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Cardiochirurgia pediatrica di Taormina verso Catania: la scelta della Regione e l’accusa di “scippo politico” dalle opposizioni

Cardiochirurgia pediatrica di Taormina verso Catania: la scelta della Regione e l’accusa di “scippo politico” dalle opposizioni
Immagine di repertorio. Foto di Hush Naidoo Jade Photography su Unsplash

Dal Comitato dei genitori della cardiochirurgia pediatrica di Taormina alle opposizioni politiche: le dichiarazioni dopo l’annuncio della Regione sullo spostamento della struttura a Catania.

Il centro di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale San Vincenzo” di Taormina sarà trasferito nei prossimi mesi al Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania. Il reparto sarà anche accorpato alla Cardiochirurgia per adulti.

Una scelta che pesa non tanto in chiave strutturale, quanto in termini di eccellenza medica, presente all’interno del Centro. A terminare potrebbe – al momento al condizionale – essere anche la partnership con l’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma, di cui gode al momento il reparto, coadiuvato in ambito anestesiologico dai medici provenienti dall’Azienda Ospedaliera Papardo di Messina. Questa, più del cambio strutturale, è una delle ipotesi che più pesa e preoccupa i genitori dei piccoli pazienti che, “grazie alle eccellenze mediche, possono condurre una vita più serena o pari a quella dei loro coetanei”, spiega il Comitato dei genitori del CCPM di Taormina ai microfoni del QdS.

Cardiochirurgia pediatrica di Taormina trasferito al Policlinico di Catania, i pareri

La decisione affonda le sue motivazioni nella scelta operata dal Ministero della Salute e dell’Economia che avrebbe seguito alla lettera e senza deroghe la Legge Balduzzi. La norma prevede un’aggregazione “funzionale” e in ottica di risparmio di Unità Complesse di Cure Primarie, per alleggerire i reparti ospedalieri e le strutture che li ospitano. A pesare, dunque, è anche la spending review introdotta dal Governo Meloni nella Legge di Bilancio.

Il resto, poi, lo ha scelto il governo Schifani che ha aderito alle indicazioni suggerite dai Ministeri. Su proposta dell’assessora alla Salute Daniela Faraoni, la Giunta ha approvato una modifica, a stralcio del documento di revisione della Rete ospedaliera, da sottoporre alla sesta commissione dell’Ars per il parere preventivo e obbligatorio. Una decisione già presa, che sarà ratificata entro il prossimo 27 febbraio e che apporrà la parola fine alla partita, con il territorio messinese che dovrà cedere l’ennesima eccellenza.

Per le opposizioni uno “scippo”

Se per la maggioranza si tratta di una scelta obbligata in base alle indicazioni ministeriali, per le opposizioni, invece, è un vero e proprio “scippo politico”. A raccontarlo al QdS sono la senatrice di Italia Viva, Dafne Musolino, e il deputato all’Assemblea regionale siciliana del Movimento Cinque Stelle, Antonino De Luca.

Musolino ricostruisce l’alternativa secondo lei mai perseguita dalla Regione: “Il CCPM poteva benissimo lavorare in continuità con l’ospedale Papardo di Messina, così come si era ipotizzato all’inizio”. Da qui l’incomprensione per il trasferimento verso Catania: “Nessuno aveva chiesto di spostarlo a Catania: è una soluzione che non si capisce a chi gioverebbe”.

La senatrice sottolinea anche le criticità amministrative e sanitarie dell’operazione: “Non giova all’ospedale di Taormina né al centro, che fa parte di un ospedale ricompreso in un distretto sanitario e in una provincia diversa, cioè quella di Messina”. Per la senatrice messinese l’accorpamento si configura come “una scelta francamente illogica e immotivata”, dietro la quale intravede “uno scippo voluto e volontario nei confronti della città di Messina per logiche politiche che poco hanno a che fare con i diritti dei bambini che si rivolgono al CCPM per le cure”.

Partito differente, ma pensiero analogo. A ricalcarlo è Antonino De Luca, deputato all’Assemblea regionale siciliana del Movimento Cinque Stelle che parla di scelta assunta “in silenzio”, senza un preventivo confronto con la Commissione Salute dell’Ars, chiamata ora a esprimere un parere su un’ipotesi già delineata.

Dalle parole di De Luca al QdS emerge un quadro che definisce “confuso e pericoloso”: personale medico che fa capo all’ospedale Bambino Gesù di Roma, medici anestesisti dipendenti dall’Asp di Messina, collegamento amministrativo con il Rodolico di Catania, all’interno di una struttura periferica legata al Civico di Palermo, a sua volta in convenzione con il San Donato di Milano. Un intreccio che, secondo il parlamentare, non solo non migliora l’organizzazione, ma “rischia di compromettere un’eccellenza costruita negli anni”.

Per De Luca non si tratta di una soluzione tecnica, ma di “uno scippo ai danni della sanità messinese”. Un atto di cui, afferma, “il presidente Schifani e l’assessore Faraoni dovranno assumersi piena responsabilità”, auspicando una reazione compatta della deputazione messinese a tutti i livelli istituzionali.

La spiegazione della Regione

In una nota diffusa, la Regione ha confermato la sua visione in merito alla vicenda. “L’interesse del governo regionale è il mantenimento di entrambe le strutture di cardiochirurgia pediatrica operanti in Sicilia, Palermo e Taormina”, ha esordito Faraoni. Per quanto riguarda la scelta del Policlinico di Catania, la struttura etnea sarebbe stata ritenuta più idonea perché “più vicina a Taormina”, in possesso di “maggiore casistica” e di “altre unità operative ad indirizzo pediatrico che possono assicurare competenze più specifiche per la cura delle patologie”.

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