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Catania, viceministro Esteri Cirielli: “Sicilia si prepari a diventare centro per la crescita dell’Africa”

Catania, viceministro Esteri Cirielli: “Sicilia si prepari a diventare centro per la crescita dell’Africa”
Il sindaco di Catania Enrico trantino e il viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli a Palazzo degli Elefanti, foto QdS

L’Isola “è l’area principale d’Italia che verrà investita per prima in questa grande opportunità per la crescita dell’Africa”, ha detto il viceministro a Palazzo degli Elefanti a Catania

“La Sicilia è un hub naturale importante per lo sviluppo dell’Africa. Bisogna essere pronti, con le infrastrutture adeguate, a ricevere questo tipo di opportunità e al futuro che verrà. Catania è una città che può avere una nuova grande centralità”. Lo ha detto il viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli a Palazzo degli Elefanti. Nel corso di un incontro con il sindaco di Catania Enrico Trantino, la giunta, una rappresentanza del consiglio comunale e i parlamentari etnei è stato illustrato il contenuto delle azioni avanzate dal governo nazionale a sostegno dello sviluppo delle regioni del Sud Italia, della Sicilia e della città di Catania con tutta la vasta area metropolitana.

“La sua presenza istituzionale è un segno di grande attenzione, ancora, da parte del Governo. La politica estera per noi rappresenta il fulcro dell’azione perché, con quello che è successo a seguito del conflitto con l’Iran, la linea di sicurezza sul Mediterraneo è un tema centrale da guardare con molta attenzione”, ha spiegato il sindaco.

Il ruolo cruciale del “sistema Italia” nello sviluppo dell’Africa

Il coinvolgimento del “sistema Italia” è fondamentale in quanto implicherebbe un immediato ritorno economico. “L’Italia sta investendo molto nel Mediterraneo – continua Cirielli –. In questi tre anni abbiamo voluto recuperare i rapporti diplomatici con tutti i paesi dell’Eurafrica, che si erano molto pregiudicati a causa dei governi precedenti e di un atteggiamento dell’Unione Europea. È stato fatto non per affrontare – come si era detto – l’emergenza immigrazione, che non esiste più: gli sbarchi si sono ridotti del 50%”. Ha parlato dell’Africa come di una grande opportunità, oltre che “una grande sfida” perché è “il continente del futuro”. Contrariamente a ciò che si pensa, “non è povero, è il più ricco del pianeta”.

La prospettiva strategica annunciata dal viceministro è chiara: “Immaginate se l’Africa riuscisse a crescere e costruire un ceto medio, che grande mercato può divenire per l’Europa e in particolare per l’Italia”. Nel breve termine, verrebbero, così, a costituirsi “relazioni fondamentali” e nel lungo termine significherebbe creare un “appeal diplomatico ed economico” e ne gioverebbe anche l’immagine del nostro Paese in termini qualitativi. Si tratterebbe di una “internazionalizzazione” del sistema Italia.

Il Piano Mattei

Ciò sarebbe possibile con i fondi messi a disposizione dal Piano Mattei, strategia nazionale promossa dal Governo italiano per imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con le Nazioni e i popoli africani e generare opportunità, benefici e sviluppo condiviso. “Non andiamo noi a imporre cosa fare in Africa per lo sviluppo. Sembra banale perché tu a casa degli altri devi chiedere loro cosa vogliono. Eppure non avveniva così”. Nel corso dell’incontro, il ministro ha parlato dei risultati positivi già ottenuti tra i quali la partecipazione della premier Giorgia Meloni al secondo vertice Italia-Africa che si è tenuto  il 13 febbraio scorso ad Addis Abeba, in Etiopia. L’invito ha, così, confermato il rafforzamento delle relazioni strategiche con il continente africano e il consolidamento degli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, lanciato a Roma nel gennaio 2024. 

Inoltre è stata ospite d’onore alla conferenza degli stati africani: “Abbiamo fatto anche del bene. In particolare, ci siamo concentrati sulla nostra zona, il Nord Africa, poi nel Corno d’Africa. Abbiamo aperto al Sahel” dove siamo rimasti “forti e presenti perché sono paesi emergenti, oltre che a grave rischio di instabilità a causa dell’immigrazione clandestina che ha provocato enormi afflussi di denaro in organizzazioni criminali o terroristiche di natura islamica che hanno destabilizzato quei Paesi innescando colpi di stato”.

La funzione strategica della Sicilia come hub principale

In questo scenario la Sicilia giocherebbe un ruolo importante: “È ’area principale d’Italia che verrà investita per prima in questa grande opportunità per la crescita dell’Africa”. L’Isola con i suoi porti e le sue connessioni sottomarine “imprime anche in questa chiave”. Cirielli ha concluso dicendo che “il governo regionale e le amministrazioni devono sollecitare il governo nazionale per la parte di competenza per migliorare la rete delle connessioni anche in Sicilia perché i porti stanno andando bene ma si possono migliorare. Il ministro Salvini sta facendo bene il suo mestiere ma ci vogliono gli accordi di programma con la partecipazione della Regione” che deve “rendere la Sicilia pronta a questa sfida. Anche l’Anas fa la sua parte”.

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