“Dopo anni di colpevoli distrazioni e ritardi, presto la Sicilia avrà anche il piano regionale per l’amianto. Consentirà di intensificare la lotta contro lo smaltimento irregolare e bonificare il territorio isolano”. Era l’8 maggio del 2020, quando Nello Musumeci – da qualche mese alle prese con la pandemia di Covid-19, la cui gestione in quel momento era ancora affidata al paladino dell’antimafia Antonio Candela, che due settimane dopo sarebbe arrestato per corruzione – annunciò l’imminente approvazione dello strumento necessario a delineare le strategie da adottare per arrivare a tenere sotto controllo la pericolosa fibra.
Amianto in Sicilia: rischi sanitari e diffusione del materiale
L’amianto, materiale che per tanto tempo è stato utilizzato nelle costruzioni civili e nell’edilizia residenziale, nell’isola ha causato migliaia di casi di mesoteliomi, spesso mortali. Dal 1992 è vietato per legge il suo utilizzo. Alle parole di Musumeci, fecero seguito quelle dell’allora dirigente responsabile dell’ufficio regionale che si occupa della problematica: “Ogni comune dovrà varare un proprio piano. A quel punto smaltire tettoie, cisterne o canalette in maniera arbitraria sarà molto rischioso per cittadini e aziende giacché la normativa prevede multe salate e persino l´arresto”.
Piano amianto comunale: pochi Comuni siciliani hanno risposto
Sei anni dopo, la situazione è tutt’altro che rosea. La Sicilia, come il resto del mondo, è uscita dalla pandemia. Il Covid-19 esiste ancora, ma non fa la stessa paura di prima; per l’amianto, invece, non si può dire lo stesso: ogni anno sono tante le persone che scoprono di essere affette dalle patologie correlate all’esposizione al materiale conosciuto anche con il nome asbesto. Basta farsi un giro per le strade secondarie, tanto nelle città quanto nelle zone di compagna, per accorgersi di come nelle tante discariche abusive che deturpano la Sicilia siano presenti spesso lastre o resti di manufatti. Tra inciviltà generalizzata e inconsapevolezza dei rischi sanitari, l’amianto è una presenza visibile e silenziosa nella quotidianità dei siciliani. Quando non è un rifiuto, lo si può trovare ancora in molte vecchie coperture, sia di abitazioni private che di vecchi capannoni.
Dati Regione: solo 113 Comuni hanno presentato il piano amianto
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 2021, all’approvazione del piano regionale amianto finora non ha fatto seguito la risposta che ci si sarebbe attesi dagli enti locali. Dagli ultimi dati pubblicati a fine dello scorso anno dalla Regione e facenti riferimento al 2024, risulta che sono 113 i Comuni che hanno presentato il piano comunale. Se si tiene conto che nell’isola sono 391, si tratta di meno di un terzo degli enti locali tenuti a effettuare la mappatura dei siti contenenti amianto. Dei 113 Comuni ricevuti, uno soltanto, quello di Messina, risulta aggiornato al 2024; 33 invece sono stati trasmessi completi ma non più aggiornati, mentre 39 sono quelli etichettati come “parzialmente trasmessi”, mentre in 40 casi la documentazione inviata alla Regione è stata ritenuta non completa.
Bonifica amianto: oltre 47mila siti ma la mappatura resta incompleta
Al momento nel complesso i 113 piani contengono 19.792 siti contenenti amianto, mentre il dato riguardante lo smaltimento e la bonifica dice che tra il 2015 e il 2024 si è intervenuti in oltre 47mila siti per un quantitativo di materiale rimosso pari a quasi 82mila tonnellate. Se il dato di per sé non è rassicurante, le perplessità sull’evoluzione della macchina di gestione di quella che è un’emergenza ancora oggi sottovalutata aumentano confrontando i numeri tra il 2021 – quando il piano regionale è stato approvato – e il 2024: il numero di Comuni ad aver presentato il piano comunale è sempre lo stesso: 113. Ciò significa che in quattro anni la risposta degli enti locali non è cambiata, fatta eccezione per Messina che ha aggiornato il proprio documento. Nel 2021, infatti, risultavano 34 piani completi, 39 parzialmente completi e 40 incompleti.
Amianto in edifici pubblici e privati: scuole, ospedali e abitazioni
Miglioramenti, ma era auspicabile fosse così, si registrano sul numero dei siti in cui si è intervenuti: tra 2021 e 2024 è stato rimosso amianto da 16mila luoghi, con un incremento di circa 30mila tonnellate. Nel piano regionale, che riporta dati aggiornati a ormai sette anni fa, risulta che a essere interessate da strutture in amianto erano 388 scuole, 27 ospedali, oltre duecento uffici della pubblica amministrazione, e poi ancora 36 impianti sportivi, 54 siti di grande distribuzione commerciale, una sessantina tra luoghi di culto e cimiteri, una trentina fra cinema, teatri e sale convegni, oltre 2500 edifici agricoli e più di 11mila edifici residenziali. Il piano conteneva anche una stima di massima di quanto amianto potesse esserci nella regione: un milione di metri cubi.
Smaltimento amianto in Sicilia: manca una discarica dedicata
Tra le criticità esistenti, oltre alle carenze in materia di mappatura delle aree interessate, c’è quella riguardante lo smaltimento. In Sicilia esiste una ventina di siti autorizzati come depositi temporanei, ma non c’è alcun impianto allestito per tombare in sicurezza e in via definitiva l’amianto. Ciò significa che ogni operazione di bonifica prevede la chiusura del ciclo fuori dall’isola.
Ipotesi discariche amianto nei siti minerari dismessi
Negli anni in cui a Palermo si lavorava alla stesura del nuovo piano regionale, diverse ipotesi vennero fatte per l’individuazione dei siti idonei a ospitare un impianto di smaltimento: se per Biancavilla – dove la fluoroedenite, una fibra molto simile all’amianto con cui è stato costruita nel Novecento buona parte della cittadina e che oggi è al centro di una bonifica da oltre 15 milioni di euro che interessa il monte Calvario – si è parlato di una discarica da destinare alle esigenze del Comune, per il resto dell’isola si è pensato ai siti minerari dismessi. Tra i nomi venuti fuori, quelli di Milena e Bosco, in provincia di Caltanissetta, e quello Pasquasia, nell’Ennese. Un’altra ipotesi ventilata riguardava una cava dismessa a Casteltermini, in provincia di Agrigento. L’idea era giustificata dalla presenza già nei siti di grossi quantitativi di amianto e dunque dalla possibilità di creare le condizioni per non spostarli, trasformandone aree oggi ad alto rischio in luoghi bonificati dove, magari, creare le condizioni ideali e sicure per pensare a iniziative legate all’archeologia industriale.
Emergenza amianto e gestione dei rifiuti speciali
Tuttavia, finora oltre alle parole non si è andati. Le popolazioni che vivono nei luoghi più vicini ai siti minerari si sono opposte e il discorso è via via scivolato fuori dall’agenda politica, superate dalle nuove emergenze – come la siccità – a quelle antiche ma tornate al centro dell’attenzione, come i rischi idrogeologici, a causa degli effetti dei cambiamenti climatici.
Di amianto si parla anche nell’aggiornamento, approvato a fine 2025, del piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali. “In previsione dello smantellamento e bonifica dei manufatti contenenti amianto presenti sul territorio nazionale, si rende necessaria un’implementazione del sistema impiantistico per garantire il fabbisogno necessario allo smaltimento – si legge –. A tal riguardo si rammenta che l’art.199 del d.lgs. n. 152/2006 (il codice dell’ambiente, nda) stabilisce che i piani regionali devono prevedere l’analisi dei flussi derivanti da materiali da costruzione e demolizione nonché, per i rifiuti contenenti amianto, idonee modalità di gestione e smaltimento nell’ambito regionale, allo scopo di evitare rischi sanitari e ambientali connessi all’abbandono incontrollato di tali rifiuti. Sulla base di quanto sopra esposto, è stato individuato a livello regionale il fabbisogno di smaltimento, anche sulla base della presenza di eventuali impianti di inertizzazione nonché definire il potenziale fabbisogno impiantistico destinato esclusivamente al deposito definitivo dei materiali contenenti amianto (in matrice cementizia-resinosa compatta), mentre per le tipologie di materiali contenenti amianto in forma friabile-floccato è previsto il conferimento in depositi definitivi esterni alla Regione”. Il Centro nazionale delle ricerche (Cnr) qualche anno fa ha quantificato la presenza di materiali contenenti amianto sul territorio italiano in circa 32 milioni di tonnellate, derivanti perlopiù dai due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture.

Al Quotidiano di Sicilia interviene Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto
“Difficoltà tecniche negli enti più piccoli, necessario forte supporto della Regione”
ROMA – “Un dato che dimostra come l’emergenza amianto sia ancora sottovalutata”. A esprimersi così, in relazione al numero ancora esiguo – meno di uno su tre – di piani comunali per mappare la presenza di asbesto nei territori è il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) Ezio Bonanni. “Il fatto che circa due terzi dei Comuni siciliani non abbiano ancora adottato o completato il Piano comunale amianto è un dato estremamente preoccupante – commenta Bonanni al Quotidiano di Sicilia –. Sul piano sanitario, la Regione ha censito 2.332 casi di mesotelioma nel periodo 1998-2023, con Palermo prima per numero assoluto di casi e Siracusa prima per incidenza media annuale. L’Inail, con l’ottavo rapporto Renam, ha confermato inoltre che il mesotelioma resta un indicatore chiave dell’impatto dell’esposizione ad amianto. Non si tratta di un semplice adempimento amministrativo, ma dello strumento essenziale per conoscere dove si trova l’amianto e programmare la sua rimozione in sicurezza”.
All’origine della mancata risposta dei Comuni alle previsioni contenute nel piano regionale, varato nel 2021, per l’Ona c’è un’inerzia che si spiega non soltanto con la sottostima dei rischi. “Esistono difficoltà tecniche e amministrative, soprattutto nei Comuni più piccoli, che spesso non dispongono di personale e competenze adeguate per redigere questi strumenti. Tuttavia proprio per questo sarebbe necessario un supporto più forte da parte della Regione, con strutture tecniche di assistenza e con un sistema di controlli e poteri sostitutivi che garantisca l’effettiva adozione dei piani”, prosegue Bonanni.
L’Osservatorio dal 2009 sensibilizza sull’importanza della prevenzione, e quindi della bonifica, come primo presidio della tutela della salute. Per Bonanni è giunto il momento che si faccia passi avanti anche nell’impiantistica. “Il problema dello smaltimento dell’amianto in Sicilia esiste ed è reale. Non possiamo continuare a ignorarlo, perché la mancanza di impianti adeguati rende più difficile e costosa la bonifica dell’amianto. Tuttavia ogni ipotesi di realizzazione di siti di conferimento o di inertizzazione deve essere affrontata con la massima trasparenza e con un coinvolgimento reale delle comunità locali. Le decisioni calate dall’alto generano inevitabilmente conflitti sociali e sfiducia nelle istituzioni”, commenta il presidente dell’Ona, sottolineando che l’obiettivo deve essere la rimozione dell’asbesto dal territorio.
“Insistiamo nel ribadire che ogni eventuale sito di conferimento o inertizzazione deve nascere dentro una programmazione pubblica credibile, con garanzie ambientali e sanitarie verificabili, controlli continui e piena condivisione con i cittadini. Diversamente, questo problema non si risolve”, va avanti Bonanni, ricordando che l’anno scorso qualche passo in avanti è stato fatto quantomeno per ciò che riguarda lo smaltimento dell’amianto a Pasquasia, con l’avvio di un progetto per il deposito dell’asbesto da decenni presente nell’ex sito minerario ennese.
Se con la legge regionale 10 del 2014, l’Ars ha approvato l’istituzione delle prime tutele, la politica oggi può fare ancora di più. “Esistono contributi pubblici per la rimozione dell’amianto dalle abitazioni, ma siamo ancora lontani da una strategia complessiva efficace. Per affrontare davvero questa emergenza servono una mappatura completa del territorio, l’adozione immediata dei piani comunali amianto, un cronoprogramma delle bonifiche con risorse certe e una sorveglianza sanitaria più capillare per le persone esposte. La lotta all’amianto – conclude Bonanni – non è di destra né di sinistra: è una priorità di salute pubblica”.
Parlando di risorse per la bonifica dell’amianto dalle abitazioni, nei giorni scorsi la Regione ha ufficializzato lo scorrimento della graduatoria delle domande presentate nell’ambito dei contributi a fondo perduto finanziate con i fondi del Piano di azione e coesione. La possibilità è stata ricavata dall’incremento del plafond di oltre un milione e mezzo. Tuttavia, va segnalato che se nel 2021 la Regione – all’epoca guidata da Nello Musumeci – aveva destinato a queste bonifiche la somma di 10 milioni di euro, nell’estate del 2023, con in carica l’attuale giunta presieduta da Renato Schifani, fu disposta una riduzione della cifra a poco più di cinque milioni.

