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Castelli di sabbia

Castelli di sabbia

Una riflessione sulla crisi della politica

L’effimero è liberatorio. Costruire meraviglie di sabbia, con pazienza, per poi buttarle giù senza ritegno ci lascia una certa soddisfazione. I bambini lo fanno d’istinto. Noi adulti, invece, abbiamo iniziato a confondere l’ostinazione con la lungimiranza. Ci ostiniamo a chiamare “architettura” quella che è diventata solo zavorra.

Il coraggio di abbattere i castelli di sabbia per costruire il futuro

Abbattere il proprio castello richiede fegato. Significa ammettere ad alta voce che un sistema ha fatto il suo tempo. Il valore non sta nel puntellare un’opera sbilenca col terrore di vederla crollare, ma nell’aver interiorizzato il metodo per tirarne su una migliore. Saper distruggere è l’unico vero antidoto alla stagnazione.

La politica tra sistemi in crisi e leadership senza cambiamento

Poi guardi le istituzioni. E vedi l’esatto opposto. Abbiamo una classe politica terrorizzata dalle mareggiate. Passano il tempo a costruire fortini elettorali e alleanze che non reggono uno starnuto.

Quando un sistema collassa – e la sanità è lì a dimostrarlo ogni giorno – invece di radere al suolo per riprogettare, ci si barricano dentro. La leadership si è trasformata in un grottesco accanimento terapeutico su rovine già ampiamente compromesse. Questo non è conservatorismo. È un tradimento. Puro e semplice.

L’eredità da lasciare alle nuove generazioni

Non stiamo lasciando una spiaggia pulita. Stiamo consegnando a chi verrà dopo una distesa di macerie pericolanti. Li obblighiamo a pagare il mutuo su impalcature fatiscenti che non hanno scelto e in cui non si riconoscono.

La vera eredità non è mai il castello. Quello sparisce alla prima onda. L’eredità è la paletta. È la tecnica. È il coraggio di immaginare qualcos’altro. Come ricordava Piero Calamandrei, la democrazia non è un ingranaggio che gira a vuoto da solo; ha bisogno di energia viva. E per rimetterla in moto, a chi arriverà domani non servono vecchi fortini da difendere a denti stretti. Servono gli strumenti. E una spiaggia finalmente sgombra, per progettare nuovi spazi di libertà.