Il nostro cervello, con cento miliardi di neuroni, è una macchina meravigliosa perché tra l’altro comanda tutto il sistema nervoso, fatto di fili, come una sorta di circuito elettrico. Ogni cellula è come una minuscola batteria che fa funzionare muscoli e neuroni. Quando si guastano i fili, una parte del corpo si ferma. Guai quando questa è una parte delicata dello stesso cervello o di un arto, come braccio o gamba.
Nel nostro corpo vi sono particelle cariche elettricamente che si muovono in quanto ioni positivi, cioè atomi di sodio e potassio. Quando il cuore non ha sufficiente elettricità, si installa nel soggetto il pacemaker, che normalizza i battiti e aiuta quell’organo a funzionare.
Dunque, ogni cellula è come una batteria che ha un suo potenziale elettrico, infinitesimo, ma funzionante.
Lo studio dell’elettricità ha avuto due punti di riferimento in Luigi Galvani (1737-1798), che appunto studiò l’elettricità nel corpo animale; e poi Alessandro Volta (1745-1827), che inventò la pila elettrica.
Vi sono sfortunati che hanno subito la frattura della spina dorsale e sono rimasti paralizzati per tutta la vita. La scienza sta studiando l’innesto di stimolatori elettrici per ridare vitalità ai muscoli che non funzionano, in modo da rimetterli in attività. Non è ancora arrivato questo risultato, però gli studi sono molto avanzati.
Tutto quello che scriviamo è frutto di pensiero, di riflessione, di studi, di letture, con una sorta di avidità o, se vogliamo, di fame delle cose che non sappiamo, accorgendoci però che più conoscenze incameriamo, più notiamo la nostra immensa ignoranza. Cosicché, in ognuno di noi si dovrebbe formare un circuito virtuoso fra la fame del sapere, il cibo – cioé il sapere stesso – e, dopo una provvisoria sazietà, il ritorno verso un nuovo stimolo di fame di sapere e così via.
Questo è un processo fisiologico che dovrebbe alimentare il vivere di ogni essere umano, dotato di cervello e quindi pensante.
Purtroppo non è così perché la maggior parte delle persone che vivono su questo Pianeta, anche se dotati dello strumento pensante, non lo usa o lo usa poco per pigrizia o perché non si rende conto di stare sprecando la vita non utilizzandola al meglio.
Chi è pigro, chi non ha la voglia di scacciare la mosca dal proprio naso, chi vive facendosi trascinare dagli eventi e non cercando di interpretarli, di fatto non vive. Non vive perché non pensa e non pensando non capisce.
Je pense donc je suis (“Penso dunque sono”) diceva René Descartes (1596-1650). Un grande insegnamento che ci proviene da oltre quattro secoli.
È il pensiero che apre nuovi orizzonti, che fa vedere più lontano, che fa immaginare mondi inesistenti. Come poteva Jules Verne (1828-1905) immaginare una nave sottomarina, il Nautilus, quando le navi stavano sulla superficie. Eppure la sua immaginazione è diventata realtà perché oggi tutti i mari del Pianeta sono solcati da sottomarini di ogni genere e tipo, compresi quelli che trasportano – ahimè – armi atomiche.
Il pensiero è alla base della scienza, la quale progredisce per le continue riflessioni e per l’alternanza fra prove ed errori.
Non basta la ricerca in quanto tale; occorre che chi lavora nei laboratori si ponga un obiettivo, magari non a portata di mano, ma che intravede al di là dell’orizzonte, e vada in quella direzione avendo la forza d’animo e il carattere di subire le continue delusioni che una ricerca comporta.
L’azienda americana Moderna – coproduttrice del vaccino anti Covid – ha preannunciato che con molta probabilità da qui al 2030 sarà in condizione di produrre e vendere due vaccini molto importanti: uno per prevenire alcune forme di cancro e uno per prevenire l’infarto miocardico.
Proprio la lunghezza della ricerca ci fa fortemente sospettare del vaccino anti Covid-19, che è stato approntato in meno di un anno senza poter calcolare gli effetti che avrebbe prodotto. Sarà una coincidenza, ma vi è un fortissimo aumento di polmoniti, bronchiti ed altre malattie degli organi respiratori.
Pensare dunque per essere. Ecco la necessità di una sorta di cibo quotidiano, del quale non dovremmo fare a meno. Così restiamo sempre giovani.

