Cefpas, Sanfilippo, “Violenza di genere, banalizzazione e negazione frenano il cambiamento” - QdS

Cefpas, Sanfilippo, “Violenza di genere, banalizzazione e negazione frenano il cambiamento”

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Cefpas, Sanfilippo, “Violenza di genere, banalizzazione e negazione frenano il cambiamento”

Patrizia Penna  |
sabato 05 Marzo 2022 - 06:15

Il Direttore generale CEFPAS, Roberto Sanfilippo, risponde al Quotidiano di Sicilia

Dalla tua parte: storie di donne e di rinascita”: come nasce l’idea di questa vostra iniziativa che si svolgerà a Caltanissetta il prossimo 8 marzo?
“Fin dalla sua istituzione, il CEFPAS ha scommesso e investito sulla valorizzazione e la promozione della persona nella propria sfera sociale e delle risorse umane nei contesti professionali. Continuiamo a farlo ancora oggi, con una programmazione formativa di qualità dedicata allo sviluppo dell’individuo e alla formazione di conoscenze e competenze degli operatori socio-sanitari che lavorano nelle strutture di cura e assistenza. Sostenendo questo importante progetto curato dall’avvocato Federica Laverde e dalla Croce Rossa di Caltanissetta, abbiamo condiviso il valore dell’autonomia della donna e la condanna di ogni forma di violenza e soprusi. Ritengo sia un dovere istituzionale che testimonia la vicinanza del nostro Centro al territorio e ai cittadini”.

Attorno al tema della violenza di genere c’è certamente una sensibilità nuova, diversa rispetto al passato. Ma non basta. Cosa ci vuole per un reale cambio di passo?
“È vero, servono anche comportamenti reali, adeguati e coerenti perché qualcosa possa realmente cambiare. In controtendenza con gli anni passati, nella società c’è una nuova consapevolezza attorno alla violenza di genere. Ma è errato pensare che questo fenomeno si possa arginare solo con misure legislative o norme coercitive. Il rispetto verso gli altri e la civiltà di una comunità passa anche da una sensibilità che parte da lontano e deve coinvolgere istituzioni e cittadini. Penso in particolare alle scuole, alle università e ai luoghi di lavoro e quindi anche a concrete politiche di educazione, formazione e istruzione con l’avvio di campagne e programmi di intervento per accrescere il senso civico di tutti. È fondamentale saper riconoscere le varie forme di violenza e contrastarle con ogni gesto e senza alcuna giustificazione. Anche questa può essere definita cultura della prevenzione”.

Il Codice Rosso ha previsto pene più severe per i violenti ma ancora tanto da fare resta sul fronte della prevenzione: quali suggerimenti?
“Nel nostro Paese sono stati compiuti grandi progressi in ambito legislativo per attuare interventi puntuali ed efficaci nei casi di violenza. A fronte di alcune criticità emerse nel tempo, sono stati apportati dei cambiamenti sistematici soprattutto sui tempi di risposta alle vittime da parte dell’autorità giudiziaria. Ma la diffusa negazione e la banalizzazione della violenza sulle donne rischia di arrestare il processo di cambiamento culturale avviato negli anni. Ecco perché sono urgenti e prioritari gli investimenti formativi non soltanto tra i giovani, ma soprattutto tra i professionisti della salute che a vario titolo devono accogliere e sostenere chi soffre, creando relazioni empatiche che vanno oltre la semplice attuazione dei protocolli normativi. La politica formativa del CEFPAS, al riguardo, punta a migliorare le soft-skills del personale medico e socio-sanitario, integrandole con le abilità linguistiche, tecniche e professionali che siano in grado di soddisfare la relazione d’aiuto e migliorare il benessere psicofisico delle vittime”.

Il Pnrr prevede lo stanziamento di ingenti risorse per le pari opportunità. Basteranno risorse economiche a sanare un gap che è soprattutto culturale?
“L’approccio trasversale alle politiche di genere fissate dal PNRR nelle sei Missioni, e nello specifico a quella che riguarda la Salute, consente di definire investimenti precisi per colmare le disuguaglianze strutturate nel Paese e che certamente la pandemia ha aggravato. Su questo ambito, al CEFPAS è stato affidato un ruolo propulsivo nella programmazione delle attività formative per colmare ogni forma di divario e disparità non solo culturale, ma soprattutto occupazionale e intergenerazionale, con particolare riferimento alle competenze delle persone e in particolare dei professionisti sanitari. Migliorare queste abilità e competenze del comparto avrà un ritorno altrettanto positivo sull’accesso dei cittadini ai servizi delle strutture sanitarie, ospedaliere e assistenziali affinché siano performanti nella risposta ai cambiamenti sociali e agli scenari epidemiologici che si sono creati. Questa strategia del CEFPAS risponde pienamente ai target di sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda 2030. Non dimentichiamo, infatti, che garantire opportunità di apprendimento grazie alla formazione di qualità migliora la vita delle persone e dello sviluppo collettivo”.

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