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Chi non sa non vale

Chi non sa non vale
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Cultura e conoscenza nella democrazia: il ruolo delle competenze, delle istituzioni e della leadership politica nella crescita dei popoli e nello sviluppo economico.

Il mondo è popolato da 8,2 miliardi di persone. Pare che tale numero salirà ancora fino ai 9 miliardi nel 2050 per poi diminuire nuovamente. Ovviamente le previsioni sono quelle che sono e hanno un’attendibilità come tutte le altre previsioni.
Gli esseri umani, di ogni genere, età, professione, latitudine, classe sociale, eccetera, sono una composizione molto eterogenea, che miscela qualità negative e positive, civiltà più o meno evolute, modi di pensare altruistici ed egoistici e così via enumerando. Ma in tutta questa diversità, c’è un dato incontrovertibile e cioè che chi non sa, non vale. E, per contro, vale chi sa.

Al centro di questo ragionamento vi sono quindi le conoscenze, che consentono di guardare lo scenario in maniera realistica, e le competenze, che permettono di trovare soluzioni ai problemi. La questione, quindi, si sposta sul versante della sapienza, secondo il quale ogni essere umano dovrebbe avere la vocazione e la voglia, nonché un desiderio formidabile, di saperne di più di ogni cosa.

Crescita personale e collettiva: conoscenza, evoluzione e responsabilità sociale

Purtroppo, l’indolenza è diffusa nel mondo; la voglia di crescere, di saperne di più, di aumentare le proprie conoscenze viene sempre dopo la pigrizia, con la conseguenza che le popolazioni si evolvono lentamente, in quanto la stessa evoluzione è la media fra chi cerca di crescere rapidamente e chi invece resta a contemplare il sole, la luna e il paesaggio, che, per carità, è un’attività splendida, ma non può dominare il nostro tempo se l’obiettivo è crescere individualmente e collettivamente.

Tuttavia, non si può prescindere da queste caratteristiche generali, per cui bisognerebbe che le persone dotate di attributi adeguati e di principi etici indissolubili facessero da traino a tutte le altre, ma con un limite: chi non ha voglia, non può essere neanche trainato perché è come un peso morto che quindi bisogna lasciare andare.

Detto ciò, bisogna riconoscere che vi è una gran parte delle popolazioni che vuole crescere, avanzare ed evolversi. Ed è proprio questa parte che va aiutata a soddisfare tale volontà. Per fare tutto ciò, in una democrazia vi sono le istituzioni, nazionali e locali.

Democrazia, istituzioni e leadership: il ruolo della cultura politica

Le istituzioni dovrebbero essere occupate dalle migliori personalità della società, ma non sempre questo accade. Così arrivano al potere ignoranti, egoisti, bifolchi, che non solo non sanno guidare le popolazioni loro affidate, ma in più utilizzano il potere che acquisiscono per interessi personali, sconoscendo le regole etiche che riguardano i loro doveri.

Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, perché vi sono anche personalità probe, intelligenti e capaci che approdano ai vertici delle istituzioni. Non è frequente, ma accade. E quando una popolazione ha la fortuna di avere dei capi con queste caratteristiche, progredisce e ottiene risultati notevoli.

E qui si arriva alla testa della questione, cioè chi sceglie queste personalità. In una democrazia, il Popolo; in una dittatura, si autosceglie. Nel caso di una democrazia, un Popolo colto sceglie persone colte; nel caso della dittatura, vi sono alcuni personaggi che approdano ai vertici e poi guidano le masse, che in questo caso sono sottomesse.

Cultura, sviluppo economico e modelli politici a confronto

Ora, la fortuna gioca un ruolo fondamentale. Per esempio, nella Repubblica Popolare Cinese – che ha appena compiuto cento anni – vi sono stati dittatori incapaci, ma nel 2012 è approdato sullo scranno più alto Xi Jinping, un uomo di grande cultura e volontà (e sicuramente autoritario), che in questi quattordici anni ha fatto crescere il Pil di quel Paese a una media del cinque per cento l’anno, trainando la popolazione da uno stato di indigenza a uno stato decoroso.

Per contro, il nostro Paese da trent’anni cresce – si fa per dire – con i decimali. È vero, noi godiamo di una democrazia e questo non ha eguali, ma tali risultati dimostrano che la nostra democrazia è ammalata e necessita di cure urgenti.

I vertici istituzionali dovrebbero essere occupati da persone che rispecchiano il detto chi più sa, più vale. Ma così non è perché la democrazia è, appunto, ammalata. Per guarirla è necessario aumentare le conoscenze, la cultura e la sapienza del popolo. Perché Cultura è libertà.