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Centrosinistra, ‘campo largo’ insieme sul palco, restano nodi Ucraina e primarie

Centrosinistra, ‘campo largo’ insieme sul palco, restano nodi Ucraina e primarie

Schlein: “Siamo d’accordo su 4.850 cose, serve sintesi anche sulle tre che mancano”

Roma, 8 set. (askanews) – “L’alternativa c’è”, Nicola Fratoianni lo dice prima ancora del dibattito alla festa di Avs che riunisce di nuovo Pd-M5s e Verdi-Sinistra al rientro dalla pausa estiva. L’appuntamento è stato preparato con attenzione, sul palco tutti evitano di impelagarsi nella discussione sulla scelta del leader, anteponendo il programma, che Angelo Bonelli invita a scrivere rapidamente (“Sbrigamose”, dice in romanesco, aggiungendo che presto verrà presentata una proposta di legge contro il caro-energia). Non è un caso, spiega uno dei leader del ‘campo largo’: “qualcuno ha convinto tutti che prima dobbiamo definire il programma”. E definire il programma non sarà una passeggiata, perché le differenze restano, saranno pure “tre contro 4.850 cose su cui siamo d’accordo”, come dice (con un richiamo a una canzone di Daniele Silvestri) Elly Schlein, ma sono differenze ‘di peso’.

Una di queste riguarda proprio la scelta del leader. Nessuno entra nel merito, tranne la leader Pd che ribadisce la sua linea, ci sono solo due possibilità: “Valuteremo se fare un accordo” che porti a indicare come leader “chi prende un voto in più o se fare delle primarie a cui mi sono sempre detta disponibile”. Per la leader Pd non c’è altra opzione, nessun ‘terzo nome’ da definire ad un tavolo della coalizione, niente accordi in stanze chiuse.

Ma le distanze, sia pure con garbo, vengono ribadite anche su altri temi. L’Ucraina, innanzitutto. Giuseppe Conte ripete: “Non cambio idea, io sono coerente. Non sarà con le armi che noi risolviamo il problema”. Il leader M5s la mette così: “Io credo che sulla svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci, basta scommettere sulla vittoria militare, sulla pelle altrui”. Perché, lo ripete anche stasera, per lui non ci sono dubbi, la pace si poteva raggiungere poco dopo l’inizio della guerra ma “purtroppo Johnson, la Gran Bretagna, e il democratico Biden hanno premuto tantissimo sulla vittoria. Mi sono sempre interrogato: è stato questo il modo migliore? Resto convinto che il negoziato sia il modo migliore”.

Fratoianni prova a tenere tutto insieme, “qui non ci sono filo-putiniani, siamo tutti d’accordo che è una guerra criminale scatenata da Putin e che l’Ucraina è stata aggredita. E siamo tutti d’accordo sul sostegno all’Ucraina. E’ sicuro che il modo più efficace sia continuare a inviare armi?”. Avs la pensa come Conte, ma la pone in maniera più dialogante: “Magari sarebbe meglio aiutare l’Ucraina con la via negoziale”.

La Schlein sulla via negoziale è d’accordo da tempo, la leader Pd lo ripete da quando è alla guida del partito. Ma a differenza degli alleati sottolinea che anche nei giorni scorsi Putin ha detto no ad un piano di pace presentato da Kiev. Certo, innanzitutto cerca di minimizzare: “Siamo tutti d’accordo nel dire che per fare la pace serve una grande iniziativa politica e diplomatica dell’Ue. La differenza è su come pensiamo di sostenere il popolo ucraino. Siamo in disaccordo solo su come sostenere questo sforzo”.

Ma, se Conte ha detto “non cambio idea”, lei aggiunge: “Abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremo discutere anche su questo fino allo sfinimento, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un’altra vittoria a questa destra”. Non bisogna fare “un favore ad una destra che racconta noi divisi ma che vota in tre modi diversi in Europa”. E poi, sottolinea, ok la “svolta negoziale” ma “sapendo che oggi Putin sta facendo un’altra cosa, perché ha rifiutato il piano di pace presentato anche qualche giorno fa da Zelensky”.

Anche sul perimetro dell’alleanza Conte ribadisce la diffidenza verso Renzi: “C’è un problema di garanzie, affidabilità, che non ci siano compagni viaggio che per ragioni opportunistiche personali o partitiche possano pensare di scartare con disinvoltura”. Schlein non cita mai il leader Iv, ma dice: “Quello che fa la differenza è la coerenza del programma, ma non partiamo da zero. Dopo tanta litigiosità noi governiamo bene insieme (nelle regioni e nei comuni, ndr)”. Peraltro, sottolinea, “Giorgia Meloni ha vinto perché il campo progressista era diviso e noi dobbiamo promettere solennemente che non faremo mai più alla destra il favore di dividerci”.

Anche perché “noi sappiamo che c’è chi spera nel pareggio perché spera che poi non ci sia un’alleanza progressista nel paese, al governo del paese ma un governo di larghe intese e noi abbiamo iniziato a far politica contro i governi delle larghe intese”.

Finisce con Schlein, Bonelli e Fratoianni a cena in uno dei ristoranti della festa e, appunto, con l’impegno a fare di ottobre un mese di “grande consultazione popolare per la definizione del programma”, insiste Bonelli.