Paradossalmente l’immenso territorio del continente africano nel quale vive 1,3 miliardi di persone, tendenti al raddoppio entro il 2050, è così degradato e arretrato che rappresenta una forte opportunità di crescita. Per questa ragione Cina e Russia vi hanno posato sopra gli occhi e hanno iniziato una infiltrazione con le loro classi dirigenti per attuare quel processo di sviluppo che potrebbe procedere a grandi passi proprio perché basato sulla forte arretratezza.
Centinaia di cantieri cinesi sono stati aperti in quel territorio, decine vengono aperti dalla Russia, entrambi i Paesi utilizzano il proprio personale tecnico di vario genere non solo per l’esecuzione delle opere, ma anche per formare gli abitanti del territorio.
Lo sviluppo comincia a procedere in sordina perché così non crea l’invidia di altri Paesi che si disinteressano dall’Africa mentre si comportano da predoni, sottraendo materie prime di ogni genere, pagate molto poco.
L’arretratezza dell’Africa ha una precisa responsabilità nella sua classe dirigente dentro la quale è molto diffusa la corruzione perché l’egoismo è una qualità negativa presente tra gli esseri umani. L’Africa è una immensa start up, vale a dire che la potenzialità dell’insediamento di centinaia di migliaia di nuove iniziative è una realtà, presa molto sul serio da Cina e Russia.
Il Paese orientale ha come sua fondamentale linea politica la diffusione dei propri abitanti nel mondo che, si stima, oggi siano più di trecento milioni, in aggiunta a 1,3 miliardi di quelli che vivono all’interno.
I trecento milioni di cinesi sparsi nel mondo non si sentono. Agiscono in silenzio ma si espandono come le radici di un albero.
Verosimilmente ricevono finanziamenti dalla madre patria per iniziare attività nell’industria, nel commercio, nei servizi, anche avanzati. Si radicano nel territorio, molti di loro sposano cittadini e cittadine del luogo e continuano ad espandersi in modo quasi invisibile, contribuendo così alla crescita delle imprese di madre patria, i cui prodotti vengono venduti sui luoghi ove risiedono. L’“invasione” non va temuta, ma controllata. Soprattutto i beni che essi vendono, spesso senza certificazione Ue vanno tenuti sotto osservazione.
Anche la Russia ha cominciato a invadere l’Africa perché ha capito che quel mercato vergine può essere condotto e utilizzato anche a proprio vantaggio, dopo aver effettuato gli opportuni investimenti.
La Russia nell’era Putin sta crescendo economicamente e socialmente anche per effetto del suo immenso territorio che nella parte orientale confina con la Cina. Attraverso la Siberia e gli altri Paesi, fino agli Urali, ormai passano treni anche veloci che uniscono l’Oriente con l’Europa. Per ultimo la linea da Zurigo a Chengdu che in 18 giorni porta le merci da un capo all’altro dei continenti.
Il continente nero è un serbatoio quasi inesauribile di materie prime, ma anche un territorio che ha necessità di crescere.
Certo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio perché l’Africa mediterranea è diversa da quella dell’oceano Pacifico verso Oriente o dell’oceano Atlantico verso Occidente. Vi sono nazioni avanzate (rispetto agli standard del continente) come il Sudafrica e il Marocco, mentre la maggior parte delle collettività ancora vive come l’Europa un paio di secoli fa.
L’Europa che è molto vicina a quel continente non ha la stessa propensione a farlo crescere economicamente e socialmente.
Certo, alcune compagnie petrolifere si sono ben insediate nei territori ove si estrae il liquido nero, ma a parte ciò non si segnalano particolari nuove attività. Eppure se si pensasse di avviarvi la formazione, potrebbe essere la premessa per fare nuovi investimenti.
I “campi di concentramento” ove si accumulano migliaia di persone che cercano di sfuggire alla carestia dovrebbero essere trasformati in luoghi gestiti dai Paesi europei dove si insegna a scrivere e a far di conto, ove si spiegano le regole della civiltà ove si aiutano queste persone analfabete a conoscere gli embrioni del modo di vivere insieme e quindi civile.
E poi l’Europa potrebbe insediare i propri apparati produttivi, procedendo alla formazione come ha fatto Calzedonia in Etiopia.
