Roma, 17 giu. (askanews) – Nasce il progetto “Avocado biologico siciliano” che punta a valorizzare i terreni sfruttabili nelle fasce costiere ionico e tirrenica, recuperando zone produttive che un tempo erano coltivate a limoni e oggi sono abbandonate, e che potrebbero arrivare a raggiungere superfici di almeno 5.000 ettari. Tutto il potenziale della produzione siciliana di avocado, sulla base dei consumi attuali, potrebbe essere assorbita a regime tranquillamente dal mercato italiano.
D’altra parte oggi, con i suoi appena 1000 ettari di superficie coltivata, concentrati soprattutto sul versante est dell’Etna, l’avocado siciliano è diventata la coltura subtropicale di maggiore interesse economico in Italia. Un’enorme opportunità per la Sicilia, che tuttavia, nonostante sia tra i principali produttori in Italia, riesce a coprire solo il 5% della domanda nazionale.
Il progetto “Avocado biologico siciliano: superfood per la valorizzazione delle aree ionico-tirreniche” è finanziato con la misura 16.2 del PSR Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie e vede collaborare il Dipartimento Di3A dell’Università di Catania, partner scientifico, 8 aziende agricole e una società start up. Il progetto ha visto anche la nascita del primo Olio di avocado siciliano, ricchissimo di sostanze ossidanti con acidi grassi essenziali e ricco in vitamine A, D, E, lecitine e proteine, destinato ai mercati nazionali e internazionali, che potrà essere proposto come una diversificazione delle attività agricole utilizzando lo “scarto” non idoneo alla commercializzazione.
L’avocado in Sicilia ha trovato l’habitat ideale in particolare nelle aree costiere della fascia ionica tra Catania e Messina e che si estendono sino alle falde dell’Etna (non oltre i 300 metri sul livello del mare). L’avocado ha infatti bisogno di terreni ben drenati, profondi e aerati, leggeri e sabbiosi, che consentono un buon sviluppo vegetativo e produttivo. L’Etna, oltre a proteggere dai venti e regalare un’umidità costante, dona anche uno straordinario terreno di sabbia vulcanica che costituisce un humus fertile senza pari, fondamentale per la crescita delle piante.
Le aziende che hanno aderito al progetto coltivano quasi esclusivamente la cultivar Hass, limitando la presenza a poche altre varietà, soprattutto Fuerte e Bacon, a valori non superiori al 10%. Le tre varietà coprono un calendario di commercializzazione limitato che va da novembre a marzo.
Per garantire una fornitura costante e in un periodo più ampio possibile la GDO, si stanno valutando sotto l’aspetto qualitativo e commerciale, varietà già in produzione, quali la Zutano tra le precoci e la Orotawa, la Pinkerton, la Lamb Hass e la Reed tra le tardive, puntando sulla valorizzazione della biodiversità vegetale e sull’ampliamento del calendario di commercializzazione.

