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Confindustria Catania, Busi Ferruzzi: “Occorre una formazione calibrata sulle effettive esigenze del mercato”

Confindustria Catania, Busi Ferruzzi: “Occorre una formazione calibrata sulle effettive esigenze del mercato”
Un momento del Forum con Maria Cristina Busi Ferruzzi

Forum con Maria Cristina Busi Ferruzzi, presidente Confindustria Catania

Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, la presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi.

Quanto è difficile gestire le imprese in questa fase così complicata del contesto nazionale e internazionale? Siete alle prese con continui alti e bassi…
“È difficile, però bisogna farcela. Chi guida un’impresa deve trovare il modo di andare avanti. Un tema importante è quello dei rincari. Chi fornisce le merci, indispensabili per noi imprenditori, ovviamente beneficerà di quell’aumento. Ma noi non possiamo caricare questo sovraccosto sui consumatori, in nessun settore. La soluzione è quella di innovare e fare sinergia: guardando al nostro gruppo e al nostro settore specifico va detto che abbiamo predisposto due versioni di business plan, perché abbiamo questa Spada di Damocle che è la Sugar tax. Il Governo, però, deve assolutamente trovare le soluzioni per intervenire. Perché non è accettabile che, senza reali motivazioni ma solo per speculazione, venga distrutta la nostra azienda europea, per non dire mondiale. Noi, come Confindustria possiamo proporre delle idee, ma il Governo deve fare la sua parte. Ripeto spesso che noi abbiamo bisogno di sicurezza, certezza, stabilità e regole fisse. Altra questione cruciale è quella dell’Ets, la cosiddetta Tassa sul carbonio, che è un capestro e che fa lievitare i costi dell’energia. Il risultato è la penalizzazione sulle esportazioni perché, per esempio, le aziende vitivinicole, dal momento che non abbiamo vetrerie sull’Isola, devono ordinare le bottiglie da fuori, con il risultato di dover pagare due volte la tassa. Con l’ex presidente di Confindustria Sicilia e con quello sardo siamo stati a Bruxelles per incontrare il vice presidente esecutivo della Commissione europea, Raffale Fitto, che ha detto di essere dalla nostra parte. La questione è stata recentemente sollevata anche dalla premier Giorgia Meloni. L’Italia dovrebbe prendere una posizione chiara sul punto, anche sbattendo i pugni sul tavolo nelle sedi istituzionali”.

Quali sono le criticità maggiori legate al personale, alla formazione e all’inserimento dei giovani nelle aziende?
“Quando si parla di disoccupazione bisogna fare chiarezza. Nella mia azienda mancano quaranta unità. Non riusciamo a trovare personale con le giuste competenze. Lavoriamo molto con l’Università, giudico positivamente la recente creazione della Fondazione Siciliae Studium Generale 1434, ma bisogna vedere come funzionerà concretamente. Come Confindustria possiamo dare un grandissimo supporto, trasferendo richieste ed esigenze dei nostri associati. Ma spesso manca la preparazione, anzitutto perché la formazione non è adeguata al mercato del lavoro. Servirebbe, come prima cosa, una preparazione teorica, per poi fare pratica all’interno delle imprese. Per quanto riguarda la formazione voglio evidenziare un dato positivo: il progetto avviato con l’Its Steve Jobs di Caltagirone. Tramite la sezione metalmeccanici sono state formate nuove figure e il corso ha avuto un successo incredibile. L’alto numero di richieste ha fatto sì che si dovessero formare due classi. L’Istituto ha saputo ascoltare le nostre esigenze, proprio per ‘cucire su misura’ un percorso formativo per i giovani”.

In molti hanno indicato la Zona economica speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno come una grandissima opportunità per colmare il gap produttivo ed economico tra Mezzogiorno e Nord del Paese. Questa misura sta effettivamente riuscendo ad attrarre risorse in Sicilia e a spingere la nostra economia per raggiungere i livelli di quella del Meridione?
“Lo sta facendo con difficoltà, perché l’iter burocratico da seguire spesso rappresenta un vero e proprio percorso a ostacoli. Perché, per esempio, mancano gli esperti in grado di portare avanti i progetti in maniera rapida ed efficace. Inoltre, capita che le tempistiche degli stessi non siano calibrate nel modo giusto e che ci siano fin troppi paletti. Anziché agevolare, in questo modo si sta correndo il rischio concreto di ostacolare l’iniziativa. Non so dire se l’accentramento della Cabina di regia a Roma sia stato un errore, ma di sicuro ci siamo trovati di fronte a un rallentamento. Evidentemente, qualcosa non sta funzionando”.

Rilanciare l’area industriale rendendo i servizi efficienti

Una delle storiche battaglie di Confindustria Catania, che è stata affrontata con decisione anche durante la sua presidenza, è quella relativa alla riqualificazione della zona industriale etnea. Qual è la situazione a oggi?
“Dal punto di vista di approvazioni, progettazione, eccetera, pare che sia tutto a posto. Il sindaco Enrico Trantino e l’assessore regionale Edy Tamajo hanno fatto di recente il punto della situazione. I lavori sono già tutti appaltati e qualche intervento è già partito, ma tra le condizioni meteo avverse e i ricorsi di qualche impresa, non si può dire che siamo nei tempi previsti. Tutti dicono che la nostra zona industriale è la più grande del Sud, ma non è purtroppo la più attrezzata. Sono stati fatti dei lavori, ma è sempre mancata la manutenzione e questo è grave. Probabilmente i cinquanta milioni stanziati non basteranno, ma intanto iniziamo con questi fondi. Poi faremo un bilancio su cosa è stato fatto e su cosa resta ancora da fare”.

Altro tema fondamentale è quello del Piano regolatore del porto, che sta incontrando molte resistenze…
“Come Confindustria Catania cerchiamo di supportare il presidente dell’Autorità di Sistema portuale della Sicilia orientale, Francesco Di Sarcina, anche rispetto alla comunicazione con il territorio. I cittadini catanesi devono capire che il porto non servirà esclusivamente a noi imprenditori. Per noi è già stato fondamentale dirottare i container su Augusta. Il porto diventerà un grande patrimonio per la città, innanzitutto dal punto di vista turistico. Diverrà anche un patrimonio per i giovani, un punto di ritrovo, dove organizzare pure eventi e concerti”.

Confindustria Catania, Busi Ferruzzi: “Occorre una formazione calibrata sulle effettive esigenze del mercato”

Aumentare l’occupazione femminile potrebbe raddoppiare il Pil italiano

Quale ritiene l’obiettivo più importante fin qui centrato durante il suo mandato come presidente di Confindustria Catania?
“Di cose importanti ne abbiamo fatte tante, penso soprattutto all’accordo raggiunto con le Confindustrie di Siracusa e Ragusa per il futuro della Camera di Commercio del Sud-Est. Da parte loro c’era il timore che Catania, sulla base dei numeri, avrebbe voluto fare la parte del leone, ma l’aspetto fondamentale è che portiamo avanti le stesse idee, quindi è importante farlo insieme. Abbiamo raggiunto un accordo che prevede un’equa divisione dei posti che avremo a disposizione”.

Quali sono, invece, i traguardi che il tessuto imprenditoriale etneo deve ancora raggiungere?
“Un grande rammarico è che, al di fuori del mio gruppo, la parità di genere è ancora lontana. Non si è ancora verificato quel cambio di mentalità necessario e spesso sono proprio le famiglie, attraverso padri, mariti, fratelli, fidanzati, a ostacolare la carriera lavorativa delle donne. Per non parlare poi di una mentalità antiquata che, frequentemente, vede il periodo della maternità come un ostacolo. Il lavoro femminile, invece, rappresenta una risorsa fondamentale non solo sul piano dell’equità, ma anche per lo sviluppo economico e sociale. Valorizzare il contributo delle donne significa rafforzare il sistema produttivo e promuovere una crescita più inclusiva e sostenibile. D’altra parte, oggi, in ogni famiglia, servono necessariamente due stipendi, come dimostrano i dati sulla natalità. Se nel nostro Paese l’occupazione femminile raggiungesse il 40% rispetto a quella maschile, il nostro Pil sarebbe il doppio e ci sarebbero più nascite”.

Quest’anno si celebrano i cento anni di Confindustria Catania: il primo evento è stato un bellissimo concerto in occasione delle festività agatine. Quali sono le altre iniziative in programma?
“Nel mese di maggio presenteremo un libro che racconta tutte le storie che hanno reso possibile questo traguardo. Sono molto contenta di ciò che stiamo realizzando con questo progetto editoriale, anche perché abbiamo scoperto racconti di imprese e famiglie condotte da veri e propri pionieri che, tra mille difficoltà rispetto a chi faceva lo stesso percorso a Milano o Bologna, hanno dato vita a questo percorso. Il successo che celebriamo oggi è merito di questi coraggiosi personaggi. Le iniziative sono tante e pensiamo di chiudere questo anno di celebrazioni con una grande festa, nel periodo autunnale”.