, distrugge questa immagine. Certo Re Carlo e il figlio William hanno fatto di tutto per allontanare l’ombra di questo orrore pedofilo. Ma restano comportamenti inaccettabili. Abusi e violenze compiuti addirittura all’ombra del trono, all’interno di Buckingham Palace. Onestamente non so se la monarchia riuscirà a reggere questa crisi e a convincere gli inglesi che coloro che sono sul trono sono molto diversi dal cadetto che aspirava addirittura a portare solo la corona della vergogna”.
La vecchia Europa, la giovane America. Due mondi, oggi in difficoltà, a confronto. Riusciranno a dialogare?
“Rispetto ai duecentocinquanta anni americani ne abbiamo molti di più. Però ormai anche l’America non è tanto giovane. E c’è qualche dato che lascia perplessi e sconforta se su duecentocinquanta anni di storia l’America si è trovata coinvolta in quattrocento conflitti e la metà di questi dalla fine della seconda guerra mondiale in avanti. L’America dovrebbe seriamente riflettere su sé stessa. Noi abbiamo dato per scontato, e per molti decenni, che quella fosse ‘la terra dei liberi’, come la definiva il primo predicatore che condusse i padri pellegrini dall’altra parte dell’Atlantico, ‘la città lucente in cima alla collina’. Questa città ora si è molto appannata e le luci della democrazia rischiano di spegnersi in America. Tragicamente, temo che la società americana faccia fatica a reagire. È dovere di noi europei aiutarli oggi, come loro ci hanno aiutato nel periodo nazifascista, il più buio della nostra storia. Dobbiamo aiutarli a liberarsi da questa ipoteca che minaccia la democrazia, la libertà e i diritti del pianeta”.
Sappiamo che Londra è nel suo cuore e che i lunghi anni passati in Inghilterra come corrispondente Rai Le hanno permesso di entrare nello spirito del Paese e di studiarne profondamente la storia, d’altronde anche la sua vastissima opera lo testimonia. Ma è stato anche corrispondente dal Cairo, da Gerusalemme, da Mosca, da Parigi, senza dimenticare le sue esperienze in zone di guerra. Qual è stata la città che le ha dato più emozioni e c’è qualche episodio ricorda in particolare?
“Questa domanda da sola richiederebbe un libro intero e forse un giorno, quando sarò ancora un po’ più avanti negli anni, mi metterò a scriverlo. C’è un libro bellissimo di Dickens ‘Le due città’, che sono Londra e Parigi. Nel mio caso dovrei parlare di dieci città. Posti incredibili che la sorte, la Provvidenza, mi hanno dato la fortuna di sperimentare, di vivere, di incontrare gente, di scoprire culture diverse. Lei cita Il Cairo, Gerusalemme, Mosca, Parigi. La luce del Cairo mi accompagnerà per tutta la vita. Quando si arriva a Gerusalemme e si prende l’autostrada che sale dal mare verso la collina, improvvisamente appare un angolo che si chiama ‘Prima vista di Sion’. Tu ti fermi e hai la sensazione di assistere a un evento spettacolare: ti compare ‘la città bianca’ ed è un’emozione che non dimenticherai mai. Il bianco di Gerusalemme è abbagliante, sovrumano. Forse perché noi occidentali abbiamo imparato tutto da lì. A Gerusalemme ho vissuto tantissime esperienze di grande solidarietà umana, di violenza, di accoltellamenti, nel 1992 l’intifada. Ho visto la violenza degli eserciti, la violenza degli scontri, ma ho visto anche la dolcezza della gente. E poi andare in giro per il vecchio bazar di Gerusalemme, per le vecchie pasticcerie, con i dolcetti palestinesi cotti e venduti caldi, la gente che vuol parlare con te. Mosca, buia, sporca, era quella della fine dell’Unione Sovietica, ma ne sono partito che era piena di speranza. Ho incontrato Gorbaciov, Eltsin, personaggi eccezionali. Poi il primo milionario russo al quale ho chiesto come avesse fatto a diventare così ricco in meno di un anno e lui mi guardò incerto se cacciarmi o se sorridermi e disse: ‘Non ho mai conosciuto qualcuno che ci sia riuscito onestamente’. Risposta molto onesta. E poi Parigi, una città provocatoria, non facile. I parigini non sono semplici. Sono ancora un po’ come Luigi XIV. Non dimenticherò mai la sontuosa cassiera della panetteria sotto casa mia. Sedeva alla cassa come se fosse sul trono e perfino per farmi lo scontrino per una baguette aveva tutto un rituale da seguire: prenotare, pagare, ritirare, ritornare. Altro che Maria Antonietta. Alla fine era come se ti avesse concesso una cesta di brioches. Queste sono le mie città, le più belle, le più appassionanti del mondo. E sono stato fortunato nel poterle vedere tutte”.
Come sono stati i suoi incontri con la Regina Elisabetta II e con gli altri componenti della Royal Family?
“Anche qui Lei mi chiede di scrivere un altro libro. Sarò molto più sintetico. Ci sono state sempre delle cose molto interessanti da dire, perché non era facile conversare con la Regina. Era lei a stabilire ciò che si voleva dire o non si voleva dire. Era lei che poneva le domande. Ho raccontato da qualche parte quando ho cercato di intervistarla come è finita. Ho raccontato delle mie gaffe con Carlo quando ancora era Principe di Galles. Non ho mai nascosto la mia grande ammirazione per Elisabetta, donna divertentissima. Era capace, con una sola battuta, di lasciarti di sasso. Quando vennero a Londra i coniugi Ciampi, alla fine della serata, poco prima di mezzanotte, evidentemente erano stanchi. Allora Elisabetta e Filippo li accompagnarono e uscirono con loro dalla sala. Tutti eravamo convinti che il galà fosse finito, invece Elisabetta e Filippo ritornarono e alcuni di noi andarono loro incontro. Lei ci guardò e disse ‘Li abbiamo messi a letto’, come se i Ciampi fossero dei nonnini. In realtà avevano solo qualche mese più di lei. Un personaggio formidabile. Elisabetta II era una grandissima imitatrice, capace di far morire di risate, ma naturalmente lo faceva solo con gli intimi. Per il resto non dimenticava mai di essere Regina e tu non dimenticavi mai di stare accanto a una Regina vera, non inventata. Come non dimentichi mai l’intelligenza brillante di Carlo, quando si ha la fortuna di conoscerlo”.
Pensa che Kate Middleton diventerà una brava Regina?
“Sì. Sono convinto che Kate Middelton sarà un’eccellente regina consorte, ma anche oggi è un’eccellente Principessa del Galles. Attenta, sensibile, è quella di cui c’è bisogno oggi nel XXI secolo in un Paese come l’Inghilterra. Bisogna prestare ascolto alla società, bisogna essere in grado di proporre soluzioni, aiuti. Non basta più essere come una volta. Non basta essere un’icona come Elisabetta, venerata dal suo popolo, anche se questo era sufficiente agli inglesi. Ora la Regina dev’essere davvero una brava Regina, una donna capace di contribuire alla crescita dei suoi connazionali e dei suoi sudditi. E se c’è una persona intelligente, abile, capace di farlo, simpatica, piena di empatia, capace di amare è Kate. Ecco, essere capace di amare, è questa la lezione che Kate Middleton sta impartendo alla Casa reale. Dunque sì, spero di vedere sul trono una brava regina”.
Riuscirà Harry a riconquistare la simpatia dei suoi connazionali?
“Harry di nuovo simpatico agli occhi dei connazionali? Mi sembra più probabile che l’Inghilterra riesca a vincere il prossimo campionato mondiale di pallone. E non è tanto facile. No. Francamente non ritengo che Harry riesca a riconquistare quell’enorme popolarità che aveva e che si è bruciata con un comportamento distruttivo e autodistruttivo. Peccato. Purtroppo non è stato capace di cogliere l’opportunità che la vita gli aveva messo a disposizione dopo tutta la sofferenza che aveva patito da ragazzo”.
Lei ha dichiarato che non rifarebbe “Ballando con le stelle”, eppure ha entusiasmato ogni tipo di pubblico. Nessuno si aspettava che sapesse ballare così bene…
“Che io abbia dimostrato di ballare bene è davvero un giudizio generoso, affettuoso di una persona che evidentemente mi stima e mi vuole bene. La cosa che posso dire è che io ce l’abbia messa veramente tutta e che mi sono divertito moltissimo, questo lo ammetto. Mi è piaciuto moltissimo dialogare con il pubblico su temi che non erano miei. Questa volta parlavamo di ballo, di divertimento, di musica. E mi fa piacere che la gente abbia capito che ero felice di partecipare a questo gioco e di mettermi in gioco, anche se è qualcosa che non mi appartiene. Però è stata una bellissima esperienza, di cui ringrazio ancora Milly Carlucci, tutto l’eccezionale cast di ‘Ballando con le stelle’, la mia eccezionale maestra Maria Ermachkova e la pazienza della mia amatissima moglie Iolanta, che ha tollerato che io stessi lontano per giorni e giorni per non sfigurare sul palcoscenico”.
Iolanta, Natasha, Serenella, alle quali Lei non manca di dedicare i suoi libri. Come ci si sente a essere circondato da una famiglia composta da donne?
“Mi ritrovo a guardare spesso dietro piuttosto che avanti. E mi ripeto sempre che vita fortunata ho avuto finora. Una vita che mi ha riempito di scoperte, di occasioni, di confronti e di crescita, che è passata interamente a nome delle donne. Non nel senso banale. Di donne che sono veramente speciali, che hanno una marcia in più. Le donne sanno fare milioni di cose che noi non sappiamo fare. Sanno resistere al dolore, alla sofferenza e hanno l’intelligenza degli avvenimenti che la nostra arroganza maschile ci fa sfuggire. Sì. Grazie alla mia amata Iolanta, a mia figlia Natasha, a mia sorella Serenella, e grazie alle donne con cui sono cresciuto e non ci sono più, mia madre Anna Maria, mia nonna Ada. Mia madre mi ha insegnato come stare al mondo, ma non nel senso dell’appartenenza. Sono cose preziosissime che mi piacerebbe che i giovani sperimentassero”.

