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Capsule caffè in alluminio, Milano apripista: si buttano con la plastica

Capsule caffè in alluminio, Milano apripista: si buttano con la plastica

Primo sistema collettivo tra Comune, Amsa, A2A Ambiente, Cial e Nespresso

Milano, 10 mar. (askanews) – A Milano le capsule del caffè in alluminio possono essere smaltite nel sacco giallo, con plastica e lattine. Una novità su scala nazionale, al via in questi giorni, che anticipa di cinque mesi l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il Packaging and packaging waste regulation (Ppwr). La normativa europea – che sarà effettiva dal 12 agosto – inserisce, infatti, le capsule monodose tra gli imballaggi, anche quando contengono ancora residui di polvere di caffè. Per questo non potranno più essere considerate rifiuti destinati all’indifferenziata. L’obiettivo è aumentare il recupero di alluminio, una materia prima che l’Italia è costretta in gran parte a importare, non avendo miniere di bauxite attive.

Ma per rendere possibile questo cambiamento silenzioso servono impianti e processi di trattamento idonei, che a Milano sono stati sviluppati grazie a una virtuosa collaborazione pubblico-privato. Dietro, infatti, ci sono il Comune di Milano, le partecipate Amsa e A2A Ambiente, il Consorzio nazionale imballaggi alluminio (Cial), e una realtà come Nespresso, marchio della svizzera Nestlè, che ha costruito proprio sulle capsule monodose in alluminio una parte centrale del proprio modello di business.

Per i cittadini questo cambiamento normativo si traduce sostanzialmente in una semplificazione: una volta bevuto il caffè, devono solo buttare la capsula esausta nel sacco per la plastica e i metalli. Dietro, però, si celano una filiera articolata e investimenti in innovazione. A Milano a fine 2024 A2A ha investito “vari milioni di euro” per il revamping dell’impianto di selezione di Muggiano, che grazie a nuove tecnologie oggi intercetta e recupera anche l’alluminio piccolo e leggero. L’impianto utilizza, infatti, un separatore a correnti parassite (Ecs – Eddy current separator), che grazie a una nuova fase di selezione permette di separare l’alluminio di piccole dimensioni – come quello delle capsule di caffè, ma anche tappi, blister e altri piccoli componenti metallici, – dal resto del flusso di rifiuti per avviare a riciclo l’alluminio anziché scartarlo. “L’alluminio viene sostanzialmente caricato elettricamente e fatto passare all’interno di un campo magnetico che ha una carica opposta – ha spiegato Giovanni Faedda, responsabile impianto di Muggiano di A2A Ambiente – per cui viene spinto fuori dal restante flusso e poi viene imballato e avviato alla filiera del recupero che sostanzialmente lo pulisce, lo fonde e restituisce dei lingotti in alluminio”.

Dal canto suo Nespresso, che vende il 99% delle sue capsule di caffè in alluminio al mercato domestico e utilizza tra l’80 e l’85% di materia prima riciclata, negli anni ha lavorato per il recupero dell’alluminio avviando programmi di riciclo in 59 Paesi. “Già dal 2011 lavoriamo a fianco di Cial per lo sviluppo di sistemi dedicati, come il programma da Chicco a chicco proprio perchè le capsule non venivano considerate imballaggi e quindi necessitavamo di un sistema dedicato per favorire il riciclo – ha spiegato Monica Pellegrini, direttrice operativa di Nespresso Italiana – La Ppwr, il regolamento europeo che cambia la classificazione in imballaggio delle capsule, ora consentirà di inserire e conferire le capsule all’interno di sistemi collettivi. Ovviamente però questo richiede adeguamento degli impianti, un investimento tecnico e tecnologico esattamente come avvenuto a Muggiano, altrimenti classificare e smistare non significherà automaticamente riciclare”. Dal 2011 Nespresso con i suoi programmi di recupero, che includono anche la raccolta a domicilio, solo a Milano ha recuperato più di 3.500 tonnellate di capsule arrivando a 6.000 su tutta la Lombardia. E ora con questo ulteriore passaggio, il trend è atteso ulteriormente in crescita, con l’obiettivo di superare, a fine 2026 il 50% nel capoluogo lombardo, per arrivare alla totalità nel 2027.

In realtà, già nel 2017 il marchio della Nestlè aveva avviato un’altra collaborazione, in fase di test, con l’impianto di Seruso a Verderio in provincia di Lecco, anch’esso dotato di tecnologia Ecs. Grazie alla collaborazione con Cial e con le aziende municipalizzate operanti sul territorio già oggi oltre 150 comuni lombardi e 1 milione di cittadini possono conferire le proprie capsule esauste in alluminio direttamente nel sacco del multimateriale leggero.

Ma resta fondamentale come detto l’ultimo passaggio della filiera, quello che consente di fondere l’alluminio e avviarlo al riutilizzo. Del resto questa materia prima può essere riciclata al 100% e riutilizzata all’infinito mantenendo invariate le proprie caratteristiche, contribuendo a soddisfare il fabbisogno nazionale e consentendo di risparmiare il 95% di energia altrimenti necessaria alla lavorazione a partire dalla materia prima. “Per quanto riguarda lo sviluppo su altre città, il nostro obiettivo principale è sì quello di conferire le capsule in raccolta, ma avere anche un effettivo riciclo per cui stiamo portando avanti progetti di monitoraggio del tessuto industriale, per capire se gli impianti e quali sono pronti e che tipo di interventi dovranno fare gli imprenditori – ha spiegato il direttore generale di Cial, Stefano Stellini – Noi come consorzio ci stiamo anche impegnando per offrire dei finanziamenti, aiutare economicamente questa transizione che riguarda tutti gli imballaggi leggeri, quindi ci prepariamo per sviluppare questo tipo di di raccolta su tutto il territorio”.