Dmitry Medvedev al vetriolo sul blitz delle forze speciali americane in Venezuela e la conseguente cattura del presidente Nicolas Maduro e della moglie. Il vicepresidente del consiglio di Sicurezza russo, infatti, ha usato toni caustici contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “In breve, un altro passo brillante verso il Premio Nobel”, ha sintetizzato alludendo all’aspirazione del capo della Casa Bianca, che più volte ha rivendicato di meritare il riconoscimento per la Pace.
L’attacco ironico di Medvedev
“Un perfetto esempio di ‘peacekeeping’ statunitense”, ha proseguito Medvedev in un post su X, sottolineando che gli Usa hanno agito con la forza “in un Paese indipendente che non rappresentava alcuna minaccia. Naturalmente – ha proseguito ironico – nel rigoroso rispetto del diritto internazionale e della legislazione nazionale, in coordinamento con il Congresso”, mentre dall’Europa “democratica” è arrivato “silenzio quasi totale”.
“Trump avrebbe dovuto mostrare la stessa energia contro gli ‘animali’ ucraini”
Secondo Medvedev, “Trump avrebbe dovuto mostrare lo stesso livello di energia” contro “gli animali ucraini ammaestrati, fatti di cocaina a Kiev” che “hanno smesso di ascoltare il direttore del circo. È improbabile che l’esempio del Venezuela li faccia tornare sobri. Tuttavia, sarebbe bello se gli Stati Uniti attaccassero le basi militari del Banderastan e le forze speciali americane catturassero la banda di tossicodipendenti di Via Bankova. Forse è arrivato il momento, Zio Sam?”.
“Il massimo rafforzamento che offre garanzie è un arsenale nucleare”
Per il vicepresidente del consiglio di Sicurezza russo, l’operazione degli Stati Uniti a Caracas è “la dimostrazione del fatto che qualsiasi Stato deve rafforzare al massimo le proprie forze armate, non permettendo a vari attori ricchi e arroganti di alterare con noncuranza l’ordine costituzionale alla ricerca di petrolio o altro. E il massimo rafforzamento che garantisce una protezione affidabile di un Paese significa solo una cosa: un arsenale nucleare!”. Parole quest’ultime che fanno però riflettere.
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