Milano, 23 set. (askanews) – A Cividale del Friuli ha rialzato la serranda l’Antica Drogheria Scubla, uno degli indirizzi storici del centro cittadino, legato da oltre un secolo alla vita commerciale e gastronomica della città.
Siamo al numero 33 di corso Giuseppe Mazzini. Qui nel 1880 nacque la Torrefazione Moschioni; dal 1921 il negozio prese il nome Scubla. Dopo un periodo di chiusura è ripartito come “Scubla 1921 – Dispensa Friulana”, per iniziativa di Enrico Coser, proprietario con la famiglia della cantina Ronco dei Tassi di Cormòns e residente a Cividale.
Per chi visita la città è anche un modo diverso di entrare nel territorio, accanto ai monumenti e alle testimonianze storiche per cui Cividale è conosciuta: attraverso una vecchia bottega, i suoi prodotti e una tradizione commerciale che qui ha attraversato generazioni.
Gli spazi sono rimasti in gran parte quelli di prima: la bottega, il retro, gli scaffali e la cantina sotterranea, già aperta in passato in occasione delle Giornate FAI. Continua a funzionare anche la vecchia macchina color rubino per macinare il caffè.
Sugli scaffali ci sono circa 130 spezie conservate nei vasi di vetro e una quarantina di tè. I caffè, con selezioni di Brasile, Colombia ed Etiopia, vengono prodotti per Scubla dalla Torrefazione Goriziana.
La nuova gestione privilegia i prodotti friulani, senza limitarsi però al territorio. Salumi, formaggi, vini e specialità regionali convivono con pasta artigianale, risi, conserve, oli, aceti, mieli, cioccolato, sardine portoghesi e formaggi piemontesi. L’idea è mantenere anche una parte dell’offerta adatta alla spesa quotidiana, evitando che la drogheria diventi soltanto un negozio per gourmet.
A seguire la selezione e i clienti è Federica Comentale, sommelier con oltre dieci anni di esperienza nella ristorazione in Italia e all’estero, tra cui Hia Franko a Caporetto, Alchemist a Copenaghen e La Subida a Cormòns.
La riapertura riporta in corso Mazzini un’attività nata quasi un secolo e mezzo fa. Sugli scaffali sono tornati spezie, caffè, formaggi, conserve e vini: dentro gli stessi spazi in cui Cividale faceva la spesa già alla fine dell’Ottocento.

