Circa 111mila euro in più. Quanto basta per dire che, se le stesse esigenze fossero state individuate a fine gennaio, quando si è presa contezza dei danni causati dal ciclone Harry, la Regione non avrebbe potuto decidere di intervenire in somma urgenza.
È quanto si ricava leggendo tra le righe di un decreto firmato ieri dal dirigente generale del dipartimento regionale tecnico, Duilio Alongi, nelle vesti di soggetto attuatore delle opere finanziate dal governo nazionale per ripristinare i luoghi colpiti in Sicilia dalle violente mareggiate di inizio anno. Alongi ha approvato il nuovo quadro economico dei lavori da eseguire nel porticciolo di Linosa, dove nell’area dello Scalo Vecchio si sono registrati danni strutturali.
L’incarico di ripristinare il punto d’approdo è stato affidato al Consorzio Santa Chiara di Favara, in provincia di Agrigento. L’impresa è stata selezionata, al pari di altre inviate in più punti della costa ionica, direttamente dai funzionari della Regione senza passare dalle procedure di gara. Un iter che il codice degli appalti consente, in condizioni di urgenza, fino a un importo massimo di mezzo milione di euro.
A Linosa, però, la cifra verrà superata.
Scoperte postume
“Maggiori quantità di opere in ferro necessarie per consentire in sicurezza agli operatori marittimi il varo e l’alaggio delle imbarcazioni; rifacimento totale dell’impianto elettrico di alimentazione della Torre faro e dei corpi illuminanti della strada di accesso al Molo Pozzolana; maggiori quantità di attività di difficile valutazione da contabilizzare in economia, resesi necessarie per lo sgombero di materie nelle sedi stradali, nelle aree adiacenti e nello specchio d’acqua dello Scalo Vecchio e a ricostruire infrastrutture danneggiate, quali cordoli ed aree adiacenti; maggiori quantità di ricostruzione muri in pietrame ai bordi della strada; maggiori quantitativi di pavimentazione in conglomerato bituminoso delle sedi stradali”.
È il certosino elenco stilato dalla Rup Patrizia Ragusa per spiegare alla Regione la necessità di stanziare somme extra per completare la ricostruzione dello scalo marittimo a Linosa. Nel decreto firmato da Alongi, con cui si dà il benestare alla spesa, si specifica che l’approvazione della variante suppletiva nasce dalla considerazione che si tratta “di lavori supplementari, non previsti nell’appalto iniziale” e per questo, considerata la situazione emergenziale, “un cambiamento del contraente risulta impraticabile per motivi economici e tecnici, non senza notevoli disagi o un sostanziale incremento dei costi per la stazione appaltante”.
Il nuovo quadro economico
Nel provvedimento, si sottolinea in più punti come la perizia sia figlia di una situazione di cui si è presa contezza a lavori già avviati. Ovvero quando già la Regione aveva preso accordi con il Consorzio Santa Chiara per agire in regime di somma urgenza. “Essa (la perizia, nda) si rende necessaria per garantire la fruibilità delle infrastrutture portuali, ivi compresa la piena funzionalità della viabilità di accesso alle opere oggetto di intervento, la sicurezza della circolazione e la durabilità dell’intervento nell’ambito delle finalità di protezione civile, sottese alla dichiarazione di somma urgenza – si legge – Nel corso della esecuzione dei lavori e a seguito dell’esecuzione delle attività preliminari di pulizia e verifica delle sedi stradali e delle aree portuali, si sono evidenziate le effettive condizioni dei luoghi, diverse e più gravose rispetto a quelle stimate in sede di redazione del verbale di somma urgenza e relativa perizia giustificativa”.
A fine gennaio, il Consorzio Santa Chiara aveva proposto un ribasso del 7,1 per cento per un importo contrattuale di 456.275 euro. Il ribasso, per legge, è applicato anche al nuovo quadro economico che tiene conto delle spese extra. Ciò fa sì che il nuovo corrispettivo che sarà erogato all’azienda sale a 567.470,76 euro. “La perizia di variante e suppletiva determina un incremento dell’importo contrattuale netto pari a 111.195,76 euro”, si legge nel decreto.
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