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Carne equina, Confagri Piacenza: rispettare filiera e tradizione

Carne equina, Confagri Piacenza: rispettare filiera e tradizione

Crescente pressione mediatica su allevamenti e proteine animali

Roma, 19 feb. (askanews) – Il dibattito in corso in merito alla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne equina “sta assumendo toni che meritano una riflessione più ampia” e sul tema interviene Confagricoltura Piacenza che evidenzia come “il confronto pubblico rischi di diventare, sotto traccia, l’ennesima occasione per mettere in un cono d’ombra le filiere zootecniche, già troppo frequentemente sottoposte a un processo mediatico che non distingue tra realtà produttive virtuose e regolamentate da altre isolate casistiche ed emotivamente confonde opinioni e stili di consumo individuali con indicazioni nutrizionali”.

Il ruolo degli allevamenti zootecnici alla base delle filiere produttive della carne alimentare “è un contributo positivo e di valore – sottolinea la confederazione agricola – Gli allevamenti operano nel rispetto di normative nazionali ed europee stringenti in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare. Si tratta di attività sottoposte a controlli continui, che garantiscono standard elevati lungo tutta la filiera”.

Ancora, Confagricoltura Piacenza ricorda che sotto il profilo nutrizionale, le proteine di origine animale presentano un elevato valore biologico. La carne equina, in particolare, è riconosciuta per il contenuto di ferro e per la facilità di assimilazione. “Parallelamente, la filiera genera economia diretta nelle aziende agricole e occupazione nell’indotto, contribuendo in modo concreto al sistema economico, in questo caso in modo particolare a livello provinciale, dove il consumo di carne equina costituisce anche un elemento caratterizzante delle tradizioni enogastronomiche del territorio”.

“Assistiamo a una crescente pressione mediatica sugli allevamenti e su chi produce proteine animali – dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra – È legittimo che ciascuno compia le proprie scelte alimentari, ma è diverso mettere in discussione interi comparti produttivi che operano nel rispetto delle regole in virtù di opinioni soggettive”.

“La progressiva delegittimazione di alcune produzioni tradizionali rischia di incidere non solo sull’economia, ma anche sull’identità alimentare e produttiva del territorio. Se il confronto diventa esclusivamente simbolico o ideologico – conclude Gorra – si rischia di perdere capacità produttiva, competenze e presidio economico locale. Occorre difendere il lavoro delle imprese agricole da contrapposizioni emotive”.