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Catania, la Regione torna a chiedere chiarimenti per l’impianto di sterilizzazione dei rifiuti sanitari

Catania, la Regione torna a chiedere chiarimenti per l’impianto di sterilizzazione dei rifiuti sanitari

È composto da 24 punti l’elenco delle integrazioni che la Rem dovrà effettuare su richiesta della Cts

Alla fine il parere sull’impianto di sterilizzazione di rifiuti sanitari potenzialmente infettivi che potrebbe sorgere a Catania è arrivato. Il documento è stato firmato l’11 novembre dalla commissione tecnica-specialistica, una settimana dopo rispetto a quanto il Tar aveva riconosciuto alla Rem, ditta proponente che nella zona industriale del capoluogo etneo gestisce anche uno dei siti di compostaggio più grandi della Sicilia, il diritto di ricevere un responso dopo oltre un anno di silenzi da parte della Regione. Si tratta di un parere tecnicamente definito intermedio, contenente una lunga lista di integrazioni che l’impresa – amministrata da Andrea Rendo e di proprietà della famiglia paternese Caruso – dovrà far pervenire per consentire alla commissione di valutare gli impatti ambientali del progetto. Quest’ultimo prevede, oltre a una linea di trattamento di circa quattromila tonnellate di rifiuti sanitari, anche la gestione di 96mila tonnellate di rifiuti, tra materiali plastici, legno e imballaggi. Dai due processi verrebbe ricavato il Css, il combustibile solido secondario che trova impiego in cementifici e inceneritori.

Richiesta di proroga

La Cts ha concesso alla Rem trenta giorni per fornire tutte le informazioni al momento mancanti. Il conto alla rovescia è partito il 18 novembre, data in cui il parere è stato notificato. Tuttavia l’azienda, allo scadere del termine, ha inviato alla Regione una nota per comunicare l’impossibilità di rispettare i tempi richiesti e di avere bisogno di altri due mesi. “Si chiede la possibilità di poter estendere il termine di ricevimento delle integrazioni richieste in quanto il tenore delle integrazioni richieste necessita di studi di dettaglio affidati anche a studi tecnici terzi. A ciò si aggiunga la congiuntura festiva che comporta dei rallentamenti fisiologici”, si legge nella nota firmata da Rendo il 18 dicembre.

Cosa manca

È composto da 24 punti l’elenco delle integrazioni che la Rem dovrà effettuare su richiesta della Cts. Tra queste c’è la necessità di approfondire lo studio di impatto ambientale con un’analisi della qualità ambientale nell’area in cui l’impianto dovrebbe sorgere, tenendo conto delle ricadute a livello olfattivo nel raggio di cinque chilometri e dell’impatto acustico. La Rem dovrà anche presentare un piano di monitoraggio ambientale e dare delucidazioni per ciò che riguarda lo smaltimento delle acque meteoriche e delle acque reflue, nonché fornire informazioni in merito a eventuali accordi preliminari con i soggetti interessati al Css che verrebbe prodotto dall’impianto. Tra i punti più importanti c’è poi quello riguardante la previsione dell’impianto all’interno del Piano d’ambito della Srr Catania Area Metropolitana.

“Dato che tra i rifiuti previsti in ingresso risultano esserci rifiuti urbani”, si legge nel parere della Cts. Le norme in vigore a livello regionale prevedono che sia la Srr, tramite il piano d’ambito, a specificare quali siano gli “impianti che si prevedono di utilizzare ad integrazione di quelli già esistenti” e, per quanto riguarda gli impianti privati destinati alla gestione dei rifiuti urbani, che le autorizzazioni siano “condizionate al nulla osta dell’autorità d’ambito (la Srr, ndr)” con l’onere a carico del privato di “attestare documentalmente la titolarità del flusso dei rifiuti pubblici di cui è affidatario”. Alla Rem, la Cts ha chiesto inoltre di approfondire “il tema del divieto di smaltimento dei rifiuti che conservano ancora una potenzialità in termini di recupero”.

La procedura del 2022

Molte delle richieste formulate dalla commissione tecnica-specialistica sono contenute in un parere che la Cts – all’epoca presieduta da Aurelio Angelini, oggi da Gaetano Armao – rilasciò nel 2022. Per quanto si tratti sostanzialmente dello stesso progetto, sono due le procedure in questi anni incardinate alla Regione. A dimostrarlo sono i numeri identificativi ma anche l’oggetto: quella attuale riguarda la valutazione d’impatto ambientale (Via) finalizzata al rilascio del provvedimento autorizzativo regionale unico (Paur), mentre quella del 2022 concerneva l’attivazione della fase preliminare al Paur. Dal portale della Regione non è possibile dire se all’epoca la Rem avesse risposto alle richieste di integrazione.

La richiesta di risarcimento

Se il percorso di valutazione del progetto è destinato ad andare avanti nel 2026 – tutto dipenderà dalla concessione o meno della proroga, ma la Rem nella propria istanza si è detta fiduciosa “di un pronto accoglimento” –, negli stessi mesi il Tar valuterà la richiesta di risarcimento che la società di proprietà di Daniela Pisasale, compagna di Emanuele Caruso, ha presentato come compensazione dei danni derivanti dai ritardi con cui la Regione, tra il 2024 e il 2025, ha gestito l’istanza di valutazione. Il tribunale amministrativo ha fissato per maggio l’udienza.

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