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Compagnia del Gusto: una nuova holding per il Made & Crafted in Italy

Compagnia del Gusto: una nuova holding per il Made & Crafted in Italy

Fondatori a askanews: Club Deal che unisce imprese, capitali, competenze

Milano, 28 ott. (askanews) – Nasce Compagnia del Gusto Holding Spa., piattaforma italiana ideata dalla famiglia Cosulich per valorizzare le eccellenze agroalimentari attraverso un modello di impresa che unisce economia, cultura e territorio. L’iniziativa, presentata a Milano, si propone di diventare il punto di riferimento per la crescita delle aziende italiane di alta gamma nel settore del food & beverage. Non un fondo d’investimento tradizionale ma un Club Deal costruito per mettere in rete capitali, imprenditori e competenze manageriali, con l’obiettivo di valorizzare in modo strutturato il ‘Made & Crafted in Italy’. Compagnia del Gusto punta ad aggregare imprese di qualità, sostenerne lo sviluppo e accompagnarle sui mercati internazionali, attraverso tre business unit: Compagnia del Mare, che si occupa di specialità ittiche e artigianali, Compagnia delle Vigne, che rappresenta il polo enologico , e Compagnia dei Sapori, che riunisce le produzioni alimentari di alta qualità, dalle paste ai dolci.

‘Il vino è nel Dna della nostra famiglia da tante generazioni e io ho sempre avuto sia il pallino del private equity che quello del food e dell’eccellenza, sia alimentare che di altri settori. Per cui mi sono immaginato questo progetto qualche anno fa, fino a quando c’è stata la possibilità di acquisire Fjord, storica azienda varesina che lavora salmone, pesce spada e tonno dalle grandissime potenzialità’ racconta ad askanews il fondatore e chairman Francesco Cosulich, spiegando che ‘non era il target ideale che avevo in mente ma è stato l’acceleratore di questa iniziativa, il momento aggregativo con i partner che ho coinvolto mano a mano, perché l’idea era trovare una serie di soggetti privati, e poi anche più istituzionali, che potessero partecipare a questa iniziativa. A partire da mio figlio più giovane, Federico, che è già uno dei partner’.

Come siete strutturati? ‘Nella Spa abbiamo due categorie di azioni: la A, che riguarda solo i soci partner, quelli che fin dalla prima ora hanno avviato questa iniziativa assieme a me, e la categoria B, che riguarda invece i soci più tutelati, come se fossero ‘limited partners’, ossia quelli che danno un contributo di capitale ma non di gestione’ prosegue Cosulich, spiegando che ‘il primo round è andato bene: abbiamo fatto una raccolta significativa, un aumento di capitale da 25 milioni, di cui per il momento, tra i sottoscritti e i commitment già ricevuti, siamo attorno ai 14-15 milioni, nonostante il primo round sia stato ‘family and friends’ e poco più, ma devo dire che il passaparola sta funzionando molto bene’. ‘Questo è un progetto a sei anni e per i primi due sono previsti la raccolta di capitali, identificazione target, acquisizione e messa in sicurezza, quindi ottimizzazione delle sinergie tra le varie aziende e crescita organica più importante possibile’ prosegue il finanziere, aggiungendo che ‘poi, a partire dal quinto anno, pensiamo a una fase di liquidità, che potrebbe essere una cessione del gruppo, una quotazione o un evento di liquidità parziale di una delle aziende partecipate, ma daremo una finestra di exit a chi oggi entra nel progetto’.

Di che realtà parliamo e quale è il piano? ‘Cerchiamo aziende che vanno già bene e che hanno bisogno di un impulso. Il target sono aziende che hanno un fatturato tra i 3 ai 25 milioni, con la condizione minima di acquisirne la maggioranza anche se preferiremmo sempre comprare il 100%, per avere le mani libere. Ovviamente, quando le dimensioni delle aziende diventano più grandi, offriamo anche la possibilità di coinvestimento ai nostri partner e soci’ evidenzia ad askanews Cosulich, spiegando che l’obiettivo di fatturato ‘è tra i 200 e i 250 milioni entro il 2027-2028, con un Ebitda tra il 15 e il 20%. Abbiamo una flessibilità che deriva dal fatto che non siamo un Fondo, per cui andremo con il mercato e con gli obiettivi che ci poniamo in base alle target che potremo acquisire nel frattempo. Però bisogna porsi dei risultati: l’asticella deve essere alta’.

Negli ultimi anni sono molti gli imprenditori di altri settori e i finanzieri che hanno investito nel food & wine, cosa vi differenzia, qual’è il vostro punto di forza? ‘Innanzitutto creare un’economia di scala: molte aziende si fermano perché non hanno più i mezzi per crescere o svilupparsi, oppure hanno problematiche generazionali. Noi invece dobbiamo pensare di avere sia le energie fisiche sia quelle finanziarie per fare questo salto nella gestione. L’integrazione di questi tre verticali crea economie di scala molto importanti’ racconta, precisando che ‘ogni azienda ha una sua struttura di costo che pesa sulla marginalità finale della propria attività. Noi cerchiamo di centralizzare tutto ciò che riguarda finanza, amministrazione, controllo di gestione, logistica e in alcuni casi anche marketing. Non è matematico che ogni prodotto possa integrarsi perfettamente con gli altri ma questo è l’obiettivo e credo che sarà ciò che ci differenzierà’.

Quali potrebbero essere le maggiori difficoltà lungo questo percorso? La principale, che è anche un valore intrinseco, è che ci confrontiamo con aziende che non si sono mai trovate prima nella situazione di cedere. Quindi una famiglia che vende, o che reinveste, si trova per la prima volta a valutare se cedere, restare o reinvestire nell’azienda. È più complicato, anche perché non sempre parliamo la stessa lingua sui numeri: parlare di Ebitda, multipli, eccetera, non è un linguaggio sempre immediatamente comprensibile. Poi lo sforzo importante sarà dedicarsi molto all’integrazione di questi tre verticali, in modo che tutte e tre contribuiscano per la loro parte alla formazione del risultato.

I suoi soci principali provengono dal mondo della finanza, che plus rappresentano? ‘Ci dà prima di tutto una disciplina, non solo finanziaria, ma anche nella gestione complessiva della macchina. Abbiamo il ruolo di ‘tutori’ dell’interesse dei nostri investitori, è importantissimo, è una garanzia e inoltre apre a un mondo di possibili investitori e relazioni, sia lato equity che lato debito, facilitato da certe interlocuzioni che sono correnti da anni’ risponde con sincerità Cosulich, mettendo in risalto però che tra i partner operativi ‘c’è chi viene invece dall’economia reale, perché il nostro Ceo è Ettore Nicoletto, che viene dalla vendita quotidiana di prodotto; Gabriele Milani è stato il Cfo e Ceo di Autogrill, quindi un uomo che ha gestito una macchina estremamente complessa e che immagino potrà integrare e ottimizzare bene le varie funzioni delle diverse unità; poi c’è Paolo Internati, uno che ha fatto M&A tutta la vita, quindi anche lì i processi di investimento e di portfolio management sono assimilati’.

‘Il club è aperto, con un ticket minimo di ingresso che si aggira sul mezzo milione di euro, che può abbassarsi se c’è una competenza specifica che viene messa a disposizione, se si porta una professionalità importante e un capitale di relazioni. Fino al 1 aprile 2026 si entra alla pari, al valore nominale, dopo quella data ci sarà un sovrapprezzo perché faremo una rivalutazione del business’ spiega ad askanews il Ceo Ettore Nicoletto, una lunga carriera nel mondo enologico e già a capo di realtà del calibro di Santa Margherita e Angelini Wines & Estates. Sarà lui a fare lo scouting delle aziende da acquisire insieme con i responsabili dell’M&A e ‘ovviamente con i nostri partner che hanno rapporti con imprenditori, girano l’Italia e non solo, e quindi anche loro incontrano opportunità di investimento che ci segnalano’. C’è già qualcosa in cantiere? ‘Per quanto riguarda il vino, un paio oltre ad una piattaforma distributiva in Inghilterra ma è tra le specialità alimentari artigianali che ci sono parecchie opportunità, dunque per la Compagnia dei Sapori, lì la pipeline è veramente nutrita, come è buona sull’ittico, tanto sul vivo che per esempio sulla bottarga’.

La Holding punta anche a consolidare la presenza diretta nei principali mercati internazionali, in particolare Nord America e Regno Unito, attraverso filiali commerciali dedicate. Un ponte tra le eccellenze italiane e i mercati del mondo. Parallelamente, Compagnia del Gusto intende sviluppare progetti di turismo esperienziale e ‘iniziative educative per trasformare il consumo in conoscenza e il cibo in cultura’.

‘I gusti dei consumatori cambiano ma ciò che non vediamo cambiare, anzi che crescerà sempre di più negli anni, è la crescente attenzione alla qualità’ racconta ad askanews il presidente Sergio Albarelli, mettendo in risalto che ‘questo si porta dietro però un problema di prezzi, perché la qualità ha un prezzo: se voglio un prodotto di qualità devo essere in grado di riconoscere l’investimento fatto dal produttore e quindi devo essere pronto a pagare. Ci sono però dei prodotti, penso ad esempio alla bresaola, che intrinsecamente hanno dei limiti di prezzo – precisa – e dunque il produttore deve essere bravo a gestire la costruzione del prodotto e la parte di elaborazione. Chi la sa fare bene, mettendo a fattor comune sinergie e linee di produzione, può avere grandi vantaggi’.

C’è però un tema delicato che è quello della distribuzione? ‘La nostra idea è poterla controllare e quindi nei mercati importanti, Usa, Uk e Germania, punteremo all’acquisto di un distributore, perché è più facile comperarlo che costruirlo da zero. Per il resto del mondo si vedrà, ad esempio al momento non abbiamo ancora affrontato un discorso sull’Asia, un mercato enorme e diversissimo’ risponde il manager che ha rivestito ruoli apicali, tra gli altri, in Franklin Templeton e Azimut Holding, che per quanto riguarda il posizionamento dei prodotti, fa (non a caso) l’esempio del salmone. ‘E’ posizionato in fascia media o medio-alta ma lo si può anche posizionare in fascia più bassa a seconda del modello di lavorazione, magari utilizzando marchi diversi. Dipende dalla complessità della lavorazione – prosegue il manager – e io riesco a farmelo pagare se il consumatore finale riconosce che in quella lavorazione c’è del valore, che non è solo una questione di gusto o di moda. Se il consumatore percepisce che il mio prodotto è di qualità, il posizionamento viene da sé’.

La congiuntura economica non è delle più semplici, con una diffusa perdita di potere d’acquisto che investe anche il ceto medio. Vi preoccupa o la fascia alta su cui puntatevi mette al riparo da questo tema? ‘La perdita di potere d’acquisto va tenuta in considerazione perché avrà sicuramente un impatto ma se io punto sulla qualità e mi posiziono bene in quella nicchia riesco a vendere’ replica Albarelli, spiegando che ‘in futuro ci saranno sempre più prodotti alimentari che a noi italiani, in generale, piaceranno meno anche perché meno salutari, dalle carni americane ai grani canadesi e così via. Se vorrà continuare a mangiare bene, il cliente finale sarà di fatto spinto a orientarsi verso prodotti a maggior prezzo e se questo si accompagnerà con una qualità superiore il passaggio sarà molto più facile’.

Tra i primi ad essere convinti del progetto, c’è Carlo Tamburi, già al vertice di Enel e oggi tra i più noti consulenti in campo energetico, con la passione per l’olio di qualità che produce nella sua Tenuta in Toscana. Da cosa è stato attratto? ‘Innanzitutto lo spirito di mettere insieme un gruppetto di professionisti provenienti da mondi diversi che però parlano tutti una stessa lingua, e fare qualcosa insieme, cioè il gusto di dire ‘provo a rendere finanziariamente sostenibile una cosa che nasce con un’origine diversa’: non è un progetto verticale che cresce’ ma un insieme che si combina’ chiarisce ad askanews, aggiungendo che ‘la seconda cosa è che parliamo di cibo, se mi chiedessero di fare una cosa simile nel lusso o nell’abbigliamento, mi interesserebbe molto meno: ho la possibilità di dedicarmi a cose che mi piacciono, scegliere i compagni di viaggio e anche il settore a cui dedicare il mio tempo, è un bel privilegio’.

‘Questo è un progetto che nasce nel cibo ma che ha declinazioni varie’ continua Tamburi, ‘ricordando che ‘è nato casualmente dal salmone (e speriamo fra poco anche dal caviale) che è stato il ‘trigger point’, il fiammifero che si è acceso. Poi abbiamo avuto la grande fortuna di incontrare un manager del vino che voleva rimettersi in gioco e fare non solo il manager, ma anche un po’ l’imprenditore con noi. Avevamo in mente già questa azienda, la Cantina slovena Domus Susak di Cosulich, da declinare l’attività sia sulla parte experience e hotellerie, sia sulla parte nuovi vini. Questa rappresenta la seconda gamba, la terza sono nicchie di prodotto molto interessanti. Non è quindi solo una questione di amicizia e cibo, ma di cibo variegato, diverso, e ciascuno dei tre verticali ha dei validi perché’. (Alessandro Pestalozza)