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Tra cause legali e ddl, la storia degli oltre 300 dipendenti delle Asp siciliane a cui mancano anni di servizio

Tra cause legali e ddl, la storia degli oltre 300 dipendenti delle Asp siciliane a cui mancano anni di servizio
dipendente della pubblica amministrazione, immagine di repertorio da Imagoeconomica

Dai tribunali la questione arriva all’Ars, con una proposta di legge presentata lo scorso autunno.

In Sicilia ci sono oltre trecento dipendenti delle aziende sanitarie regionali (ASP) che, una volta arrivati al momento della pensione o in procinto di raggiungere il traguardo, si sono accorti che dal computo del trattamento di fine servizio (Tfs) sono stati esclusi più di tre anni di lavoro.

Si tratta di una storia che negli ultimi anni è passata dai tribunali e che è arrivata anche all’Assemblea regionale siciliana, dove una proposta di legge è stata presentata a inizio autunno ma senza fare grossi passi avanti.

Il caso dei dipendenti dell’Asp senza 3 anni nel Tfs in Sicilia, la legge

I protagonisti sono impiegati amministrativi che a inizio anni Ottanta entrarono nella pubblica amministrazione grazie a una legge regionale che offriva la possibilità di nuove assunzioni per coloro che avevano svolto in precedenza corsi di formazione. Per questo, ancora oggi, sono indicati come ex corsisti. In ballo ci sono diversi milioni di euro che, con molta probabilità, le aziende sanitarie dovranno sborsare, chiedendo a propria volta un aiuto alla Regione.

Era il 30 gennaio 1981, quando in Gazzetta ufficiale venne pubblicata il testo della legge numero 8 approvata dall’Assemblea regionale siciliana. Agli articoli 5 e 7, veniva previsto in via sperimentale l’approvazione di un progetto della durata di un anno finalizzato alla qualificazione professionale per l’accesso all’amministrazione regionale, agli enti locali e alle aziende e istituti pubblici soggetti alla vigilanza regionale. “Nel quadro dell’avviato trasferimento di competenza dallo Stato in applicazione delle norme di attuazione dello Statuto siciliano e della politica di trasferimento agli enti locali di competenze e funzioni amministrative regionali”, era il contesto in cui si inseriva la norma.

Nella sostanza veniva data la possibilità alle amministrazioni locali di attivare progetti di qualificazione professionale a cui fare seguire un periodo di lavoro all’interno degli uffici.

“Per il periodo di frequenza ai corsi, ai partecipanti è corrisposto un trattamento economico pari a lire tremila per ora, al netto delle ritenute. Per il rimanente periodo di utilizzazione, si applica il trattamento base minimo previsto per i dipendenti non di ruolo dello Stato adibiti a mansioni identiche od analoghe”.

La stabilizzazione

Di fatto per tanti giovani, quella norma fu la porta d’ingresso per diventare dipendenti in pianta stabile. Di lì a pochi anni, infatti, i lavoratori vennero assunti di ruolo. Nel 1985, un’altra legge regionale dispose, per coloro che avevano superato l’esame finale del progetto, “il collocamento nei ruoli, anche in soprannumero, o l’iscrizione nel contingente unico regionale”, seguendo le rispettive graduatorie.

Gli ormai ex corsisti trovarono via via posto negli Assessorati regionali, nei Comuni, nelle Province, ma anche negli Istituti autonomi case popolari, nelle Camere di Commercio e anche nelle Unità sanitarie locali. Le Usl che poi, negli anni Duemila, in seguito alla riforma regionale, sono diventate Asp.

Sono proprio i dipendenti di queste ultime che negli ultimi anni si sono trovati a fronteggiare un problema in cui non avrebbero immaginato di ritrovarsi. Al momento di andare in pensione le somme del Tfs – la liquidazione – non comprendevano il periodo tra l’1 marzo 1982 e il 30 maggio 1986. Per ognuno di loro si tratta di diverse migliaia di euro.

Le sentenze

C’è chi ha deciso di adire le vie legali, intentando cause nelle sezioni Lavoro dei tribunali e vedendosi riconosciute le proprie ragioni. È il caso, per esempio, di un ex corsista in servizio per anni all’Usl di Agira e poi passato all’Asp di Enna. Andato in pensione nel 2020, si è accorto dell’amara sorpresa legata al Tfs. Il tribunale gli ha riconosciuto il diritto a ottenere oltre settemila euro di somme non accantonate dall’azienda sanitaria, rigettando le istanze difensive di quest’ultima secondo cui le pretese sarebbero cadute in prescrizione.

“Ritiene questo decidente di aderire ai più recenti orientamenti della giurisprudenza a mente dei quali il diritto al pagamento dell’indennità di cessazione dal servizio relativa al periodo precedente l’immissione in ruolo – si legge nella sentenza del tribunale di Enna – non matura al momento della cessazione del periodo di servizio non di ruolo, ma al momento della definitiva conclusione del rapporto, proseguendo il rapporto alle dipendenze del medesimo ente. Corrobora infatti tale conclusione quanto affermato dalla Cassazione – proseguono i giudici – il rapporto di lavoro continua con il medesimo ente lo stesso deve considerarsi unitario con la conseguenza che anche il trattamento di fine servizio è unitario e non può che essere chiesto al momento della definitiva cessazione del rapporto”.

Dipendenti Asp in Sicilia e Tfs, la proposta del Pd

A fine settembre, il gruppo parlamentare del Partito Democratico all’Ars ha presentato un disegno di legge per chiedere al governo di risolvere la questione.

“Agli ex corsisti che erano in servizio negli enti a gestione diretta o controllati dalla Regione è stato riconosciuto, per il periodo di servizio fuori ruolo, l’indennità di fine rapporto in modo automatico”, si legge nella relazione presentata dal deputato Fabio Venezia, primo firmatario della proposta di legge, in cui si dice che anche gli ex corsisti assunti negli enti locali non hanno avuto problemi. “Il suddetto periodo di servizio non appare invece computato agli ex corsisti delle Asp”.

Per far fronte a questa disparita di trattamento, il Pd chiede al governo di stanziare annualmente delle somme in finanziaria. Per l’anno 2025, erano state quantificate in 4,5 milioni. Tuttavia il disegno di legge, assegnato alla commissione Salute dell’Ars, non è stato ancora esaminato.

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