La procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta, la prima fu a maggio, l’indagine su Sempio e il provvedimento è stato notificato alla difesa dell’indagato. L’uomo va dunque verso l’iscrizione sul registro degli indagati.
Si tratta di un passaggio tecnico e formale molto atteso, perché consente alle parti di conoscere nel dettaglio il materiale raccolto dalla procura negli ultimi mesi. La difesa di Sempio ora può esaminare gli atti, presentare memorie, produrre documentazione e chiedere eventuali ulteriori accertamenti. Le stesse facoltà spettano gli altri interessati dal procedimento.
Ascoltato l’ex comandante del Ris di Parma
Tra gli ultimi a essere ascoltati dagli investigatori c’è stato Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, sentito il 25 settembre per oltre un’ora e mezza. L’audizione avrebbe riguardato anche alcuni aspetti delle indagini scientifiche del 2007, compresi i reperti relativi alla bicicletta di Alberto Stasi e le analisi genetiche. Negli ultimi giorni i pm hanno inoltre ascoltato alcuni militari che avevano partecipato alle indagini del 2017.
La chiusura delle indagini non include l’automatica richiesta di rinvio a giudizio
La chiusura delle indagini non significa però automaticamente richiesta di rinvio a giudizio. La procura dovrà prima esaminare le eventuali osservazioni e gli elementi presentati dalle difese. Solo successivamente i magistrati pavesi decideranno se chiedere il processo per Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato.
Un’eventuale richiesta aprirebbe un nuovo capitolo giudiziario nella vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi e potrebbe avere conseguenze anche sul procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Per Stasi, infatti, la riapertura del fronte processuale nei confronti di Sempio potrebbe intrecciarsi con le iniziative già prospettate sul piano della revisione. Si tratta, però, di sviluppi che dipenderanno dalle decisioni della Procura e, successivamente, dagli eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Pm: “Impronta 33 è di Sempio, sua scarpa compatibile con killer”
Gli ultimi approfondimenti della procura di Pavia ribadiscono che l’impronta 33, lasciata sul muro della scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi è attribuibile, come già fatto in precedenza, all’indagato Andrea Sempio.
E aggiungono un particolare: non si può escludere che chi ha toccato il muro avesse le mani imbrattate di sangue. Inoltre, secondo le nuove consulenze: gli accertamenti sulle calzature “non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa” lasciata dall’assassino, ossia la scarpa modello Frau taglia 42 che “risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”.
“Contro-analisi 2007 smentivano Dna Chiara su pedali bici”
Inoltre, la procura di Pavia ha acquisito una consulenza della difesa di Alberto Stasi, secondo la quale il 20 settembre 2007 due contro-analisi sul campione che rivelò la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici Umberto Dei risultarono “totalmente negative”. Risultati che avrebbero potuto “scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”, secondo la difesa dell’allora fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva per il suo omicidio.
Contro-analisi di cui, tuttavia, “non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto”, mette nero su bianco nella nota con cui comunica di aver depositato la notifica dell’avviso di chiusura indagini su Andrea Sempio.
Chiara Poggi si è difesa, la morte fino a un’ora dopo l’aggressione
Chiara Poggi si è difesa e i colpi letali potrebbero essere stati inferti in un tempo dilatato e la morte potrebbe essere arrivata anche molto dopo. La Procura di Pavia allarga i tempi per l’omicidio di Garlasco, offrendo un elemento alla difesa del condannato Alberto Stasi. L’elemento emerge nella nuova chiusura indagine nei confronti dell’indagato Andrea Sempio. Gli approfondimenti affidati ai consulenti Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone concludono per “una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso”.
La convergenza degli elementi, a loro giudizio, rafforza l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni alla testa e al volto “sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva”.
In ordine all’intervallo di sopravvivenza di Chiara Poggi, i risultati ottenuti “depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti”.
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