Concorrenza sleale minaccia per l’olio d’oliva siciliano - QdS

Concorrenza sleale minaccia per l’olio d’oliva siciliano

Roberto Pelos

Concorrenza sleale minaccia per l’olio d’oliva siciliano

mercoledì 22 Gennaio 2020 - 00:00
Concorrenza sleale minaccia per l’olio d’oliva siciliano

Mario Terrasi, presidente di Oleum Sicilia: “Puntare sulla certificazione Igp e Dop”. Secondo Coldiretti i poco più di 4 euro per un chilo di extravergine sfuso non remunera i produttori

PALERMO – Il prezzo dell’olio siciliano è crollato. L’allarme è di Coldiretti Sicilia secondo cui poco più di 4 euro per un chilo di olio extravergine d’oliva siciliano sfuso non remunera i produttori sottoposti oggi ad oscillazioni di mercato causate dalle importazioni e dalle speculazioni in atto in altre regioni.

Secondo Mario Terrasi, presidente dell’organizzazione di produttori Oleum Sicilia che fa riferimento a Coldiretti, “dobbiamo puntare sulla certificazione dell’olio siciliano (Igp e Dop) quindi su un prodotto biologico e di qualità; vogliamo inoltre formare il consumatore attivando corsi di assaggio d’olio e di formazione per sapere leggere le etichette dove è scritta la provenienza; è un aspetto importante per non venire ingannati eventualmente dalla poca visibilità e da un brand che sembra italiano quando invece non lo è”.

Sulle problematiche relative alla produzione di olio extravergine abbiamo intervistato Francesco e Pietro Vultaggio, proprietari rispettivamente di un oleificio e di una ditta di confezionamento e commercio di olio d’oliva in provincia di Trapani.

Ad intraprendere l’attività nella produzione dell’olio è stato Pietro Vultaggio Senior, nel 1918, dunque, da cinque generazioni e 102 anni. Ancora oggi, Francesco e Pietro Vultaggio tramandano i nomi e la tradizione economica familiare.
Quali sono le difficoltà maggiori della vostra azienda?
“La concorrenza sleale di olio importato e comprato a poco prezzo e spacciato per olio italiano, ecco perché si trova olio a 3/4 euro al litro. L’olio di qualità fa fatica, i costi di produzione sono eccessivi. Grazie all’oleificio fondato dal bisnonno riusciamo a diminuire i costi, ma naturalmente tutto ha bisogno di manutenzione (terreni, macchinari), a questo si aggiunge il pagamento degli operai. Impensabile poter vendere l’olio al prezzo di supermercato”.

Come vi state facendo fronte?
“Stiamo combattendo, cercando nuovi canali di vendita. Abbiamo trovato clienti in Giappone, dove i prezzi sono molto convenienti. Distribuiamo in tutto il Nord Italia dove ci sono i cosiddetti Gas (Gruppi di acquisto solidale), famiglie che apprezzano i buoni prodotti biologici. La qualità purtroppo non paga, ma non ci sentiamo minimamente di vendere olio inferiore al nostro. Cercare i clienti di nicchia è la nostra migliore arma per fronteggiare la crisi”.

Sentite la vicinanza della Regione?
“Non sentiamo alcun aiuto, piuttosto dobbiamo far tutto noi. Siamo in un Paese in cui si preferisce dar soldi a persone disoccupate (vedi il Reddito di cittadinanza) invece che aiutare gli imprenditori che sostengono l’economia. Non si può continuare così, non ci sarà mai una crescita.

Visto che non ci sente nessuno, abbiamo creato un gruppo facebook “Partite Iva insieme per cambiare”, in poco più di due settimane abbiamo raggiunto i 114 mila iscritti. Storie di famiglie, di persone, prima che imprenditori, arrabbiati e disillusi dalla politica. Ci faremo sentire”.

Made in Italy
Il 2019 annata poco positiva

PALERMO – Come evidenziano da Coldiretti riguardo al crollo dei prezzi, “si tratta di una vera e propria guerra con chi vuole sminuire il prodotto made in italy perché vendere a pochi euro significa omologare la produzione.

Per questo è indispensabile oggi più che mai conoscere la provenienza dell’olio e preferire le Dop e le Igp in grado di garantire la qualità”.

Il presidente di Oleum Sicilia fa un quadro della situazione riguardante il 2019. “Quella trascorsa – afferma Mario Terrasi – non è stata una grande annata per la produzione dell’olio, è stata un’annata media nella quale sono state prodotte circa 30-35 mila tonnellate, siamo partiti con prezzi buoni, poi purtroppo man mano è entrata in produzione la Puglia e i prezzi sono un po’ calati e crollati; quindi, nonostante il fatto che rimaniamo sempre su una media di un euro al chilo in più rispetto alla Puglia oggi i nostri prezzi sono, sul 100% italiano, vicini ai 4 euro, mentre sull’Igp e sulle Dop siamo almeno a un euro in più”.

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