Mentre osservo la Natura che si scatena attraverso il fiato e il pianto del ciclone mediterraneo Harry, osservo il vento e la pioggia che spingono uomini e donne – quei pochi e quelle poche che circolano ancora – nella stessa direzione, quella decisa da Eolo, gli alberi piegati nella loro incredibile bellezza e forza, così “spettinati” loro malgrado. Osservo e rifletto. Guardo il mare, con quella potenza che intriga e spaventa al tempo stesso per la forza travolgente e l’imprevedibilità. È esattamente come la vita. Sembra stabile, procede e “a casa tutti bene”, come ha scritto Gabriele Muccino nel suo film (ora anche opera teatrale), di grande impatto emotivo e visivo. Tutto bene, poi, improvvisamente tutto cambia, volge a destra mentre ti aspettavi che andasse a sinistra, sopra o sotto, come manovrato da un fato benigno o crudele che tutto sa e tutto vede, di cui ignori la presenza e l’essenza; o forse, preferisci credere convintamente che il controllo sia nelle tue mani e nella tua mente per sentirti meglio.
Così non è: esiste certamente il libero arbitrio, ma non il controllo. Possiamo controllare alcune, diverse, piccole cose della vita, ma il nucleo non ci appartiene. Credo che ognuno sia un piccolo grande eroe della sua storia, che combatta le sue battaglie come meglio può, che creda con ogni cellula del suo corpo nella cosiddetta “normalità” e che speri ogni istante di poterci stare dentro. Salvo poi banalizzare e rendere superflua e noiosa questa normalità, finché… Ecco che l’imprevedibilità della vita ricompare: ci fa l‘occhiolino e questo occhiolino non ci piace affatto. Magari preferivamo la vita come era prima.
Solo, mi chiedo: perché non siamo stati felici prima, quando ancora potevamo? La Natura ci insegna, basta osservarla. Con attenzione, però, perché, anche se il suo messaggio sembra chiaro, non sempre lo è. Sono le piccole cose, i gesti, le gentilezze, le carezze, i pensieri buoni e costruttivi, il contributo alla società in cui viviamo, le cose che contano. Il genere umano è intelligente e capace di fare grandi cose: potrebbe fare un gran bene agli altri e al pianeta, se solo ricordasse di essere così piccino rispetto alle grandi cose dell’Universo, così facilmente piegabile al destino e al tempo, così logorabile e friabile ai dolori della vita, da ridimensionare la sete di potere e l’ambizione sfrenata. Quando arriva Harry, ciascuno aspetta che passi rintanato in casa propria. Tanto domani è un altro giorno.
Se solo ci si ricordasse quanto di bello che abbiamo realizzato noi esseri umani nel tempo, quanta pace abbiamo vissuto finora, quanto ci ha dato e ci dà ancora questo meraviglioso pianeta che ci ha ospitato e ci ospita… Basterebbe questa riflessione per chiudere ogni guerra, attuare velocemente e concretamente una transizione ambientale ormai essenziale per la sopravvivenza, ridistribuire la ricchezza enorme di alcuni pochi uomini e donne che, per quanto potenti e ricchi siano, un giorno saranno costretti comunque a lasciare ogni bene materiale e a viaggiare leggeri verso l’Eternità. E prendere Harry, augurandoci che non faccia danni, come un momento di riflessione per essere migliori domani. Ma domani si torna alla “noiosa normalità” e si riparte come se Harry non ci fosse mai stato.

