Roma, 3 mar. (askanews) – L’Italia non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che palesemente rischia di produrre forti aumenti dei prezzi del gas che limiterebbero gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura.
Lo ha ribadito Confagricoltura oggi all’audizione, alla X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, sul decreto Bollette (decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21). Pur condividendo la necessità di individuare soluzioni per diminuire il costo dell’energia elettrica in Italia per imprese e cittadini, Confagricoltura evidenzia che occorre farlo gradualmente, intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità del Paese. Il biogas e le biomasse contribuiscono per circa l’11% alla produzione elettrica rinnovabile. La situazione internazionale, inoltre, impone sempre più di migliorare l’autosufficienza energetica valorizzando le risorse nazionali.
L’art. 5 del decreto-legge, invece, non è in linea con questi obiettivi, poiché prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (PMG) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026 fino a un azzeramento dal 1° gennaio 2031.
“Il décalage per il meccanismo dei PMG introdotto con il decreto cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agroenergetiche – ha sottolineato Confagricoltura – Filiere che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria”.
Le proposte avanzate da Confagricoltura sul decreto-legge si declinano in una serie di misure correttive all’articolo 5 che vanno nella direzione di un sostegno, e non di contrasto alla filiera delle agroenergie. Per Palazzo della Valle è necessaria, insomma, una profonda riflessione su quanto previsto dall’articolo in questione, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione.

