Con la paura si chiude col coraggio si apre - QdS

Con la paura si chiude col coraggio si apre

Carlo Alberto Tregua

Con la paura si chiude col coraggio si apre

sabato 23 Gennaio 2021 - 00:00

Ricostruire sul disastro economico

Ho ottant’anni (confesso), lavoro da sessantadue anni (confesso), non ho paura del Covid-19 (confesso), non ho paura della morte (confesso), adotto tutte le prudenze necessarie per evitare il contagio (confesso), ma se la bestia mi dovesse aggredire, la combatterò con tutte le mie difese immunitarie. E poi sarà quel che sarà.
Quando arriverà il mio turno e verrò chiamato per iniettarmi il vaccino, sarò ben lieto di passarlo a qualcuno che venisse dopo di me. Ciò perché ritengo che il vero vaccino di ognuno di noi sia il nostro sistema immunitario, che va rinforzato e sostenuto continuamente con uno stile di vita sano ed equilibrato, nonché con integratori giustamente dosati, come propoli e lattoferrina.
Perché questo incipit personale? Perché ritengo che chi fa informazione, spesso controcorrente e diversa dalla vulgata generale, abbia il dovere di chiarire come vede certe situazioni, in modo da spiegare e motivare senza dubbi le proprie argomentazioni, contro i contaballe che intossicano i creduloni.

Nella nostra Isola, queste due settimane di chiusura di attività economiche rappresentano un disastro perché ormai gli esercenti, i piccoli commercianti, gli artigiani ed altri sono esausti, in quanto gli è stato chiuso il rubinetto degli incassi che, però, non sono stati compensati dai cosiddetti ristori.
E poi continua a peggiorare la situazione per l’incapacità di Regione, Comuni e altri Enti che hanno bloccato i cantieri, in cui potrebbero tranquillamente lavorare i dipendenti. Miliardi e miliardi che non vanno sul mercato e non alimentano la ruota economica.
Da aggiungere che, secondo l’Agenzia per la coesione territoriale, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, fino al 31 dicembre dello scorso anno, la Sicilia non aveva speso i Fondi europei come segue: POR Sicilia FESR 2,692 miliardi; POR FSE 536 milioni; PSR FEARS 987 milioni. Come dire che sul mercato siciliano mancano 4,216 miliardi, che se fossero stati spesi come dovevano, avrebbero messo in moto quaranta miliardi di attività economiche.
La Sicilia occupa il vergognoso primo posto fra tutte le regioni che non hanno speso i fondi europei per il Po 2014-2020.
Perché parliamo della situazione economica nel pieno della chiusura delle attività per il Covid-19? La risposta è in re ipsa, cioé nei fatti. Basta constatare la povertà che aumenta di giorno in giorno, misurata dalla fila sempre più lunga di cittadini indigenti che bussano alla porta di meritevoli associazioni laiche e religiose per ottenere un pasto caldo.
Dipendenti pubblici e privati, nonché pensionati, sono al sicuro dal disastro economico perché percepiscono il loro assegno senza alcuna decurtazione. Lo stesso dicasi di coloro che ricevono sussidi di varia natura, fra cui il Reddito di cittadinanza. Ma tutti quelli che vivono del proprio lavoro autonomo, non sanno più come fare e quindi alimentano il business di mafiosi e usurai, i quali stanno cogliendo l’occasione per guadagnare a spese dei poveretti.
Questo è il quadro che rappresentiamo, senza veli, e sfidiamo chiunque, scrivendoci, a utilizzare constatazioni diverse.

Quale può essere stata la ragione per cui il presidente Musumeci ha chiesto al Governo di passare in zona rossa la nostra Isola, mentre poteva tranquillamente galleggiare in quella arancione?
Supponiamo due motivazioni: la prima riguarda la consapevolezza che il sistema sanitario siciliano, debole e disorganizzato, non avrebbe retto l’urto di una quantità maggiore di contagi, con la conseguenza che gli ospedali non avrebbero più potuto ricoverare i malati con il Covid; la seconda motivazione riguarda l’impossibilità (non sappiamo perché) di ottenere dalle Prefetture e dall’Esercito un massiccio controllo sulle strade per evitare gli assembramenti.
Con l’attuale situazione di chiusura, la necessità di controlli è inferiore, tanto è che, girando per la città, vedo raramente mezzi delle Forze dell’ordine e dell’Esercito, qualcuna nei centri storici, ma nessuna nelle periferie.
Intanto, finalmente, dal 15 gennaio scorso si contano i tamponi rapidi, il che ha fatto crollare l’indice (non il numero) dei contagiati. Ci auguriamo che i fatti indicati facciano passare alla zona gialla la Sicilia e, soprattutto, che la Regione appronti un serio programma di ripresa per evitare la morte economica di milioni di siciliani.

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