Milano, 7 mar. (askanews) – Al centro della narrazione della Cerimonia di apertura della Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, celebrata all’Arena di Verona, c’è un corpo “non conforme”, quello di Chiara Bersani, artista, performer, autrice e coreografa. È letteralmente emersa sul grande palco allestito dal progetto di Filmmaster e, pur nella sua figura minuta – verrebbe da dire “in minor keys” seguendo il titolo della prossima Biennale Arte – ha completamente preso la scena, attivando, come in un universo gestito da Lucio Fontana, un taglio di luce. Simbolicamente in quel momento tutto è cambiato, lo spazio di possibilità si è allargato ed è avvenuto il passaggio, metaforico ma non solo, dal mondo delle Olimpiadi a quello della Paralimpiadi. Chiara Bersani ha portato la luce e noi ci siamo resi conto che questa luce era lei, era il suo corpo, il suo lavoro, la sua dedizione all’arte e alla performatività della stessa.
Il meccanismo che ha portato l’artista in scena ieri sera è lo stesso che aveva fatto comparire Roberto Bolle nella Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e il parallelismo tra due figure che potrebbero sembrare lontanissime è invece coerente, segna lo spazio dell’arte, dei corpi in movimento, della libertà in un certo senso. Non ci sono più lezioni uniche, le voci sono plurali, la luce illumina il mondo e illumina noi (“Ogni cosa è illuminata” scriveva Jonathan Safran Foer). Il tempo della certezza si sfoca e si apre quello degli esseri umani, in tutta la loro complessità. Questo è stato bello pensare in quel momento, ieri sera. Questo si prova ogni volta che si assiste a uno spettacolo di Chiara Bersani, il cui “Gentle Unicorn” continua ad andare in scena in tutto il mondo con la sua ossessione di cercare gli sguardi del pubblico intorno al palco, di stabilire un contatto che sia anche, seppur per un tempo breve, un legame.
La presenza di Chiara Bersani in uno spettacolo globale come la Cerimonia, poi, è anche un riconoscimento per il movimento della danza e del teatro contemporaneo che in Italia spesso si muovono solo in ambiti definiti, in percorsi che quelli sono e che vivono di un loro pubblico, ma raramente arrivano a questa dimensione di attenzione. Eppure sono spesso le province dell’arte contemporanea più avanzate, quelle che portano realmente quel “nuovo” che abbiamo disimparato a cercare, o che forse più realisticamente, tutti ci vogliono fare cercare altrove. La lama di luce all’Arena di Verona: magari da oggi proveremo a seguire quella. (Leonardo Merlini)
Fonte immagine: Filmmaster – Comitato Paralimpico internazionale

