Case editrici, in Sicilia la cultura attecchisce - QdS

Case editrici, in Sicilia la cultura attecchisce

Serena Giovanna Grasso

Case editrici, in Sicilia la cultura attecchisce

martedì 28 Maggio 2019 - 00:00
Case editrici, in Sicilia la cultura attecchisce

Unioncamere: nell’Isola 178 unità nel primo trimestre dell’anno in corso, rispetto alle 153 dello stesso periodo del 2014. La nostra regione, Campania, Puglia, Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta sono le uniche realtà territoriali in cui si registra un trend crescente

PALERMO – Che il mondo dell’editoria fosse in sofferenza non è certo una novità. Basti pensare che, secondo i dati Istat, la percentuale di persone che aveva letto almeno libro nel 2017 era compresa tra il 25,8% della Sicilia e il 54,2% della Provincia autonoma di Trento.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, al primo trimestre dell’anno in corso sono complessivamente 3.980 le imprese italiane che operano nel settore dell’edizione di libri, esattamente 199 in meno rispetto a quanto osservato nello stesso periodo del 2014 (ovvero il 4,8% in meno).

In generale, il decremento ha interessato quasi tutte le regioni. La Sicilia è una delle poche realtà territoriali a fare eccezione: infatti, proprio nella nostra regione è possibile osservare un lieve incremento, pari a +25 unità nei cinque anni presi in considerazione (178 imprese nel primo trimestre 2019, contro le 153 del 2014, pari al 16,3%).

Su scala nazionale, la Sicilia si colloca tra i primi dieci posti per numerosità di imprese editoriali, più precisamente la troviamo all’ottavo posto. Campania (+11), Puglia (+4), Molise (+2), Trentino Alto Adige (+1) e Valle d’Aosta (+1) sono le altre regioni che registrano un saldo positivo. Mentre in Basilicata la situazione nei cinque anni rimane invariata: infatti, oggi si contano 26 imprese editoriali, esattamente lo stesso numero rilevato nel 2014.

La concentrazione più elevata di case editrici si registra in Lombardia, dove al 31 marzo scorso avevano sede 993 imprese (il 25% del totale) e sempre la Lombardia si aggiudica la fetta più consistente della diminuzione assoluta del periodo (82 imprese in meno tra 2014 e marzo 2019, il 41% dell’intero saldo nazionale). A seguire in entrambe le classifiche c’è il Lazio (con 670 imprese residenti alla fine di marzo e una flessione, però, di sole 9 aziende dal 2014). Proseguendo la lettura dell’analisi per numerosità delle imprese, troviamo Emilia Romagna (328, con un decremento di 367 imprese), Campania (321) e Toscana (291, ovvero sei unità in meno rispetto al 2014).

Dall’osservazione della forma giuridica adottata dalle imprese, emerge il profilo di un settore a due facce. Se è vero che, delle 3.980 imprese, quasi una su due (il 48%) è costituita nella forma di società di capitale, i dati mostrano come oltre un quarto (il 28%) siano imprese individuali. Inoltre, la foto scattata a fine marzo scorso evidenzia un ruolo estremamente marginale dell’imprenditoria giovanile (che, con 119 imprese, rappresenta appena il 3% dell’intero settore), al pari della componente di imprese guidate da stranieri.

Mentre la rappresentanza femminile appare in linea con la quota complessiva che occupa nel mondo delle imprese (21,6% del totale). Infine, dal punto di vista delle performance economico-finanziarie, analizzando i bilanci delle 809 imprese del comparto costituite nella forma di società – e che hanno presentato il bilancio in ognuno degli ultimi tre anni – il valore della produzione complessivo riferito all’anno 2017 è stato di oltre 1,6 miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2015, nonostante la complessiva riduzione del numero di unità operative. Ancora più sensibile la crescita del valore aggiunto aggregato, arrivato nel 2017 a sfiorare i 400 milioni di euro dai 332 del 2015, pari ad una variazione cumulata del 18,9%.

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