Home » Askanews » Cnr, incendi estremi estate 2025: studio rivela fattori scatenanti

Cnr, incendi estremi estate 2025: studio rivela fattori scatenanti

Cnr, incendi estremi estate 2025: studio rivela fattori scatenanti

L’articolo è pubblicato su Global Change Biology

Roma, 6 feb. (askanews) – Uno studio internazionale a cui ha partecipato, per l’Italia, il Consiglio nazionale delle ricerche con due Istituti di ricerca – Cnr-Isac e Cnr-Igg- ha analizzato le cause degli incendi record registrati in Europa occidentale, e in particolare nel nord-ovest iberico, nell’agosto del 2025, individuando nel cambiamento climatico e nell’evoluzione del paesaggio forestale i due fattori che aumentano la frequenza e intensità di tali eventi estremi. L’articolo, riferisce una nota, è pubblicato su Global Change Biology

E’ stata la combinazione di condizioni meteorologiche estreme e di una vegetazione particolarmente predisposta alla combustione l’origine del record storico di superficie bruciata durante gli incendi che hanno colpito il Nord-Ovest della Penisola Iberica nell’agosto 2025: è quanto ha ricostruito uno studio internazionale a cui hanno partecipato, per l’Italia, ricercatori e ricercatrici del Consiglio nazionale delle ricerche dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e dell’Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg).

Lo studio pubblicato su Global Change Biology nel formato Science behind the news, è stato guidato dal Gruppo di Modellistica Atmosferica Regionale (MAR) dell’Università spagnola della Murcia, e ha visto la partecipazione, oltre che del Cnr, di istituzioni dalla Spagna e dal Belgio.

La ricerca mostra che gli incendi non sono stati un evento isolato, ma si sono sviluppati in concomitanza con un’ondata di calore eccezionale durata 16 giorni nell’Europa sud-occidentale, che ha favorito condizioni meteorologiche estreme per la propagazione del fuoco. Tali condizioni si sono riflesse nell’aumento dell’Indice di Pericolo di Incendio, che ha raggiunto il valore mensile più elevato mai registrato nel Nord-Ovest della Penisola Iberica nel periodo 1985-2025.

L’area interessata dagli incendi, pur rappresentando il 2% del territorio europeo, ha concentrato oltre il 50% della superficie totale percorsa dal fuoco in Europa fino alla fine di agosto, comprendendo circa 541.000 ettari su un totale di un milione complessivamente danneggiati dal fuoco. Emerge tuttavia che le condizioni meteorologiche estreme rilevate, pur essendo un fattore determinante, non spiegano da sole l’entità degli incendi.

Inoltre, non sono state riscontrate evidenze di una maggiore presenza e impatto degli incendi sulle aree protette: la superficie bruciata all’interno di questi spazi risulta, infatti, coerente con la loro estensione relativa sul territorio. Le fiamme hanno piuttosto colpito in modo sproporzionato le aree a macchia e arbusteto, che hanno bruciato in percentuali molto superiori alle attese: questo squilibrio suggerisce un aumento dell’estensione di questo tipo di vegetazione, probabilmente legato a decenni di abbandono del territorio, comune a tutto il Mediterraneo europeo, e a una gestione forestale inefficace.

“I risultati mostrano come il cambiamento climatico stia aumentando la probabilità di condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi, ma l’impatto finale dipende fortemente anche dall’uso del suolo e dalla struttura dei combustibili vegetali”, afferma Marco Turco, studioso italiano in forza all’Università della Murcia che ha coordinato lo studio. “È necessario passare da una strategia prevalentemente reattiva di soppressione degli incendi a una prevenzione proattiva, che consideri la resilienza agli incendi come una priorità di sicurezza nazionale”, sottolinea Mara Baudena, prima ricercatrice del Cnr-Isac di Torino.

“Una gestione integrata del territorio, che riduca il carico di combustibile e rafforzi la presenza attiva e consapevole delle comunità locali, insieme al monitoraggio satellitare e alla capacità di intervento rapido, sono oggi fra le misure più efficaci per limitare gli impatti futuri”, conclude Antonello Provenzale, dirigente di ricerca del Cnr-Igg.