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Cnr: Concluso a Roma l’Arctic Circle – Polar Dialogue

Cnr: Concluso a Roma l’Arctic Circle – Polar Dialogue

L’Italia guida il confronto sulle regioni polari

Roma, 5 mar. (askanews) – Scienza, diplomazia, sicurezza, formazione e ricerca. Sono le cinque parole chiave della due giorni dell’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue che ha riunito per la prima volta in Italia, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), le voci più autorevoli della ricerca polare, insieme a rappresentanti di governi e istituzioni, del mondo produttivo, delle comunità indigene e della società civile da oltre 40 Paesi con l’obiettivo di discutere il futuro delle regioni polari.

Il Forum è stato organizzato da Arctic Circle in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), e con il coinvolgimento del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Al centro del confronto internazionale la complessità delle sfide scientifiche e geopolitiche che interessano l’Artico, l’Antartico e il Terzo Polo himalayano. Tanti i temi sul tavolo: dal cambiamento climatico alle tecnologie avanzate per osservazione, monitoraggio e adattamento in ambienti estremi; dalle nuove rotte di navigazione alla questione delle risorse minerarie, dalla sicurezza internazionale alla diplomazia scientifica.

“L’Artico e le regioni polari sono ora al centro della scacchiera geopolitica. Il Rome Forum – Polar Dialogue arriva quindi in un momento storico”, ha detto Ólafur Ragnar Grímsson, Presidente di Arctic Circle.

“È la prima volta che in Italia si tiene un Polar Summit. Ne siamo profondamente orgogliosi. Questa è la dimostrazione che la comunità scientifica internazionale riconosce il valore della ricerca artica italiana che da 50 anni è protagonista nell’Artico”, ha dichiarato il Ministro dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, in apertura della prima plenaria. “L’Artico e le regioni polari sono il luogo dove la scienza diventa cooperazione. E in un momento così complesso dal punto di vista geopolitico, ricerca e scienza si dimostrano collegamento perfetto tra la diplomazia di una politica estera responsabile e una difesa che garantisce la sicurezza a tutti noi”.

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: “L’Artico non è più una periferia, è una regione centrale, anche per il nostro sviluppo, per il futuro della nostra ricerca e per la nostra stessa sicurezza. Per questo abbiamo lanciato il nuovo Documento strategico italiano sull’Artico: vogliamo consolidare il ruolo dell’Italia come partner sempre più riconosciuto dalla famiglia dei popoli artici, che contribuisce agli equilibri e al benessere della regione, rafforzando così l’asse nord-sud del continente, dall’Artico al Mediterraneo. Con più progetti di ricerca e più imprese italiane attive nel territorio, possiamo rendere l’Artico più prospero e consolidare il rapporto transatlantico”.

Isabella Rauti, Sottosegretario alla Difesa con delega all’Artico, Sub-artico e Antartide, ha dichiarato: “L’Artico è un baricentro strategico ed una responsabilità condivisa; uno scenario in cui si intrecciano sicurezza, cambiamenti climatici, nuove rotte commerciali e interessi globali confliggenti. È fondamentale preservare stabilità, cooperazione e rispetto del diritto internazionale”.

Il Presidente del CNR Andrea Lenzi, a conclusione dell’evento, ha commentato: “È stata una due giorni intensa e di grande valore per il nostro Paese, che ha ospitato per la prima volta a Roma l’Arctic Circle Forum, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un appuntamento di straordinaria rilevanza scientifica e istituzionale, con 40 sessioni tematiche parallele, 2 plenarie e oltre 500 presenze tra ricercatori ed esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari. L’Artico ci riguarda tutti da vicino: è un laboratorio naturale che ci aiuta a comprendere i cambiamenti climatici, gli equilibri ambientali e le dinamiche che influenzano direttamente le nostre società. Continuare a investire nella ricerca polare significa credere nella capacità di anticipare i rischi, proteggere gli ecosistemi e tutelare le future generazioni. Il Cnr, quale ente di ricerca, è al fianco del Governo italiano per l’attuazione della Strategia nazionale artica, con l’obiettivo di consolidare il ruolo dell’Italia nella ricerca internazionale e di garantire che la scienza possa continuare a fornire le conoscenze, gli strumenti e le soluzioni più innovative per affrontare le sfide che abbiamo di fronte”.

“La ricerca polare è una sfida globale: richiede infrastrutture condivise, tecnologie avanzate e una comunità scientifica capace di lavorare con visione e responsabilità”, ha detto Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR. “Il Cnr è attivo da decenni in Artico, dove alle Svalbard gestisce la stazione Dirigibile Italia, punto di riferimento per le misure climatiche di lungo periodo. Il Cnr è protagonista anche negli altri luoghi estremi del pianeta, dall’Antartide all’Himalaya attraverso collaborazioni interdisciplinari che trascendono i confini nazionali e che oggi più che mai sono cruciali per affrontare le trasformazioni in atto sul nostro pianeta”.

“Studiare l’Artico oggi significa guardare direttamente al futuro del nostro pianeta. La regione artica si sta riscaldando più del doppio rispetto al resto del mondo, e il 2025 ha segnato nuovi record di riduzione del ghiaccio marino, sia in inverno che in estate”, ha commentato Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, che ha coordinato la parte scientifica dell’evento. “Se questa tendenza non si arresta, entro pochi decenni l’Artico potrebbe diventare un mare blu in estate, quasi privo di ghiaccio, influenzando correnti, clima ed ecosistemi in tutto il mondo. La chiave per comprendere questi cambiamenti e per affrontare questa sfida globale è un impegno scientifico costante e condiviso, sostenuto da maggiori investimenti in ricerca e infrastrutture”.

A conclusione del Forum di Roma, l’Accademia Pontificia delle Scienze questa mattina ospita un seminario presieduto dal Cardinale Turkson, nel corso del quale saranno presentati i risultati e le conclusioni dell’incontro internazionale.

Arctic Circle è la più grande rete di dialogo e cooperazione internazionale dedicata all’Artico. È una piattaforma aperta alla partecipazione di rappresentanti di governo, organizzazioni, aziende, comunità scientifica, università, think tank, associazioni ambientaliste, comunità indigene, società civile e altri stakeholder di potenziale interesse.