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Comuni montani in Sicilia, partita da 15 milioni. Gli esclusi insorgono: “Rischiamo l’isolamento”

Comuni montani in Sicilia, partita da 15 milioni. Gli esclusi insorgono: “Rischiamo l’isolamento”

Scontro sui nuovi criteri per l’accesso alle risorse Fosmit. Nell’Isola sono coinvolti oltre duecento Enti locali

PALERMO – C’è chi entra e c’è chi esce, non senza polemiche. La legge 131/2025 “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” ha disegnato una nuova geografia dei Comuni del nostro Paese, cambiando in profondità un assetto consolidato che si reggeva in piedi dal secondo dopoguerra. Il cuore della riforma promossa in questi mesi dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, è rappresentato indubbiamente dalla definizione dei nuovi criteri che vanno a identificare un Comune come “montano”, garantendo quindi misure di sostegno a quei territori interessati da una condizione di marginalità.

In base al vecchio dispositivo, la legge n. 911 del 25 luglio 1952, venivano riconosciuti in elenco 4.061 Enti comunali, di cui 3.418 “interamente montani” e 643 “parzialmente montani”, mentre la riorganizzazione di questi mesi ha applicato una vera e propria tagliola su molti centri che in larga parte sono stati depennati dal secondo elenco – che di fatto non esiste più – portando a 3.715 il numero dei Comuni montani sulla base del parametro altimetrico e di pendenza. Conti alla mano, in tutto il territorio nazionale ben 633 Comuni sono stati eliminati dalle due liste, venendo equiparati a territori di pianura.

I nuovi criteri e il Fosmit: cosa cambia per i Comuni esclusi dall’elenco

Nel “club” dei “montani” hanno fatto ingresso 287 Comuni che, invece, soddisfano i nuovi criteri. La bilancia della riclassificazione pende tuttavia a sfavore di quei territori che, non facendo più parte degli elenchi, non avranno accesso alle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit) che, fino a ieri, costituivano un piccolo serbatoio economico per la realizzazione di opere e servizi importanti per le comunità svantaggiate.

Per quanto riguarda le singole regioni, a farne maggiormente le spese è stata la Sardegna che, tra esclusioni e new entry, conta una “perdita” complessiva di 102 Comuni. Grandi contrazioni si registrano anche per la Liguria (-44), Toscana (-36) e Umbria (-34). Per la Sicilia il bilancio appare in “attivo”: a fronte di 24 Comuni che non rientrano più in elenco, la riforma ha definitivamente spalancato per la prima volta le porte dei fondi a 57 Enti locali, per un bilancio che parla di +33 nuovi Comuni iscritti nell’elenco. Con queste sostituzioni, il numero dei centri montani dell’Isola passa dai precedenti 173 agli attuali 218.

Agrigento, Catania, Caltanissetta ed Enna: i nuovi Comuni montani provincia per provincia

Per la provincia di Agrigento vengono accolti i Comuni di Alessandria della Rocca, Canicattì, Castrofilippo, Grotte, Lucca Sicula, Racalmuto, Sambuca di Sicilia e Santa Elisabetta, mentre non si registra nessuna cancellazione. In provincia di Catania il primo centro a essere escluso è quello di Calatabiano, mentre entrano nella lista dei “montani” i centri di Caltagirone, Grammichele, Mascalucia, Militello in Val di Catania, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria, San Pietro Clarenza e Viagrande.

Bilancio positivo per Caltanissetta che festeggia gli ingressi di Acquaviva Platani, Bompensiere, Caltanissetta, Delia, Marianopoli, Milena, Montedoro, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno e Villalba. In provincia di Enna brindano i Comuni di Barrafranca, Pietraperzia e Valguarnera Caropepe.

Messina perde Taormina e Barcellona, Palermo saluta Ustica: le esclusioni più discusse

La situazione cambia, invece, per la provincia di Messina, dove si registrano le esclusioni “eccellenti” di Barcellona Pozzo di Gotto, Gaggi, Giardini-Naxos, Lipari, Malfa, la stessa Messina, Roccalumera, Rodì Milici, Santa Marina Salina e Taormina. In compenso, vengono iscritte le località di Ficarra, Forza d’Agrò, Gallodoro, Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale e Sant’Angelo di Brolo. In provincia di Palermo, oltre al capoluogo siciliano, vengono depennate le località di Misilmeri, Pollina e Ustica. Si registrano, al contempo, gli ingressi di Alia, Bolognetta, Campofelice di Fitalia, Casteldaccia, Cefalà Diana, Cerda, Ciminna, Cinisi, Lercara Friddi, Roccamena, Roccapalumba, San Cipirello, Sciara, Termini Imerese, Ventimiglia di Sicilia e Villafrati. Nessun cambiamento per la provincia di Ragusa, mentre per l’area di Siracusa è Carlentini a salutare l’elenco dei Comuni. Il bilancio più pesante nel nostro territorio lo paga la provincia di Trapani che saluta Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Favignana, Pantelleria, San Vito Lo Capo e Valderice. In questa provincia l’unico ingresso è indicato da quello del Comune di Vita.

Da 15 milioni ai gap con Livigno e Bormio: le disparità che la riforma non colma

Per il biennio 2022/2023, i 173 Comuni della Sicilia beneficiari – sia “montani” che “parzialmente montani” – hanno avuto accesso a 15.242.695,80 euro, circa 88 mila euro a Ente. Le somme, come ricordato nel giugno 2025 dalla Regione siciliana, sono state suddivise in base a due bandi “con diverse linee di intervento” e assegnate “per 5.505.132,93 euro all’acquisto di beni strumentali, quali mezzi di trasporto per studenti e anziani, sistemi di videosorveglianza, interventi di inclusione sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio socio-culturale o il miglioramento di strutture esistenti; per 5.578.437,62 euro alla realizzazione di reti sociali; 3.085.687,67 euro per la costruzione e il miglioramento di strade comunali e intercomunali; 661.218,79 euro per interventi di efficientamento energetico e 661.218,79 euro per interventi di illuminazione pubblica”.

E ora, tutti contenti? Non proprio. Come dicevamo in precedenza, sono tanti i Comuni esclusi – nel Paese così come nella nostra Isola – che non potranno accedere alle risorse distribuite dal Fosmit. Inoltre, la ripartizione non sembra rispondere pienamente alle reali esigenze dei territori, con gap socio-economici che, tra Nord e Sud, rischiano di non essere colmati. Basti pensare che una località montana come Livigno (Lombardia), presente nell’elenco, ha potuto beneficiare di risorse per 250 milioni di euro grazie alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, investendo in infrastrutture e sanità. Lo stesso dicasi per la vicina Bormio, anch’essa inclusa tra i Comuni montani ma beneficiaria di 121 milioni di euro per lo sviluppo di opere e servizi. Cifre impossibili da replicare per quelle terre alte della nostra Isola.

L’intervista al primo cittadino isolano: “Occorre fare chiarezza sul futuro delle isole minori”

Pantelleria e i timori del sindaco D’Ancona: “La distanza aumenta, necessitiamo aiuti”

PANTELLERIA – La più grande delle isole “satelliti” della Sicilia non farà più parte delle terre alte. Non tragga in inganno la collocazione, in mezzo al mare tra Africa ed Europa, poiché Pantelleria, con la sua Montagna Grande che tocca l’altitudine massima 836 metri, è stata considerata per anni “parzialmente montana”. Tuttavia, in virtù della legge 131/2025 che ha tagliato fuori molti Enti locali svantaggiati, compreso il Comune isolano. Un dramma per il lembo di terra collocato tra Africa ed Europa che oggi appare sempre più distante dai radar del nostro territorio.

“Un’area periferica come quella di Pantelleria vive una molteplicità di problemi, perché la tematica con la distanza viene enormemente amplificata. Anche avere delle piccole risorse economiche è importante per il territorio e per i cittadini per lenire una serie di difficoltà che, purtroppo, ricadono su di noi”, dichiara al Quotidiano di Sicilia il primo cittadino dell’isola, Fabrizio D’Ancona.

Recentemente, l’Amministrazione pantesca ha avuto un “incontro con il ministro Musumeci a Lipari dove si stavano aprendo degli spiragli per le isole minori che, con un quadro normativo adeguato, potrebbero colmare il vuoto dovuto all’eliminazione di aree come Pantelleria dai territori montani. Ma è evidente che se tutto ciò non si realizza, l’isola rimane fuori da entrambe le parti”.

“Per noi è importante – aggiunge D’Ancona – che venga attribuito di nuovo un riconoscimento e che si faccia chiarezza rispetto alle isole minori. Non si può continuare a parlare, fregiandosi delle isole minori come territori di straordinaria bellezza per poi, all’atto conseguenziale, non avere misure legislative e economiche tali che possano metterci in condizioni di pari uguaglianza con altri territori”.

La situazione di marginalità territoriale, prosegue D’Ancona, è peggiorata nel corso degli anni con un gap che ha creato una cittadinanza di serie A e di serie B non solo “tra i cittadini delle isole e quelli della terraferma”, ma anche “tra i cittadini delle isole limitrofe e quelli delle isole più lontane. E non c’è una visione strategica che possa farci guardare al futuro con positività”. Per non parlare dei collegamenti: “Abbiamo un servizio di continuità aerea che va in proroga perché le regioni non mettono un centesimo”, sottolinea amaramente D’Ancona.

In questo quadro, i residenti presentano un conto importante anche per la sanità. “Nella migliore delle ipotesi, se devo fare un risonanza magnetica pago 100 euro per l’aereo, senza contare i pasti da consumare e il pernottamento per ragioni di naturale temporale e organizzativa. Un cittadino di Palermo, Trapani o Roma spenderà due euro di carburante per arrivare al centro di diagnostica”, osserva ancora D’Ancona. E a proposito di rifornimenti, a Pantelleria “paghiamo 70 centesimi in più rispetto a chi risiede sulla terraferma. Abbiamo da tempo chiesto l’attivazione di controlli e verifiche, ma passiamo sempre in secondo piano”.

Non ultime, le aziende che decidono di investire a Pantelleria soffrono la condizione di insularità permamente. “La nostra piccola cantina artigianale per imbottigliare il Passito deve fare giungere qui bottiglia, capsula, tappo e packaging per poi riportarlo sulla terraferma”. Si tratta di “un gap di 2,50-3 euro” che pone il territorio “fuori mercato”, conclude D’Ancona.

Belpasso sorride, è nella lista. Il sindaco Caputo: “Grande occasione”

BELPASSO – Da “parzialmente montano” a “montano”, la cosiddetta Scacchiera dell’Etna entra definitivamente a far parte dell’elenco definitivo dei Comuni montani e si apre a nuove opportunità di investimento per il territorio.

“Belpasso è, da sempre, un territorio dalle caratteristiche uniche. La nuova classificazione montana ci consente oggi di accedere a misure e finanziamenti previsti per invertire i fenomeni di declino demografico che colpiscono molti centri della nostra Nazione. Fenomeni che, va detto, non hanno riguardato direttamente Belpasso: il nostro Comune ha registrato negli ultimi anni una crescita in controtendenza e proprio questa vitalità ci rende un territorio ben posizionato per cogliere tale opportunità”, ha commentato al Quotidiano di Sicilia il sindaco della località pedemontana, Carlo Caputo.

“Lo spopolamento è una ferita silenziosa: famiglie che si allontanano, giovani che partono, servizi che si riducono. Un circolo vizioso, insomma. Grazie alla classificazione montana, avremo un accesso privilegiato a fondi destinati a: residenzialità per nuove famiglie e giovani under 40; rigenerazione urbana e agevolazioni per le imprese giovanili; potenziamento dei servizi alla persona; investimenti in mobilità, digitalizzazione, turismo sostenibile e filiere agroalimentari di qualità”.

“Non si tratta di inseguire altri Comuni – precisa Caputo – ma di costruire un modello originale fondato sulle specificità di Belpasso: la posizione strategica tra l’Etna e il mare e, soprattutto, la qualità della vita che solo il nostro territorio sa offrire. L’obiettivo è investire in maniera strutturale, e non episodica, per dimostrare che le aree montane possono tornare a essere protagoniste dello sviluppo nazionale”.

“Dobbiamo però ricordare che i fondi messi a disposizione sono strumenti, non soluzioni. Il vero motore del cambiamento sono i cittadini, le imprese, le associazioni e il tessuto sociale nel suo insieme. Per questo, apriremo un percorso di co-progettazione con la comunità, per costruire insieme un piano di sviluppo locale che traduca questa opportunità in risultati concreti per la vita di tutti”, ha concluso il sindaco di Belpasso.

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