Home » Askanews » Cereali italiani, ad ora no tensioni sui prezzi all’ingrosso

Cereali italiani, ad ora no tensioni sui prezzi all’ingrosso

Cereali italiani, ad ora no tensioni sui prezzi all’ingrosso

Nonostante l’aumento dei costi dei fertilizznnti. Indagine Bmti

Roma, 25 mar. (askanews) – Nonostante l’aumento delle quotazioni dei fertilizzanti, al momento non si registrano tensioni sui prezzi dei principali cereali nazionali. È questo il quadro che emerge dall’ultima analisi pubblicata da BMTI sul mercato dei cereali in Italia dove ha continuato a prevalere l’ampia disponibilità di prodotto sia a livello nazionale che internazionale. A febbraio i prezzi hanno mostrato dei ribassi mensili sia per i grani (-2,2% per il grano duro, -1,2% per il grano tenero) che per il mais (-1,2%). Scenario immutato anche ad inizio marzo, salvo un momentaneo aumento per il mais, dettato dalle dinamiche registrate sui mercati esteri.

I prezzi nazionali restano su livelli inferiori rispetto allo scorso anno, con ribassi che a febbraio hanno raggiunto il -9% per il mais, il -12% per il grano tenero fino ad arrivare al -16% per il grano duro.

La crisi del Golfo Persico ha colpito, invece, il mercato globale dei fertilizzanti, con conseguenti timori per i possibili impatti sulle prossime semine. I rincari hanno interessato in particolare l’urea, per effetto sia dei rialzi di energia e gas, che sono i due principali input produttivi, che delle criticità negli approvvigionamenti attraverso lo stretto di Hormuz.

Bmti ricorda che Qatar e Iran sono due produttori ed esportatori chiave a livello globale. I futures (ovvero contratti standardizzati negoziati in Borsa in cui viene fissato oggi il prezzo per comprare o vendere una determinata merce in una data futura) quotati al CME (FOB Middle Coast) sono aumentati del +37% tra il 27 febbraio e il 19 marzo. Di simile entità la crescita nel mercato italiano, con i prezzi rilevati dalle Borse Merci ed analizzati da BMTI che sono aumentati del +36%.

Consistente anche il rialzo del solfato di ammonio, con un +20% nei listini delle Borse Merci. Nella produzione di questo fertilizzante interviene l’acido solforico che, a sua volta, si ottiene dallo zolfo, materia prima di cui l’Iran è uno dei principali esportatori mondiali. L’aumento delle quotazioni dello zolfo ha determinato un rincaro dell’acido solforico e, di conseguenza, ha spinto al rialzo anche i prezzi del solfato di ammonio. In aumento del +13% anche il nitrato di ammonio.

Pur a fronte dei rialzi delle ultime settimane, conclude Bmti, le quotazioni dei fertilizzanti azotati restano comunque lontane dai picchi che si raggiunsero nel 2022 a seguito dell’inizio del conflitto russo – ucraino, con il valore attuale dell’urea inferiore di circa il -30% e quello del solfato di ammonio di circa il -47%.