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Carceri, Mandalà, il sovraffollamento è disumano

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Carceri, Mandalà, il sovraffollamento è disumano

lunedì 30 Novembre 2020 - 00:07
Carceri, Mandalà, il sovraffollamento è disumano

Condannato perché ritenuto un boss mafioso, dopo aver scontato quasi otto anni di carcere ha scritto due libri, uno con Laura Efrikian. E solidarizza con la radicale Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, in sciopero della fame per ridurre il sovraffollamento e il contagio da coronavirus

“Il sovraffollamento è un problema antico, dibattuto in diverse occasioni, oggetto di condanna da parte delle istituzioni europee ma che non ha mai trovato una soluzione, visto che ancora nelle carceri italiane vivono ammassati 54.868 detenuti con un tasso di sovraffollamento del 130%”.

Lo dice Nino Mandalà, condannato perché ritenuto un boss mafioso, condannato a sette anni e otto mesi di carcere (scontati) e diventato romanziere, che solidarizza con Rita Bernardini, membro del consiglio generale del Partito radicale e presidente di Nessuno tocchi Caino, che dal dieci novembre è in sciopero della fame chiedendo amnistia, indulto, liberazione anticipata speciale per ridurre il sovraffollamento nelle carceri e in cui vi è un’alta percentuale di contagiati da coronavirus.

“La detenzione vissuta in queste condizioni – aggiunge Mandalà, che ha anche un figlio che sta scontando l’ergastolo – rischia di privare, oltre che della libertà, anche della dignità di cui il diritto all’intimità è ingrediente imprescindibile. La detenzione, già imbarazzante in condizioni normali, diventa drammatica in condizioni di sovraffollamento laddove lo spazio destinato ad una persona è occupato da due persone”.

Mandalà, molti anni fa presidente di Forza Italia nel suo paese, era stato condannato per associazione mafiosa perché ritenuto il “cervello politico” della cosca di Villabate.
Laureato in legge, da quando è tornato libero ha scritto due romanzi: “La vita di un uomo” e, con Laura Efrikian, “Lettere a Laura dal mondo dei nessuno”, in cui sono raccolte le lettere scambiate dal 2015 con l’attrice, nota anche per essere l’ex moglie di Gianni Morandi. La Efrikian aveva letto il primo libro di Mandalà e aveva voluto conoscerlo intrattenendo con lui una fitta corrispondenza.

Oltre che Mandalà, a Bernardini hanno dato solidarietà e si sono affiancati Sandro Veronesi, Luigi Manconi e Roberto Saviano, oltre a centinaia di detenuti, che digiuneranno per 48 ore in una ideale staffetta.

“C’è chi riesce a immaginare – dice Mandalà – cosa significa vivere sopportando condizioni di vita inumane, essere stipati come in delle stie ed essere costretti a respirare gli odori, le intimità, gli aliti, le flatulenze e, in tempi di covid, l’infezione del vicino di detenzione che contende a pochi passi il misero spazio disponibile, che cosa significa vivere oltre all’angoscia della privata libertà, della lontananza dai propri cari, delle ore che non ne vogliono sapere di trascorrere dentro le quattro mura di una cella, anche il terrore del contagio?”.

“I dati purtroppo – conclude – confermano i timori: 874 positivi tra i detenuti e 1042 tra personale e polizia penitenziaria con una percentuale di contagio dieci volte superiore rispetto a fuori. A quanti considerano i detenuti figli di un dio minore, dico che essi sono esseri umani e che le loro sofferenze sono gli autentici miasmi che fuoriescono dai tombini di un mondo scellerato di cui tutti siamo responsabili”.

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