Roma, 23 giu. (askanews) – “Condividiamo in pieno le perplessità espresse dal comune di Ceresara. Da sempre sosteniamo le energie pulite, ma se adottate con equilibrio e rispetto. Utilizzare suolo fertile indispensabile alla produzione di cibo, oltretutto in un territorio vocato a eccellenze agroalimentari, è inaccettabile”. Così il presidente di Confagricoltura Mantova, Andrea Pagliari, sul progetto relativo al maxi-impianto agrivoltaico a San Martino Gusnago, frazione di Ceresara, al confine tra i territori comunali di Casaloldo e Castel Goffredo. Un intervento che occuperebbe una superficie complessiva di circa 37 ettari, pari a 53 campi da calcio.
“Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà ad impianti di questo tipo – prosegue Pagliari – continuiamo a sostenere che, in primis, debbano essere utilizzate aree dismesse, terreni non produttivi o tetti di stalle e fabbricati, non certo terreno agricolo. Senza dimenticare il rischio del cambiamento del microclima che strutture di questo genere porterebbero in dote, dal momento che, sotto i pannelli, è realisticamente difficile praticare agricoltura. Esistono tecniche innovative, di vero agrivoltaico, ma queste non fanno gli interessi dei grandi investitori”.
Poche settimane fa via Fancelli aveva espresso il proprio plauso circa la bocciatura, da parte della Provincia di Mantova, del progetto inerente a un impianto da 19 ettari a Casaloldo. Ora la situazione si ripropone: “spesso – analizza Pagliari – si tratta di investimenti portati avanti da fondi stranieri, che cercano di speculare al massimo sugli incentivi nazionali e soprattutto portano all’estero la ricchezza prodotta, senza creare indotto e ricadute occupazionali sul territorio”.
Ed ecco allora l’appello del presidente di Confagricoltura Mantova: “invito tutti i colleghi a non lasciarsi sedurre da offerte di questo tipo. Dobbiamo mettere sempre al primo posto i valori che il nostro lavoro ha insiti in sé, vale a dire l’essere produttori di cibo sano, sicuro e di qualità e custodi del territorio. Produrre energia in maniera virtuosa e sostenibile è possibile, lo dimostrano la nostra ConfagriCER, che prevede pannelli installati solo sui tetti, e tutti gli impianti di valorizzazione delle biomasse, che trasformano i reflui zootecnici in risorse, con una reale positività per il territorio e le aziende”.

