Roma, 3 apr. (askanews) – Alla vigilia del weekend di Pasqua, che per molte strutture segna l’avvio ufficiale della stagione turistica, emerge la tendenza delle vacanze lente “made in Italy”. Non lo indicano solo i più recenti trend influenzati dalle tensioni internazionali, ma anche i dati Istat: l’ospitalità rurale si conferma infatti uno dei pilastri del turismo nazionale.
“Per le festività pasquali le prenotazioni dei soggiorni sono stabili rispetto allo scorso anno. Per il pranzo di Pasqua e Pasquetta le strutture sono al completo: crediamo sia dovuto anche allo sforzo delle nostre imprese di mantenere i prezzi invariati in considerazione delle difficoltà di questa situazione a livello internazionale che pesa, sia sul portafogli, sia sulla volontà del turista di muoversi”, spiega il presidente di Agriturist, Augusto Congionti.
Guardando oltre le festività, emerge per i mesi di aprile e maggio una mancanza di prenotazioni certe, mentre sul fronte estivo proseguono lentamente.
In questo scenario, Congionti propone “l’introduzione di un intervento di sostegno simile al Bonus vacanze del 2020, utile ad aiutare le famiglie e a sostenere il comparto in un momento caratterizzato dall’incertezza dovuta a rincari e aumento dei costi, in primis dei carburanti”.
Enoturismo e oleoturismo continuano ad essere asset importanti, capaci di attrarre italiani e stranieri e di generare valore stabile per i territori e le imprese. Di enoturismo e delle nuove opportunità di sviluppo del settore si discuterà il 13 aprile al Vinitaly di Verona, in un incontro organizzato da Agriturist nello stand di Confagricoltura. L’agriturismo continua infatti a mostrare una forte diversificazione interna: chi ha investito in servizi esperienziali, cicloturismo, cammini, ippoturismo, fattorie didattiche e attività legate al territorio risulta più competitivo e beneficia di una domanda in crescita verso queste forme di turismo lento e sostenibile.
Secondo Istat, nel 2024 le aziende agrituristiche hanno raggiunto quota 26.360, con un incremento di 231 strutture rispetto al 2023. L’84% delle aziende agrituristiche presidia le aree interne, sottolinea Agriturist, e di queste il 53% nelle aree collinari, il 31% nelle aree montane, il 16% in pianura, dove l’ospitalità rurale può rappresentare una valida risposta al problema dell’overtourism nelle città.

