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Cittadini/e ignoranti come pecore di gregge

Cittadini/e ignoranti come pecore di gregge

Il valore della cultura, della lettura e del silenzio come antidoti all’ignoranza, alla comunicazione di massa e ai condizionamenti digitali.

La cultura è il cibo della mente, quella medicina che, presa quotidianamente, fa capire i fatti e le vicende che ci capitano, con i quali acquisiamo dosi di capacità cognitiva, che ci rende liberi/e.
Sempre di più vi è l’abitudine di parlare, di dare fiato alla bocca, senza aver prima pensato, coordinato quello che passa per la testa, per poi esprimerlo in modo possibilmente conciso, secondo la vecchia regola di parlare per sintesi: soggetto, predicato e complemento.
Il linguaggio che si usa, dopo averlo pensato e ponderato, è lo strumento che dimostra la capacità di fare, molto più efficace della capacità di parlare. E questo comportamento si ottiene solo tramite l’acquisizione della cultura.

I parolai, invece, divagano perché ritengono che esprimendo frasi a valanga potranno dimostrare qualcosa di indimostrabile e cioé che sono capaci. Intendiamoci, quando scriviamo queste cose non vogliamo scomodare i grandi oratori di tutti i secoli, da Seneca a Cicerone, fino a Quintiliano. Vogliamo semplicemente riferirci a quelle persone che, per un verso o per l’altro, danno fiato alla bocca.

Comunicazione senza significato e debolezza sociale

La questione che vi poniamo è importante per il buon funzionamento della nostra Società, nella quale vi è un’abbondanza di comunicazione senza significato, che quindi fa danno perché confonde le acque e mette i/le cittadini/e in uno stato di obiettiva debolezza, facendoli/e diventare oggetto delle prevaricazioni altrui.

Qual è l’antidoto all’ignoranza? L’abbiamo già scritto: l’informazione e la lettura su carta di libri e quotidiani. Perché su carta e non sugli schermi digitali? Perché ciò che si legge sulla carta è più facilmente memorizzabile di ciò che si legge sugli schermi.

Giornalismo, responsabilità e anarchia informativa

Una responsabilità della lettura dei fatti che vi stiamo facendo è della categoria professionale dei/delle giornalisti/e, fra i/le quali ve ne sono di altissimo valore etico, altri/e che fanno onorevolmente il proprio mestiere di divulgatori/trici e una terza parte che, invece, contribuisce all’anarchia informativa e al peggioramento dello stato di salute mentale dei/delle cittadini/e.

Il valore del silenzio e della riflessione

Alle volte, quindi, bisognerebbe lodare il silenzio che, paradossalmente, potrebbe parlare.
Ricordiamo al riguardo una bella canzone, presentata nel 1968 da Paolo Limiti, Mogol ed Elio Isola, intitolata proprio “La voce del silenzio”.

La canzone esaltava questo comportamento non basato sulle parole, ma sull’espressione del viso, sul tempo che serve per valutare i fatti, sulla riflessione e, in generale, sulla capacità di comprendere meglio ciò che accade, farsi un proprio autonomo convincimento e solo dopo esprimere il proprio punto di vista, sempre con cautela. Si tratta di un metodo, senza del quale tutto quanto diciamo cadrebbe nel nulla.

Per realizzarlo bisogna anche possedere conoscenze e competenze. Senza queste qualità è difficile che una persona possa capire ciò che accade, la ragione per cui accade e tentare di farsi un’opinione, possibilmente costruttiva, al fine di contribuire alla soluzione dell’evento e alla sua evoluzione.

Comunicazione di massa, algoritmi e libertà individuale

Oggi la comunicazione di massa sta appestando le persone, soprattutto quelle più giovani, perché è talmente rapida e quantitativamente enorme che ottenebra le loro menti; le menti di coloro che ascoltano e leggono solo attraverso quei “rettangolini luminosi”, nei quali si ha l’impressione che vi sia racchiusa l’informazione del mondo. Ma così non è, anche perché se ciascuno di noi non è capace di selezionare ciò che vede e ciò che sente, di fatto riceve comunicazioni che lo/a possono condizionare.

Un esempio evidente è il funzionamento degli algoritmi dei siti, che propongono solo informazioni coerenti con le nostre precedenti ricerche sul web.

Il bene supremo di ognuno di noi è quello della libertà, che parte dalla capacità di pensare senza condizionamenti. Quindi nessuno dovrebbe farsi schiavizzare dal “rettangolino luminoso”, bensì usarlo come strumento alle proprie esigenze.

Purtroppo vediamo bambini/e e ragazzini/e che si addormentano con l’aggeggio e si risvegliano con lo stesso, non considerando neanche i possibili effetti sulla salute.
Ma tant’è, i tempi sono quelli che sono. A chi legge, la relativa opinione.