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Ci siamo quasi: tra poco pagheremo anche l’aria

Ci siamo quasi: tra poco pagheremo anche l’aria
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Libertà di circolazione, Costituzione e diritti umani messi alla prova dalla mercificazione di spazi pubblici, città e luoghi di culto in Italia.

La libertà di circolazione è un diritto fondamentale sancito sia dalla Costituzione italiana (art. 16), sia dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani (art. 13), i quali garantiscono a ogni individuo la possibilità di muoversi e soggiornare liberamente nel territorio nazionale, e di uscire e rientrare dal proprio Paese, con limiti possibili solo per motivi di sanità, sicurezza o per adempiere a obblighi di legge, escludendo restrizioni politiche.

Ecco: l’equivoco è negli indefiniti “obblighi di legge”, dietro i quali si può nascondere qualsiasi restrizione, persino quelle più capricciose o più speculative. L’articolo 16 della Costituzione afferma che “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”. Limitazioni di questa libertà possono essere introdotte solo “per motivi di sanità o di sicurezza”. In ogni caso è vietato porre restrizioni basate su motivi politici.

Il principio appena descritto è previsto anche nell’art. 13 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, la quale afferma che “ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato”.

Costituzione italiana, DUDU e Unione europea

L’art. 16 della Costituzione ricalca quasi esattamente la formulazione dell’art. 13 della Dudu, riconoscendo entrambi come pilastri fondamentali. La Costituzione si riferisce primariamente ai “cittadini”, ma il principio si estende anche agli stranieri nei limiti previsti dalla legge (si pensi al diritto d’asilo, art. 10) e alle norme europee sulla libera circolazione tra Stati membri. Questa libertà è cruciale anche per l’Unione europea, che la promuove attivamente anche con provvedimenti e trattati specifici.

Ebbene, i principi sopra elencati, però, continuano a essere piegati a esigenze di varia natura, soprattutto per motivi economici, che stanno comprimendo parecchio la libertà di circolazione, ma anche la libertà di culto.

Mercificazione degli spazi pubblici e dei luoghi di culto

Oggi, ormai, la circolazione è diventata, o sta per diventare, onerosa in alcune parti delle città, per esempio alla Fontana di Trevi, a Milano o a Palermo in centro, o nelle chiese come la cattedrale di Catania o il Pantheon di Roma, ritenute sempre meno luoghi di culto e sempre di più monumenti o luoghi d’arte e di cultura.

Nessuno nega l’esigenza che certi luoghi, aperti o chiusi che siano, vengano protetti, puliti e ben tenuti, nessuno nega che questo comporti dei costi e delle regole. Tuttavia una cosa è disciplinare l’uso di luoghi e strutture, possibilmente in maniera trasparente, ma altra cosa è mercificarlo, una cosa è proteggere, altra cosa è limitare in maniera discrezionale.

Libertà, tasse e paradossi della vita quotidiana

Comunque, sapete che vi dico: chi vuole venire a trovarmi a casa, da oggi in poi, deve pagare e deve pagare anche l’aria che respira, dato che la sua presenza inquina l’intero edificio e ciò che esso contiene, persone o cose. Inoltre, a casa mia, a parte me, ci sono tantissimi libri e quindi la presenza di gente, anche se gradita, con la carica batterica che si porta dietro, potrebbe danneggiarli notevolmente, o farmi ammalare, costringendomi a spendere parecchio per restaurarli o per curarmi, magari obbligandomi a subire insopportabili liste d’attesa, per le quali non si paga, ma si rischia di morire.

Ovviamente scherzo e banalizzo, ma una cosa è certa: l’esagerata mercificazione degli spazi ci fa sentire sempre meno cittadini di un Paese del quale, nonostante tutto, oltre ai debiti e ai servizi a pagamento, per i quali versiamo parecchie tasse e parecchi tributi, ci appartengono le strade, i Musei e persino alcune chiese.

Ora che ci penso, oltre alla tassa per l’accesso, proverò a introdurre una tassa per chi attraverserà il salone per andare in bagno e introdurrò pure una tassa legata all’uso dei servizi igienici: le ragioni non le spiego perché sono ovvie!