Per una discarica che potrebbe riaprire, seppure a tempo determinato, un’altra che invece attende di vedere certificato il completamento degli interventi per la sua chiusura definitiva. Sono mesi di movimentati per i siti di abbancamento che Sicula Trasporti ha al confine tra Catania e Lentini.
Nei giorni scorsi il Quotidiano di Sicilia ha raccontato di come la società, da cinque anni sotto amministrazione giudiziaria dopo il sequestro ai fratelli Antonello e Salvatore Leonardi, abbia presentato un progetto per riaprire un bacino di conferimento la cui attività fu autorizzata nel 2010 per una capacità di un milione di metri cubi, a cui poi ne vennero aggiunti altri 100mila.
All’origine della richiesta ci sarebbe, stando a quanto dichiarato dalla società, l’esigenza di stabilizzare la vasca che contiene i rifiuti. Nel corso del tempo, infatti, a monte del bacino si sarebbe creato un avvallamento che, in occasione delle piogge, crea accumuli di acqua.
Il modo migliore dunque, secondo Sicula Trasporti, sarebbe quello di riaprire i cancelli per dieci anni, in modo da colmare la cavità con un totale di 120mila tonnellate di rifiuti.
La discarica del 2009
Mentre bisognerà attendere la valutazione da parte della Regione dei possibili impatti ambientali che potrebbero scaturire da nuovi conferimenti a Grotte San Giorgio, venerdì scorso, i giudici della seconda sezione del Tar di Catania hanno pubblicato una sentenza con cui è stata accertata l’illegittimità del silenzio che ha contraddistinto la Città Metropolitana nell’ambito del procedimento riguardante la chiusura di un’altra delle discariche che Sicula ha aperto in passato nella contrada.
Nello specifico si tratta del bacino autorizzato dalla Regione nel 2009. Dismessa da parecchio tempo, la procedura di chiusura è iniziata nel 2023 per arrivare la scorsa primavera al completamento dei lavori per il capping finale. A quel punto sarebbe servito soltanto un sopralluogo per verificare che tutto fosse stato fatto come previsto. L’incombenza, su disposizione della Regione, sarebbe dovuto spettare alll’ex Provincia, ma i mesi sono passati senza che nulla che accadesse.
Sicula Trasporti ha prima inviato, a settembre, un sollecito e poi due mesi dopo notificato un ricorso alla giustizia amministrativa. Solo a quel punto la Città Metropolitana ha comunicato di aver fissato per il 12 gennaio scorso il sopralluogo.
Cosa hanno stabilito i giudici
“Come è noto l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere, non di provvedere favorevolmente, ma semplicemente di provvedere, quando il procedimento consegua obbligatoriamente a un’istanza del privato – si legge nella sentenza del Tar –. Nel caso di specie, la società ricorrente ha avviato un procedimento ad istanza di parte, presentando la documentazione necessaria per la chiusura della discarica e sollecitando, a seguito dell’ultimazione dei lavori, l’ispezione finale. Tale ispezione costituisce un atto dovuto e necessario per la formale chiusura dell’impianto e per l’avvio della successiva fase di gestione post-operativa. A fronte di una chiara e circostanziata istanza, le amministrazioni competenti avevano l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro i termini di legge. L’inerzia protrattasi per mesi, nonostante i solleciti della ricorrente e la richiesta formale di uno degli stessi uffici regionali, configura un’ipotesi di silenzio inadempimento”.
Per i giudici, che si sono espressi obbligando la Città Metropolitana a concludere la procedura, non rileva, ai fini della decisione la circostanza che, dopo la notifica del ricorso, sia stata fissata una data.
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