Roma, 9 feb. (askanews) – Si è riunito nei giorni scorsi il Consiglio di Anga Piacenza, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli di Confagricoltura, per un confronto sull’andamento dei principali comparti produttivi del territorio. Al centro della discussione il comparto del pomodoro da industria, che rappresenta una voce rilevante per molte aziende condotte da giovani agricoltori della provincia. Nel corso dell’incontro è emersa una forte preoccupazione rispetto alle prospettive della campagna 2026. Incertezza e rendimenti in ribasso sono la cifra di quasi tutti i settori.
“Dopo un 2024 che non ha garantito risultati economici soddisfacenti e un 2025 che non ha consentito margini significativi, si sperava che il pomodoro da industria potesse, nel 2026, compensare le difficoltà registrate in altri comparti – sottolinea il presidente di Anga Piacenza, Filippo Losi – All’interno del Consiglio c’è invece molta preoccupazione perché, per come si sta prospettando, la campagna del pomodoro rischia di non garantire la copertura dei costi di produzione». Nel dibattito il fulcro è stato il tema della programmazione produttiva: se da un lato si teme il rischio di un eccesso di superfici investite a pomodoro, dall’altro non è chiaro quale sia il reale fabbisogno della trasformazione.
“Il pomodoro da industria è considerato una coltura ad alto valore aggiunto – evidenzia Losi – ma in presenza di queste incertezze il pericolo è che possa perdere questa connotazione, pur continuando a richiedere investimenti e impegni finanziari molto elevati, che espongono le aziende a rischi economici significativi”.
“Alla luce di come si stanno avviando le trattative – conclude il presidente di Anga Piacenza – temiamo concretamente di lavorare in perdita anche in questo comparto, invitiamo tutti i componenti della filiera ad agire con trasparenza e senso di responsabilità”.

