Caro energia, stangata da 3,5 miliardi per le imprese siciliane - QdS

Caro energia, stangata da 3,5 miliardi per le imprese siciliane

Michele Giuliano

Caro energia, stangata da 3,5 miliardi per le imprese siciliane

sabato 15 Gennaio 2022 - 07:30

Secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre nell’Isola si spenderà più del doppio rispetto al 2019. I settori più colpiti metallurgia e commercio

PALERMO – Il caro elettricità sta per colpire tutti, che siano privati o imprese. Gli aumenti sono esorbitanti: in Sicilia, secondo i dati elaborati dal centro studi della Cgia di Mestre, le imprese spenderanno circa 3 miliardi e mezzo di euro in energia, più del doppio rispetto al 2019, quando si spendevano 1 miliardo e 700 milioni di euro. Un valore che si mantiene in linea con la media nazionale: nel 2022 si prevede che, in tutta Italia, le imprese spenderanno quasi 72 miliardi di euro, contro i quasi 36 miliardi del 2019.

Un incremento spaventoso che, sommato al rincaro del gas, secondo la Cgia, costringerà molte attività, almeno temporaneamente, a chiudere gli impianti produttivi: l’Ufficio studi della Cgia, per l’anno in corso, ha ipotizzato un consumo complessivo di energia elettrica delle imprese pari a quello registrato nel 2019 (anno pre Covid), ma con una spesa raddoppiata. Per giungere a questa conclusione, è stata stimata per il 2022 una tariffa media dell’energia elettrica per le imprese pari a 150 euro per MWh, sulla base della diminuzione del valore, nei primi 5 giorni di questo nuovo al di sotto dei 200 euro per MWh.

Spese consistenti e significative, che potrebbero diminuire se si avvererà ciò che prevedono le principali istituzioni economiche, che parlano di una progressiva anche se non velocissima riduzione nel corso di tutto il 2022. Nello scorso mese di dicembre il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese aveva toccato i 281 euro per MWh, con una media annua pari a 125,5 euro per MWh.

A livello territoriale il rincaro maggiore graverà sulle imprese ubicate in Lombardia: rispetto al 2019, l’incremento del costo per l’energia elettrica sarà pari a 8,5 miliardi di euro. Subito dopo c’è il Veneto, con un extra costo pari a 3,9 miliardi di euro, l’Emilia Romagna con 3,5 miliardi e quindi il Piemonte con 2,9 miliardi di euro. La Sicilia si pone all’ottavo posto nella classifica delle regioni italiane. Le regioni in cui l’aumento grava meno sono la Valle d’Aosta, il Molise e la Basilicata, ma in termini percentuali le regioni vivono tutte una sorte avversa, in quanto, a prescindere dal dato di partenza, la spesa per l’anno in corso è il doppio rispetto a quella del 2019.

Essendo le attività economiche concentrare prevalentemente al Nord, saranno le imprese di questa ripartizione a subire l’ammontare complessivo dei rincari più importanti: a fronte di un aumento di quasi 36 miliardi a livello nazionale, 22 (pari al 61 per cento del totale nazionale) interesseranno le imprese settentrionali.

I settori più “colpiti” saranno, almeno in linea teorica, quelli che registrano i consumi di energia elettrica più importanti: la metallurgia (acciaierie, fonderie, ferriere, etc.), il commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc…), altri servizi come cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri o estetiste, gli alimentari (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini, etc.), gli alberghi, bar e ristoranti, il trasporto e la logistica, la chimica.

Per fronteggiare questa situazione, secondo la Cgia va attuata nel medio periodo una strategia europea comune per stabilizzare il prezzo del gas sul mercato, uniformando le condizioni di approvvigionamento e riducendo così i differenziali di prezzo tra i paesi membri. Tutto ciò anche considerando che i consumi elettrici in Italia riguardano per il 70% le imprese, ma i costi ricadranno per forza di cose sui consumatori finali.

“Auspicando che questa fiammata si esaurisca entro la prima parte del 2022, la situazione deve essere affrontata immediatamente con misure urgenti – dicono dall’Ufficio studi della Cgia -. il Governo dovrebbe incrementare le risorse già messe a disposizione con la legge di Bilancio 2022, mettendo a disposizione delle imprese almeno 1 miliardo di euro al mese fino al prossimo mese di giugno per calmierare gli aumenti tariffari”.

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