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Cinque modi per sparire insieme

Cinque modi per sparire insieme

Viaggiare in coppia per rallentare, dal Pacifico alle Alpi

Milano, 14 gen. (askanews) – San Valentino è una data. Sta sul calendario, arriva puntuale, passa. Il desiderio di partire insieme, invece, nasce spesso quando lo spazio si restringe, le giornate si assomigliano e anche le cose belle rischiano di diventare abitudini senza respiro.

Viaggiare, in questo senso, serve meno a festeggiare qualcosa e più a spostare il punto di vista. Cambiare latitudine, paesaggio, ritmo. E scoprire che cosa rimane quando la vita quotidiana si allontana.

In questo periodo le idee di viaggio si somigliano meno di quanto sembri. Cambiano i luoghi, cambiano le distanze, resta la stessa esigenza: ritagliarsi tempo da passare insieme. Senza cronometrare impegni.

Le Isole di Tahiti rappresentano da sempre un’idea precisa di altrove, esotica. Acqua ferma, orizzonte pulito, gesti lenti. Bora Bora continua a essere l’immagine più riconoscibile, quasi un’icona pop del romanticismo tropicale. Eppure il racconto più interessante oggi scivola appena più in là, verso Tupai, un’isola disabitata che vista dall’alto disegna una forma a cuore. Il dettaglio conta fino a un certo punto. Quello che resta è l’assenza: niente villaggi, niente programmi, solo un tempo vuoto da abitare insieme. Un lusso raro.

Dall’altra parte del mondo, l’Australia offre una declinazione diversa dello stesso bisogno. La Daintree Rainforest, la foresta pluviale più antica del pianeta, non chiede di essere visitata, chiede di essere attraversata lentamente. Dormire tra gli alberi, ascoltare un fiume che scorre da prima di qualsiasi progetto umano, condividere giornate in cui il silenzio diventa una presenza. Qui il romanticismo perde ogni decorazione e si riduce all’essenziale: stare, camminare, aspettare.

Più a ovest, il Western Australia spinge ancora oltre questa sottrazione. Il cielo notturno diventa il centro dell’esperienza. Glamping isolati, station perse nell’outback, distanze che si misurano in ore. Di notte, quando le luci artificiali spariscono, un cielo che costringe alla contemplazione. Le conversazioni si accorciano, i gesti rallentano, l’attenzione si sposta. Condividere quello sguardo verso l’alto è già un viaggio.

Anche l’Arabia Saudita entra in questo racconto da una direzione inattesa. Tra il Mar Rosso e il deserto di AlUla, l’esperienza passa attraverso l’atmosfera che si respira: il tramonto che accende le pietre, una passeggiata notturna tra tombe millenarie, una candela accesa ogni sera negli spazi comuni. Qui il tempo rallenta senza dichiararlo, e l’intimità prende la forma della quiete condivisa.

Poi c’è la proposta più semplice, quella che non richiede voli intercontinentali né adattamenti radicali. Il Trenino Verde delle Alpi attraversa confini senza clamore, collegando paesaggi, stagioni, piccoli centri. A bordo, il viaggio coincide con il percorso. Il paesaggio scorre, le fermate restano aperte, il tempo si distende. Una passeggiata, un pranzo, una notte fuori casa. A volte basta questo per sentirsi in un altro mondo.

Messe una accanto all’altra, queste esperienze raccontano meno il romanticismo come celebrazione e più il romanticismo come gestione dello spazio: fisico, mentale, emotivo. La capacità di concedersi un intervallo, di restare insieme senza dover riempire ogni momento.

Forse è questo il filo che unisce mete così diverse. La possibilità di sparire un po’, senza spiegazioni, senza effetti speciali. Di rallentare abbastanza da accorgersi che il tempo vissuto assieme, quando smette di essere una risorsa da ottimizzare, torna a essere semplicemente tempo.

San Valentino passa. Questa esigenza resta.

Foto: © Hino Itaru