Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, l’assessore regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni.
La Sicilia sta affrontando la questione delle risorse idriche partendo dai tre dissalatori già entrati in funzione. Ci sono soltanto interventi emergenziali in campo?
“I dissalatori esistono in quelle parti del mondo in cui purtroppo c’è una carenza idrica che aumenterà, perché questo è frutto del cambiamento climatico cui stiamo assistendo. Ormai stiamo andando nella direzione di siccità importanti e poi di piogge che diventano delle bombe d’acqua. Quindi, i dissalatori sono importanti per compensare la siccità che abbiamo avuto. Lo stanno già facendo. Ai tre già in funzione se ne aggiungeranno due nell’area metropolitana di Palermo, su cui abbiamo già avviato una manifestazione di interesse pubblicata qualche mese orsono”.
Che tempi si prevedono per la realizzazione?
“Sono tempistiche tecniche. Questi già operativi sono dissalatori mobili, realizzati in una tempistica adeguata. Tra la immissione del finanziamento e la realizzazione è passato circa un anno. Con onestà intellettuale, devo dire che bisogna correggere la dimensione energivora dei dissalatori, perché il grande costo non è la gestione degli impianti ma l’energia che consumano. Per questo abbiamo previsto un avviso pubblico sull’autoconsumo, che vale 80 milioni di euro di fondi Fesr. Contempleremo non soltanto gli edifici pubblici ma anche gli impianti di dissalazione per compensare il costo che ovviamente, in termini energetici, aumenterà”.
L’altra faccia della medaglia, in termini di risorse idriche, sono le reti con la loro ingente dispersione di acqua…
“Questo credo sia il grande tema. La dispersione media è del 50% su liquido immesso in rete e la media nazionale non si discosta da questa percentuale. Non significa esserne contenti però. Il mio predecessore, Roberto Di Mauro, e io a oggi, a seguito di un’azione di monitoraggio da poco effettuata sull’immissione dei fondi comunitari all’interno della Regione e dei beneficiari che hanno partecipato agli avvisi, abbiamo prodotto un’azione sulle reti idriche, sulle reti fognarie e sui depuratori che vale duecento milioni di euro”.
Sul fronte degli invasi invece ci sono aggiornamenti? Per esempio le eterne incompiute dighe di Pietrarossa e Blufi?
“Su Pietrarossa presumo di aver fatto circa dodici incontri, a Roma, con gli attori protagonisti. C’è un commissario nazionale, Antonio Martini, che tra l’altro è già stato direttore generale all’assessorato all’Energia tanti anni fa. Pietrarossa è una diga in trent’anni non è mai stata completata ed è importantissima per l’agricoltura dell’area orientale siciliana. Si sta finalmente arrivando a un punto di conclusione. Stanno risolvendo le ultime criticità occorse in questi anni, perché attuare un lavoro pubblico su un’opera incompleta è sempre più complesso. Sono fiducioso che prima del completamento di questa legislatura la Regione Siciliana vedrà ultimati i lavori della diga di Pietrarossa. Per quanto riguarda Blufi, abbiamo da poco convocato gli uffici di progettazione che hanno in carico questa diga, ma preferisco ancora non esprimermi per avere dei dati più dettagliati”.
Rifiuti: termovalorizzatori unica soluzione empirica
Sistema rifiuti: dalle discariche sature agli attesi termovalorizzatori, come si alleggeriscono nel frattempo i bilanci dei Comuni e quindi i costi a carico dei cittadini?
“La Sicilia oggi ha quasi il 60% di raccolta differenziata e quindi da una condizione di disagio è oggi a un ottimo livello di differenziata. Mancano all’appello i due Comuni principali di questa regione, Palermo e Catania, ma sono certo che daranno un contributo virtuoso. Non v’è dubbio che il gap infrastrutturale è ciò che la Regione rincorre da tantissimi anni e su questo ritengo che il presidente della Regione abbia dato una svolta importante. I termovalorizzatori, piaccia o non piaccia, sono la soluzione empirica al problema. A questo si accompagna un’altra cosa: l’impiantistica legata al riciclo”.
Su questo fronte come vi state muovendo?
“Abbiamo costruito una misura da circa 147 milioni di euro, che insieme al presidente della Regione e all’Ufficio speciale stiamo mettendo in campo, per la realizzazione di una piattaforma per provincia su riuso e riciclo di carta, plastica e ulteriori rifiuti. Perché abbiamo una prescrizione abbastanza chiara come tutte le Regioni europee: entro il 2035 potremo conferire soltanto il 10% di indifferenziato in discarica. Ritengo dunque che il Governo regionale, sulla questione dei rifiuti, stia intervenendo tanto, anche dal punto di vista finanziario. Considerate che già abbiamo erogato venti milioni sugli extracosti e altri venti milioni di premialità ai Comuni che fanno la raccolta differenziata. Inoltre, ho già dato indirizzo al direttore generale di promuovere ulteriore avviso per altri venti milioni di euro legati agli extracosti, ovviamente relativi al 2025”.
Entro un anno via libera al nuovo Pears. Sarà tra i più aggiornati in tutta Italia
Dagli obiettivi del Pears alle altre fonti di energia green, qual è lo stato dell’arte in Sicilia sulle energie rinnovabili e alternative?
“Considerate che la Sicilia ha un Burden sharing, entro il 2030, di 10,4 GW/h. Noi abbiamo da pochissimo approvato il Pears, dopo tanti anni e l’ho già mandato in aggiornamento perché era del 2019 e per cavilli giuridici non era stato approvato. Entro un anno approveremo il nuovo Pears, che probabilmente sarà il più innovativo e attuale dell’intero panorama nazionale. La Regione Siciliana ha circa 4 GW/h già installati, ha 30 GW/h ‘in pancia’ e ha già autorizzato 10,7 ulteriori GW/h. All’interno delle procedure nazionali cui partecipano le aziende italiane e internazionali abbiamo avuto riconosciuti ulteriori 3,5 GW/h. Quindi noi supereremo agevolmente, entro il 2030 i 10,4 GW/h assegnati alla Regione Siciliana. Saremo sicuramente tra le poche regioni italiane a superare quel trend. Adesso abbiamo reincardinato in Commissione Ambiente il Ddl sulle Aree idonee, che stiamo recependo come stabilito per le regioni a livello nazionale, inserendo come ulteriori Aree idonee i beni regionali. Ho voluto creare, insieme al presidente della Regione, una misura da ottanta milioni di euro a valere sul fondo Fesr, per l’autoconsumo energetico. Ho inoltre voluto proporre all’Assemblea regionale le Aree di accelerazione, perché ci sono ambiti sottoutilizzati dal punto di vista energetico che dobbiamo far crescere”.
Su cosa avete deciso di concentrarvi in particolare?
“Abbiamo un surplus di fotovoltaico ed eolico, molto ingente, ma abbiamo anche altri strumenti energetici importanti come l’idroelettrico, il geotermico e l’agrivoltaico avanzato. Questi sono tre ambiti in cui ho voluto proporre delle vere e proprie Aree di accelerazione, un fast track per implementare tali categorie energetiche che sono sottovalutate”.

