Catania, sui bus distanze impossibili da rispettare - QdS

Catania, sui bus distanze impossibili da rispettare

Paola Giordano

Catania, sui bus distanze impossibili da rispettare

sabato 30 Maggio 2020 - 00:02
Catania, sui bus distanze impossibili da rispettare

Tutte le linee e i mezzi operativi, ma si vendono pochi biglietti. Per i lavoratori cig su base volontaria

CATANIA – La fase due è ormai iniziata da qualche settimana e anche il trasporto pubblico urbano etneo ha dovuto adeguarsi alle linee guida dettate da Governo e Regione per un ritorno graduale alla normalità. Riorganizzare il servizio, però, non è stato affatto semplice: “Le prescrizioni più invasive – spiega al QdS Giacomo Bellavia, presidente dell’Amt – sono quelle relative all’obbligo del distanziamento sociale all’interno dei veicoli”.

Nei mezzi pubblici, infatti, è previsto sì l’accesso limitato del 40% dei posti omologati ma va garantito anche l’obbligo del distanziamento di un metro: “Un mezzo che prima aveva una capienza di cento persone, con l’accesso limitato al 40% ne può ospitare quaranta ma quaranta persone dentro l’autobus non avrebbero la distanza di un metro. Quindi la norma contenuta nell’ordinanza regionale – denuncia Bellavia – di fatto è inapplicabile. Se si togliesse il tema del distanziamento di un metro e si stabilisse una quota di posti omologati pari al 20 o al 30% della capienza forse sì che si inizierebbe a ragionare”.

Dal 4 maggio e ancor di più dopo il 18, la domanda di mobilità è tornata ad aumentare nella fascia oraria in cui ci si reca nel luogo di lavoro e quella in cui si rientra da lavoro a casa: “Nessuna azienda pubblica e privata – segnala Bellavia – ha scaglionato gli orari di ingresso dei propri dipendenti”. Risultato: dalle sei alle otto di mattina e a ora di pranzo ci sono troppe persone che richiedono di salire sul bus e poche che riescono a farlo. “Dal 4 maggio tutte le linee sono tornate ad essere operative e tutte le 110 vetture previste nel programma di esercizio stabilito dal contratto di servizio tra il Comune e l’azienda di trasporto hanno ripreso a circolare. Abbiamo, nei limiti del possibile, potenziato il numero di mezzi sulle linee più trafficate ma è chiaro che abbiamo sempre lo stesso numero di autobus e di autisti”.

E a proposito di questi ultimi Bellavia afferma che nessuno di essi è attualmente a casa: “Prevediamo però, con il secondo periodo di cassa integrazione inserito nel Decreto rilancio, che poche unità, a rotazione, possano essere coinvolte da tale misura, partendo dal fare aderire volontariamente coloro che lo ritengono”.

Del resto l’azienda catanese paga lo scotto dei mancati introiti provenienti da biglietti e abbonamenti che, ci conferma Bellavia, nei due mesi di lockdown sono stati quasi a zero: “Pian piano stiamo recuperando ma è chiaro che, con l’attuale capienza che possiamo garantire, i biglietti che si vendono sono pochi”.

“La bigliettazione – chiarisce poi il Presidente della Partecipata etnea – incide sul bilancio per il 15/20 per cento. Un dato tutto sommato in linea con le altre città se si pensa che nelle città molto virtuose nel trasporto pubblico locale come Milano o Venezia si arriva al 30% di contributi da biglietti e abbonamenti. Bisogna tenere conto che il nostro è un servizio di socialità. Facciamo anche tratte antieconomiche: si pensi alle tratte notturna o a quelle per andare a Vaccarizzo, specie in inverno. Le facciamo perché anche quei cittadini hanno diritto alla mobilità. Quindi: che molte volte il servizio sia fatto in maniera antieconomica per andare incontro ad esigenze di socialità è sicuro; che possiamo ancora lavorare per aumentare la quota dei biglietti è altrettanto sicuro; che comunque la quota di contribuzione pubblica resterà sempre la quota maggioritaria di contribuzione all’azienda di trasporto pubblico è inevitabile”.

Oltre che le restrizioni attualmente vigenti, sulla partecipata pende la spada di Damocle dell’evasione dei biglietti, spinosa questione che risale a molto prima della diffusione del Covid-19: “È difficile quantificarne la percentuale, ma sicuramente si tratta di un fenomeno ancora diffuso. Abbiamo in programma l’acquisto di dissuasori e di tornelli proprio per metterci un freno”.

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