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Coldiretti: prezzi pagati ad agricoltori in caduta libera

Coldiretti: prezzi pagati ad agricoltori in caduta libera

RIso -17%, uva -56%, grano duro -13%, lattuga -33%

Roma, 12 nov. (askanews) – I prezzi pagati agli agricoltori sono in caduta libera, mentre i costi di produzione si mantengono alti, con molte aziende che si ritrovano a lavorare in perdita, anche per effetto della concorrenza sleale delle importazioni dall’estero. Lo sottolinea la Coldiretti nel commentare la nota Istat sull’andamento dell’economia italiana. Se sui prezzi alimentari al dettaglio si riscontrano tensioni, infatti, le quotazioni medie nei campi continuano a soffrire, come dimostrano i dati mensili di Ismea relativi a ottobre.

Tra i cereali si registrano cali a doppia cifra per grano duro (-13%) e riso (-17%), con le produzioni nazionali che continuano ad essere messe sotto pressione dall’invasione di cereali stranieri. Uno scandalo, quello del grano duro, che ha portato a una mobilitazione di ventimila agricoltori della Coldiretti, con la presentazione di una piattaforma di proposte, subito condivisa dal Governo, per fermare le speculazioni. L’azione ha già ottenuto i primi risultati, fermando la spirale al ribasso e recuperando una parte del valore, anche se la battaglia continua.

Difficile anche la situazione del riso con alcune varietà come l’Arborio che hanno perso addirittura il 35% del valore rispetto allo scorso anno. Non va meglio all’ortofrutta, dal -40% per i pomodori al -33% per la lattuga fino al -56% per l’uva da tavola.

A pesare sulle quotazioni basse, che colpiscono gli agricoltori senza avvantaggiare i consumatori, “sono soprattutto le importazioni di prodotto straniero a basso costo – sottolinea Coldiretti – che saturano il mercato facendo crollare i prezzi di quello italiano. Importazioni spesso favorite da accordi commerciali con i paesi Extra Ue e dalla mancanza di trasparenza, per l’assenza dell’obbligo dell’etichetta d’origine sui prodotti alimentari in commercio nella Ue”. Senza dimenticare “il fatto che al di fuori dell’Europa vengono usati prodotti, come pesticidi o antibiotici, che nell’Unione sono vietati da anni. Una forma di concorrenza sleale che viene permessa grazie alla mancanza del principio di reciprocità delle regole”, ribadisce la confederazione.