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Catania, un “bosco urbano” a Cibali: è l’ora dell’unità

Catania, un “bosco urbano” a Cibali: è l’ora dell’unità
L’incendio negli Orti della Susanna di Cibali

Da istituzioni, partiti e società civile appelli per salvare il polmone verde cittadino dalla speculazione. Mpa: “Tutelare l’area con una variante urbanistica”. Legambiente: “Non serve un giardino all’italiana”

CATANIA – Una variante urbanistica per tutelare un patrimonio inestimabile per una città priva quasi di verde, impedendo una volta per tutte la cementificazione. All’indomani del grande incendio che, sabato scorso, ha divorato parte degli Orti della Susanna, polmone verde all’interno del quartiere Cibali, è il gruppo del Movimento per l’Autonomia – Grande Catania a chiedere all’amministrazione un passo concreto verso la conservazione dell’area, compromessa dal fuoco più volte negli anni. Lo fa con una mozione in cui chiede “l’avvio immediato delle procedure finalizzate all’acquisizione al patrimonio comunale dell’area degli Orti della Susanna”. Nel documento, sottoscritto dai consiglieri comunali del gruppo, gli esponenti autonomisti chiedono dunque al sindaco di predisporre una variante urbanistica che sottragga definitivamente l’area al rischio cementificazione, concreto dal momento che la proprietà dei terreni, l’ex Consorzio centro direzionale Cibali, li ha messi sul mercato.

Variante urbanistica e acquisizione pubblica dell’area

“Gli Orti della Susanna rappresentano un patrimonio ambientale, storico e sociale che Catania non può permettersi di perdere. Occorre trasformare le intenzioni in atti amministrativi concreti, avviando subito il percorso di acquisizione pubblica e modificando definitivamente la destinazione urbanistica dell’area” – afferma il capogruppo a Palazzo degli Elefanti, Orazio Grasso.

La mozione impegna dunque il sindaco e la giunta a promuovere una variante urbanistica che elimini la previsione di “Centro Direzionale”, “destinando l’intera area a verde pubblico urbano e area protetta, valorizzando anche gli strumenti previsti dalla normativa nazionale per la tutela del patrimonio paesaggistico e culturale” – si legge nell’atto. “L’emergenza emersa dopo gli ultimi episodi impone un’accelerazione – continuano gli autonomisti. Da qui la proposta di emettere “un provvedimento urgente che anticipi il Pug e garantisca fin da subito una tutela chiara e definitiva del sito”.

Il progetto del bosco urbano a Cibali

Una posizione che non sembra affatto in contrasto con le intenzioni dell’amministrazione che più volte ha ribadito la volontà di conservare l’area, sebbene tra mille difficoltà. A ribadirlo ulteriormente è lo stesso sindaco di Catania, Enrico Trantino. “Il mio primo intervento di natura politica di cui si ha traccia su Radio Radicale, risale al 1988 – ricorda il primo cittadino -. Con toni che risentivano della giovane età, mi opponevo alla realizzazione di un Centro Direzionale, che sarebbe dovuto sorgere nell’area meglio nota come Orti della Susanna, un grande polmone verde nel quartiere Cibali. Da tempo è in vendita e stiamo prendendo in considerazione l’idea di acquistarlo – sottolinea Trantino che non nasconde il problema che, “oltre alle risorse finanziarie (su cui avrei un’idea anticipa), è il costo della manutenzione”.

L’idea di dare in gestione l’immensa area è una di quelle che, a quanto pare, sta prendendo in considerazione il sindaco. “Sul modello di orti urbani o di una vigna sociale – spiega – o la realizzazione di un parco urbano con affidamento di singole porzioni a chi le voglia adottare per manutenerlo, sullo stile di quanto avviene in Giappone. Se si concretizzeranno alcune ipotesi che stiamo considerando per l’acquisto, vorremmo organizzare un incontro pubblico per raccogliere idee. Ma non ci dispiacerebbe cominciare a ricevere qualche proposta fin d’ora”.

Legambiente e la proposta: “Serve un bosco urbano”

Insomma, il dibattito resta aperto. Ad animarlo è anche Legambiente Catania che, qualche giorno prima del rogo, aveva organizzato una passeggiata naturalistica proprio per illustrare le bellezze e le particolarità dell’area. “La città deve scegliere se crescere, e questa può essere l’occasione per cambiare modo di pensare e di costruire – afferma la presidente Viola Sorbello. Dire no al parco per il problema della manutenzione significa ripetere l’errore che ci ha lasciato senza verde per decenni”.

Sorbello avanza alcune soluzioni. “Non serve un giardino all’italiana – afferma – ma un bosco urbano che si autoregola. I costi di gestione, materiali e personale sono molto inferiori rispetto a un giardino formale da curare foglia per foglia. Serve riorganizzare il Comune – prosegue: non possiamo affrontare i prossimi 30 anni con uffici del Verde sguarniti e 2-3 giardinieri per 300mila abitanti. Oggi ci sono molti giovani senza lavoro, e il parco può diventare una fonte di reddito e un motore per l’economia cittadina – continua. Il verde pubblico non è un lusso. È un servizio essenziale, come i trasporti e gli ospedali. Se ragioniamo così – conclude – di certo, troveremo modo per gestirlo, con strutture e personale specializzato”.