C’è uno storico vizio, quello di piegare i finanziamenti pubblici agli interessi privati, all’origine del sequestro disposto dalla gip del tribunale di Palermo Ivana Vassallo nei confronti dell’ex commissario straordinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs), Salvatore Seminara.
Seminara, che è il principale indagato nell’inchiesta coordinati dai magistrati della procura europea (Eppo), è accusato di truffa aggravata insieme a Gioacchino Basile e Maria Daniela Costantino. Questi ultimi sono finiti sotto la lente dei magistrati per il ruolo di tesoriere e segretaria dello Scientific and Technical Office di Remesa, la Rete mediterranea della salute animale. Costantino è consuocera di Seminara, ma anche cognata dell’assessore alla Salute Marcello Caruso.
Secondo la tesi della procura, gli indagati avrebbero fatto in modo di trasformare i progetti pubblici in volano per alimentare clientelismo e assegnare una serie di benefici tramite l’affidamento di consulenze e borse di studio.
Condotta fraudolenta
“Dall’esame complessivo del compendio probatorio – si legge nel decreto con cui è stato disposto il sequestro di oltre 91mila euro – emerge che Seminara ha posto in essere un’articolata condotta fraudolenta volta a intercettare e gestire in modo privatistico i finanziamenti pubblici destinati allo
Stor Remesa, originariamente allocati nella sfera dell’Izs Sicilia”.
Secondo la giudice, Seminara avrebbe sfruttato il proprio ruolo di commissario straordinario e al contempo di direttore amministrativo dello Stor Remesa, per utilizzare con estrema libertà i fondi a disposizione, erogati sia dalla Regione che dal ministero. Per facilitare le cose, Seminara avrebbe inoltre creato un comitato, dotato di propria autonomia giuridica, per affiancarlo allo Stor Remesa e di cui avrebbero fatto parte sia Basile che Costantino.
“A fronte della costituzione dello Stor Remesa, quale ufficio tecnico-scientifico internazionale operante presso l’Izs e destinato ad essere gestito dall’ente pubblico, Seminara ha promosso la
creazione di un autonomo comitato, formalmente qualificato come ente privatistico e originariamente destinato alla mera organizzazione di specifici eventi scientifici. Tuttavia, mediante successive modifiche statutarie, tale organismo veniva trasformato in soggetto dotato di autonomia organizzativa ed economica, di fatto sostitutivo dello Stor Remesa nella gestione delle attività e, soprattutto, delle risorse finanziarie ad esso destinate”.
Sovrapprezzi e cattive rendicontazioni
Scorrendo il decreto del tribunale, ci si imbatte nel lungo elenco di criticità individuate dai magistrati nella gestione degli oltre due milioni di contributi assegnati – di cui oltre 700mila erogati – per portare avanti iniziative utili a tenere sotto controllo il benessere animale e prevenire la diffusione di patologie.
In molti casi le rendicontazioni sono oggetto di contestazioni in quanto i soldi sarebbero stati utilizzati per attività differenti rispetto a quelle presentate nei progetti. Problemi anche con l’individuazione delle figure a cui affidare consulenze.
In questo caso, per la procura dietro le consulenze ci sarebbero stati rapporti di lavoro che avrebbero configurato una selezione tramite procedure comparative. Averle fatte risultare consulenze avrebbe avuto l’obiettivo di eludere le selezioni pubbliche.
Il sospetto di sprechi avrebbe riguardato anche l’uso di risorse per finanziare viaggi di lavoro. Un’agenzia di viaggi palermitana avrebbe fatturato l’acquisto di voli con elevatissimi sovrapprezzi.
“Dalla documentazione contabile acquisita risulta che, a fronte di costi pari ad euro 13.931,55 riguardanti l’acquisto di biglietti aerei per cinque persone provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, pernottamenti, catering, materiale pubblicitario, interpreti e transfer, ha fatturato al Comitato Stor Remesa l’importo di euro 35.226,13 con un ricarico superiore al 150 per cento”, si legge.
Il computer a casa
Nell’indagine è finita anche un’intercettazione tra Costantino e la figlia, in cui la prima chiede alla seconda di cercare documenti in un computer Apple che si trova nell’abitazione familiare. Per gli inquirenti è la prova di come il dispositivo, acquistato con risorse dello Stor Remesa, sarebbe utilizzato per fini personali dalla cognata e dalla nipote dell’assessore Caruso.
“Le conversazioni riscontrano come il Pc Apple acquistato per necessità d’ufficio in realtà sia stato utilizzato dalla figlia della Costantino. Questo assunto è, altresì, confermato dalla copia forense eseguita dal consulente tecnico appositamente nominato che ha effettivamente riscontrato la quasi esclusiva presenza di documenti riconducibili (alla figlia) al punto da associare il dispositivo al nominativo di quest’ultima”.
La segnalazione sui politici
L’inchiesta di Eppo è partita da una segnalazione che tira in ballo alcuni esponenti politici regionali, tra cui l’attuale assessore alla Salute Marcello Caruso e la deputata Marianna Caronia.
“Le indagini – si legge nelle prime pagine del decreto di sequestro – venivano avviate a seguito di una segnalazione nascente da fonti aperte di una gestione clientelare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, nelle assunzioni di personale e progressioni in carriera in favore di soggetti legati da vincoli di parentela con burocrati e politici regionali. In detta segnalazione venivano menzionati, tra gli altri, oltre al commissario straordinario Seminara, anche il coordinatore regionale di Forza Italia Marcello Caruso, l’onorevole Marianna Caronia e il dirigente regionale Pietro Schembri, il cui ufficio ha l’incarico di vigilanza sulle attività dell’Istituto zooprofilattico”.
Caruso, Caronia e Schembri non figurano tra gli indagati.
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