Roma, 20 ott. (askanews) – Un quadro a tinte fosche che fotografa la grave crisi che sta investendo il comparto cerealicolo: è quanto emerge dall’incontro della Sezione di Prodotto Colture Industriali di Confagricoltura Piacenza, che si è riunita nei giorni scorsi per fare il punto di fine campagna. Oltre alle quotazioni straordinariamente basse del grano duro e in buona misura del grano tenero, sono state evidenziate anche condizioni economiche e normative ormai insostenibili per gli agricoltori che portano sotto il punto di pareggio anche altre colture come la soia e il mais da granella. “Ho convocato la sezione perché la situazione è critica – ha detto il presidente Ercole Parizzi – un vero grido d’allarme che arriva dal territorio e che abbiamo portato anche a Bologna il 30 settembre scorso”.
I dati ISMEA confermano la gravità: il costo di produzione del grano duro si aggira sui 30 euro/quintale, mentre il prezzo di mercato è di soli 26 euro/quintale, con margini negativi che rendono impossibile anche solo coprire i costi. “Sui mercati scontiamo una battaglia ad armi impari – ha rilevato Parizzi – importiamo commodities di buona qualità prodotte con regole più snelle, meno vincoli, minori costi, per non parlare della possibilità di usare varietà Ogm, la cui coltivazione da noi è proibita”.
Anche le prospettive future destano preoccupazione. “Se continuiamo con questi vincoli, permettendo invece investimenti all’estero, ci costruiamo da soli la concorrenza – ha spiegato Cattivelli – paesi come Egitto e Turchia stanno sviluppando piani cerealicoli con tecnologie simili alle nostre e in pochi anni ci sottrarranno quote di mercato”.
La difficoltà non riguarda solo i costi, ma anche le condizioni produttive: varietà che un tempo fiorivano a maggio anticipano di 10 giorni, le rese faticano a superare i 90 quintali/ettaro e le filiere risultano fortemente sbilanciate verso l’industria. “I molini non vogliono più rapportarsi con i piccoli produttori – ha ricordato Corrado Peratici – e il mercato non è controllabile dalle nostre aziende”. “Serve rivedere i parametri di filiera, oggi troppo rigidi e sbilanciati a vantaggio della parte industriale. Non è possibile che alla Borsa merci di Bologna la soia d’importazione Ogm sia quotata più di quella nazionale non Ogm. Gli agricoltori chiedono che siano garantite misure di sostegno economico, oggi necessarie a fronte di una situazione critica sul piano strutturale e divenuta eccezionale per una sfortunata congiuntura di mercato – ha detto Umberto Gorra, presidente di Confagricoltura Piacenza – altrimenti rischiamo di perdere interi comparti come il mais da granella e il grano duro”.

