ROMA – “Meglio pochi grandi incentivi e una tassazione bassa, che una giungla di bonus minuscoli o per pochi eletti”. è questa l’indicazione che arriva dal vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Emanuele Orsini, in audizione, presso le Commissioni riunite Finanze di Camera e Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario.
Il rapporto più recente sulle spese fiscali “censisce 602 agevolazioni a disposizione”. La maggior parte operano esclusivamente sull’Irpef: 196 misure, il 36,7% del totale.
L’impatto “in termini di mancato gettito è circa 40 miliardi di euro l’anno”, ha spiegato Orsini. Per le spese fiscali “serve una revisione coraggiosa e puntuale sulla base di dati ed evidenze oggettive. Per ragioni di semplificazione ed equità potrebbe essere eliminata la galassia di ‘microagevolazioni’, con importi risibili o manciate di beneficiari e mantenuto un ristretto nucleo di spese fiscali, da classificare in ambiti (casa, famiglia, salute, etc.)”.
Le risorse “eventualmente recuperate devono andare integralmente a ridurre la pressione fiscale. Inoltre, le agevolazioni hanno un senso se vivono abbastanza da consentire la loro implementazione e fruizione e se hanno un’intensità tale da smuovere i comportamenti desiderati. I superbonus al 110% sono un esempio di questo corretto approccio. Si tratta di una misura potente e utile, ma che andrebbe estesa e rafforzata -consentendo l’accesso anche alle imprese, semplificando l’iter applicativo e la normativa”, ha concluso Orsini.
