Il Governo Conte II aveva preannunziato che intendeva far aprire i cantieri nominando commissari straordinari. Si è trattato del solito annuncio improduttivo di effetti, un comportamento che ha delineato costantemente la non operatività del Governo stesso.
La conseguenza è stata l’immobilismo nell’autunno del 2020 e con esso l’aggravamento della situazione economica e finanziaria.
Il Governo aveva trovato l’espediente di nominare i commissari che dovessero gestire i cantieri delle opere pubbliche bloccate.
Perché l’iniziativa costituiva uno spreco di denaro pubblico? Per la semplice ragione che tali cantieri dovevano essere gestiti dai dirigenti pubblici. Cosicché i commissari sarebbero diventati dei doppioni degli stessi dirigenti, con una sovrapposizione di funzioni e un raddoppio dei costi di gestione.
Un comportamento scriteriato, improduttivo e irrazionale perché la soluzione doveva essere ben altra, che di seguito vi indichiamo.
I dirigenti pubblici – che non sono dipendenti in senso funzionale, ma soggetti che debbono guidare la loro squadra per raggiungere obiettivi hanno la responsabilità dei compiti loro affidati. Cosicché hanno l’incarico di raggiungere target prefissati dai gestori politici e raggiungerli in tempi predeterminati, secondo rigorosi cronoprogrammi. Se ottengono il risultato vanno premiati, in caso contrario vanno mandati a casa perché, ricordiamo, il contratto di dirigente non è a tempo indeterminato e permane solo se continua il clima di fiducia fra il loro datore di lavoro pubblico e se medesimi.
Da quando è stata fissata la divisione dei compiti fra il ceto politico e quello burocratico, è stata determinata la responsabilità di ciascuna delle due parti. Il ceto politico prende decisioni, dopo aver fatto opportune valutazioni, ordina al ceto burocratico di eseguire e realizzare quelle decisioni in tempi precisi e non dilazionabili.
Il ceto politico ha anche una seconda e più importante funzione, oltre a quella di direzione, che è il controllo. In altri termini, ministri, viceministri, sottosegretari, assessori regionali e comunali ed altri hanno il dovere di controllare che le loro direttive siano state eseguite puntualmente e con la necessaria qualità.
Il blocco di centinaia e forse migliaia di cantieri in tutta Italia è una precisa responsabilità dei dirigenti pubblici ai quali è stato affidato l’incarico di realizzare quelle opere e di organizzare i servizi in un certo tempo. La questione è che il ceto politico poi non controlla se le sue direttive siano state eseguite puntualmente e nei tempi previsti.
Per esempio, nel caso del ponte Morandi di Genova, fatte salve le responsabilità della Concessionaria, ancora più rilevante responsabilità è stata quella dei direttori generali del ministero delle Infrastrutture e trasporti, che, nel corso dei decenni, non hanno controllato, mese per mese, la funzionalità del manufatto. Come parimenti non controllano la funzionalità di migliaia e migliaia di ponti e viadotti delle nostre autostrade.
Quindi, culpa in vigilando. Se i dirigenti pubblici facessero interamente il loro dovere, i cantieri aprirebbero e concluderebbero il loro iter con la consegna delle opere ai cittadini. I manufatti non cadrebbero a pezzi per mancata manutenzione, conseguente anche alla mancata vigilanza.
Il governo Draghi dovrà occuparsi della riforma della Pubblica amministrazione nazionale e locale e siamo convinti che il Professore metterà a dirigere il relativo Ministero una personalità di competenza e capacità notevoli, ben diverse dai ministri che si sono succeduti in questi venti anni e che hanno dato fiato alla bocca parlando di riforme effettuate, prive di qualunque effetto concreto.
Siamo anche convinti che il Professore avrà capito perfettamente che per riformare il funzionamento della Pubblica amministrazione è indispensabile riformare profondamente il modo di compilare le leggi, scrivendole in buon italiano anziché in burocratese, con l’eliminazione di qualunque richiamo ad altre leggi. In altre parole, le nuove norme debbono essere comprensive di qualunque altra norma precedente nella materia disciplinata.
La riforma della burocrazia e quella della compilazione delle leggi vanno a braccetto. Nessuna delle due avrebbe efficacia senza che l’altra sia stata modificata. A buon intenditor!
