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Cina, il grande repulisti di esercito e difesa che rafforza Xi

Cina, il grande repulisti di esercito e difesa che rafforza Xi

Media ufficiali citano non corruzione ma scampato pericolo “politico”

Roma, 23 set. (askanews) – La nuova ondata di epurazioni ai vertici delle forze armate cinesi ha ormai svuotato quasi completamente l’organismo che dovrebbe guidarle insieme a Xi Jinping e si è estesa ben oltre le caserme, investendo gli apparati incaricati di acquistare, progettare e produrre gli armamenti. La cacciata definitiva dell’ex vicepresidente della Commissione militare centrale (Cmc) Zhang Youxia e dell’ex capo di Stato maggiore congiunto Liu Zhenli evidenzia una trasformazione che va esplicitamente oltre la mera ‘lotta alla corruzione’: la disciplina finanziaria e amministrativa è sempre più strettamente intrecciata alla questione della lealtà politica e del controllo del Partito sull’Esercito popolare di liberazione.

Il Politburo ha espulso lunedì Zhang e Liu dal Partito comunista e dalle forze armate, dopo l’apertura delle indagini annunciata il 24 gennaio. Le accuse ufficiali comprendono la formazione di ‘cricche’, la slealtà verso il Partito, l’uso delle rispettive posizioni per favorire promozioni in cambio di enormi somme di denaro, l’accettazione di doni e denaro e la mancata vigilanza su familiari e collaboratori. I due sono stati deferiti alla procura militare. Il Giornale dell’Esercito di liberazione popolare (conosciuto internazionalmente come Pla Daily’ ha scritto oggi che la loro eliminazione ha consentito di ‘eliminare un grave pericolo politico’ e ha chiesto di rendere permanente la ‘rettifica politica’, affinché ‘il fucile sia sempre sotto il comando del Partito’. Sono termini precisi, che segnalano come l’operazione messa in campo non è esclusivamente penale e amministrativa, ma politica.

L’effetto più vistoso è sulla stessa Cmc. L’organismo eletto al XX Congresso del Partito nel 2022 contava sette membri. Oggi il sito ufficiale della leadership del Pcc indica soltanto il presidente Xi Jinping e il vicepresidente Zhang Shengmin. Sono caduti, uno dopo l’altro, l’ex ministro della Difesa Li Shangfu, il vicepresidente He Weidong, il responsabile del lavoro politico Miao Hua e infine Zhang Youxia e Liu Zhenli. Zhang Shengmin, diventato vicepresidente nell’ottobre 2025, conserva contemporaneamente la guida della Commissione disciplinare della Cmc e un posto di vicesegretario della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare: una combinazione che rende particolarmente evidente il peso assunto dalla funzione di controllo all’interno del vertice militare.

Il repulisti, inoltre, non riguarda soltanto i comandanti. La crisi era emersa già nel 2023 attorno alla Forza missilistica e al sistema degli approvvigionamenti militari, coinvolgendo l’ex ministro Li Shangfu, in precedenza responsabile del Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti. Nel motivare la sua espulsione, Pechino affermò esplicitamente che Li aveva ‘gravemente contaminato’ l’ambiente politico del settore degli equipaggiamenti. Da allora le indagini hanno raggiunto dirigenti dei grandi gruppi industriali della difesa. Nel febbraio 2025 è stato espulso dal Partito l’ex presidente del colosso aeronautico Avic, Tan Ruisong, accusato tra l’altro di essersi arricchito ‘mangiando dell’industria militare’, secondo l’espressione utilizzata dalla Commissione disciplinare.

Nel febbraio di quest’anno sono stati inoltre estromessi dall’Assemblea nazionale del popolo tre esponenti di primo piano dell’apparato della difesa: Liu Cangli, già alla guida dell’Accademia cinese di fisica ingegneristica, istituzione centrale per il programma nucleare militare; Luo Qi, ingegnere capo della China National Nuclear Corporation; e Zhou Xinmin, ex presidente di Avic. E ancora ad agosto le autorità militari hanno aperto un canale per raccogliere denunce su irregolarità negli acquisti della Forza missilistica, estendendo i controlli a gare, contratti, fornitori e valutatori. La pressione investe dunque l’intera filiera che collega denaro, promozioni, ricerca tecnologica, industria e capacità operativa.

Su questo terreno il repulisti assume un significato più ampio negli equilibri di potere cinesi. Formalmente, l’ordinamento politico-militare costruito negli ultimi anni attribuiva già a Xi una posizione dominante. Il principio della ‘responsabilità del presidente della Commissione militare centrale’ stabilisce che il presidente guida tutte le forze armate e decide sulle principali questioni della difesa; i documenti ufficiali cinesi precisano che il presidente della Cmc ha ‘l’ultima parola’ sulle questioni militari fondamentali. E’, insomma, il ‘Commander in chief’, volendo utilizzare categorie americane. L’eliminazione di una parte così consistente della gerarchia riduce però ulteriormente il numero dei centri personali di potere e delle reti di influenza in grado di mediare tra Xi e la struttura militare.

Il caso Zhang è sotto questo profilo particolarmente significativo. Non si trattava di un generale marginale né di un esponente ereditato dalle precedenti leadership. Figlio di un compagno d’armi del padre di Xi, era stato a lungo considerato uno degli uomini più vicini al presidente nelle forze armate ed era il militare di grado più elevato del Paese. La sua caduta mostra che la prossimità personale al leader non costituisce una garanzia di sopravvivenza politica quando entrano in gioco accuse di costruzione di reti autonome, corruzione o insufficiente lealtà. Le accuse rese pubbliche a settembre sono infatti molto più politiche della formula generica delle ‘gravi violazioni della disciplina e della legge’ utilizzata all’apertura dell’indagine in gennaio: il riferimento alle ‘cricche’ e alla slealtà porta direttamente il caso sul terreno dei rapporti di potere interni.

La lettura ufficiale cinese respinge l’idea che tutto ciò indebolisca le forze armate. Il Pla Daily sostiene al contrario che l’eliminazione della corruzione rafforza la ‘purezza’ dell’Esercito, la sua coesione e la capacità di combattimento. Tian Shichen, presidente del think tank cinese Global Governance Institution ed ex funzionario del ministero della Difesa, ha sostenuto che la rimozione degli elementi corrotti rafforza le fondamenta politiche e l’efficienza militare, contestando la lettura occidentale secondo cui la campagna sarebbe essenzialmente uno strumento di concentrazione del potere personale nelle mani di Xi.

Fuori dalla Cina, le interpretazioni sono più articolate. Diversi analisti ritengono che la campagna abbia ulteriormente rafforzato il controllo di Xi sull’Esercito e, attraverso di esso, sul sistema del Partito-Stato. Ma lo svuotamento dei vertici ha un costo potenziale. Uno studio del China Leadership Monitor osserva il paradosso di una campagna che dimostra contemporaneamente la capacità di Xi di rimuovere anche i subordinati più potenti e la difficoltà incontrata dalla leadership nel disciplinare una burocrazia militare che, dopo oltre un decennio di lotta alla corruzione, continua a produrre casi ai massimi livelli. Secondo la stessa analisi, le numerose vacanze e l’arrivo di ufficiali meno esperti possono rallentare almeno temporaneamente l’obiettivo di preparare le forze armate alle operazioni più complesse.

Il sistema, intanto, continua a funzionare. Una nuova generazione di tenenti generali ha assunto di fatto numerose responsabilità lasciate scoperte nei dipartimenti della Cmc, nei comandi di teatro e nelle singole forze armate, anche se cinque dei sette posti al vertice della Commissione restano formalmente vacanti. Le esercitazioni, i test dei sistemi d’arma e le attività operative intorno a Taiwan e nei mari della Cina orientale e meridionale sono proseguiti, anzi sono stati aumentati. Il problema sollevato dagli osservatori riguarda soprattutto la capacità di comando in una crisi o in una guerra ad alta intensità, dopo la rimozione di comandanti con una lunga esperienza operativa e la continua rotazione ai livelli superiori.

Pechino sembra comunque voler tenere unite le due dimensioni: disciplina politica e preparazione militare. Nello stesso editoriale in cui invoca l’eliminazione delle reti corrotte, il Pla Daily ordina alle forze armate di concentrarsi sull’addestramento realistico, seguire le trasformazioni tecnologiche e accelerare lo sviluppo delle nuove capacità di combattimento. Tra aprile e giugno, inoltre, la prima sessione di un nuovo corso di dieci settimane per gli alti quadri militari è stata dedicata proprio alla ‘rettifica politica’, alla lotta alla corruzione e alla preparazione al centenario dell’Esercito popolare di liberazione nel 2027.

Il quadro che ne risulta è quindi duplice. Sul piano degli equilibri politici, l’epurazione restringe ulteriormente gli spazi per reti militari autonome e concentra verso il vertice la catena del comando e della lealtà. Ma proprio l’estensione della campagna, dodici anni dopo l’avvio della lotta anticorruzione di Xi, mostra anche quanto profondamente il problema delle clientele, degli appalti e delle fedeltà personali continui a essere percepito dalla leadership come una vulnerabilità. Il messaggio lanciato dal Partito alle forze armate non riguarda ormai soltanto l’onestà degli ufficiali: riguarda chi controlla le armi, chi decide le promozioni e, in ultima analisi, a chi deve rispondere l’apparato militare della seconda potenza mondiale.

(di Antonio Moscatello).