CATANIA – Più che una garanzia di salvezza, la decisione di rinviare il momento in cui valutare se bloccare l’invio dei fondi Pnrr e chiedere la restituzione della prima tranche già trasferita all’Assemblea territoriale idrica di Catania. Leggendo la nota con cui il 7 gennaio il ministero delle Infrastrutture ha comunicato l’archiviazione del procedimento di revoca del finanziamento da 17 milioni di euro per ridurre le perdite nelle reti idriche della provincia, la riflessione che emerge è una: il pericolo è tutt’altro che scampato e le perplessità sulla reale possibilità di utilizzare i fondi non sono state superate. E questo nonostante le parole del presidente dell’Ati etnea, Fabio Mancuso, che ha chiesto a Sie – la società pubblico-privata che ha avuto riconosciuto il diritto a svolgere il ruolo di gestore unico in tutta la provincia – di accelerare l’iter per avviare i lavori.
Fondi Pnrr e rete idrica di Catania: il nodo del target 2026
“Alla data odierna non è opportuno procedere con anticipo alla verifica circa il mancato raggiungimento del target finale del 31 marzo 2026 stabilito per l’intervento in oggetto e del completamento delle opere finanziate, atteso che entrambe le parti non hanno fatto espressa dichiarazione di non raggiungibilità dello stesso”, si legge nelle premesse della nota firmata dal direttore generale della Direzione per le dighe e le infrastrutture idriche, Angelica Catalano. Lo stesso ministero a ottobre scorso aveva comunicato l’avvio del procedimento di revoca, a cui un mese dopo avevano fatto seguito le controdeduzioni dell’Ati e di Sie.
Ati e Sie: accuse incrociate sulla gestione del finanziamento
La prima aveva affermato che la realizzazione delle opere sarebbe stata possibile concedendo una proroga sul termine finale dell’intervento, e addebitando “ogni inadempimento relativo alle cause di revoca” a Sie; mentre quest’ultima aveva replicato spiegando di non essere nelle condizioni di operare per responsabilità dell’Ati. Nello specifico, per Sie la mancanza di un piano d’ambito, di un piano economico-finanziario aggiornato e della nuova manovra tariffaria rappresentano elementi che mettono in discussione il possesso dei requisiti per gestire il finanziamento. Di conseguenza da parte della società è stata fatta presente la volontà di non rischiare di avviare le opere e poi subire la revoca delle somme.
Una tesi non condivisa dall’Ati, ma che in autunno aveva trovato conferma nel ministero, che ha confermato come piano d’ambito, piano economico-finanziario e manovra tariffaria fossero i requisiti necessari per accedere ai fondi. “La sussistenza dei requisiti di ammissibilità al finanziamento resta condizione imprescindibile ai fini del corretto impiego delle risorse erogate e da erogarsi”, si legge, come ulteriore conferma, nel provvedimento di archiviazione del procedimento di revoca.
La scelta del ministero: sospensione e non via libera definitivo
Come mai allora il ministero ha deciso di lasciare aperta la possibilità di accedere ai 17 milioni? La risposta potrebbe essere nella buona volontà che l’Ati e la Sie hanno dimostrato di avere nei giorni che hanno preceduto il Natale. Il 23 dicembre, infatti, sia l’Assemblea territoriale idrica che la società amministrata da Sergio Cassar hanno inviato memorie scritte per chiedere di accogliere l’istanza di archiviazione che precedentemente era stata presentata dall’Ati.
Dall’ente pubblico in cui siedono i sindaci e ha come presidente il primo cittadino di Adrano, Fabio Mancuso, è stata comunicata “la realizzabilità dell’intervento” specificando inoltre che “l’approvazione dell’aggiornamento del piano d’ambito e l’aggiornamento della manovra tariffaria, pur con i tempi connessi alla complessa fase transitoria di avvio delle gestione unica, sono in fase conclusiva”. Sie, invece, ha spiegato che, una volta superate queste criticità, gli interventi sulle reti idriche si sarebbero potuti effettuare “purché venga manlevata dal rischio di revoca del finanziamento per cause riconducibili alla mancanza delle condizioni di ammissibilità”.
I limiti posti dal Mit e la scadenza del 31 marzo
A fronte di questi potenziali passi avanti, comunque vincolati ad atti ancora tutti da approvare, il ministero ha deciso di sospendere il giudizio. “Sebbene le argomentazioni presentate dai soggetti interessati condurrebbero a concludere per l’attuale sussistenza delle cause che hanno dato avvio al procedimento di revoca, sia con riferimento alla regolarità della situazione gestoria secondo le norme che regolano il servizio idrico integrato, sia per quanto concerne i termini di completamento delle opere finanziate – si legge nella nota della dirigente Catalano – deve, tuttavia, riconoscersi l’impegno confermato da entrambi i soggetti coinvolti a trovare una definizione in tempi brevi che consenta, da un lato, il superamento della criticità relativa alla regolarizzazione della gestione unica, attraverso l’approvazione dell’aggiornamento del piano d’ambito, del piano economico-finanziario e della manovra tariffaria, e dall’altro lato la definizione di un cronoprogramma realizzativo consolidato”.
Sulle rassicurazioni richieste da Sie, invece, la posizione del ministero è più netta: “Con riferimento alla richiesta manleva, la stessa non può essere assicurata da questa amministrazione”. Un andirivieni di aperture e punti fermi che adesso bisognerà capire se sarà ritenuto sufficiente da parte di Sie. Anche perché la disponibilità mostrata da Roma sarà a tempo determinato: “Tenuto conto della permanenza di criticità come già note, si richiede a codesti soggetti attuatori (Ati e Sie, nda) di provvedere a notiziare di ogni avanzamento delle procedure in corso di perfezionamento, nonché degli avanzamenti attuativi relativi alla realizzazione delle opere, specificando che, in assenza di superiori determinazioni da parte degli organi competenti, resta ferma la scadenza del 31 marzo per il raggiungimento del target finale”.

